La Repubblica Europea e i veri europeisti

(Tommaso Merlo) – Essere davvero europeisti significa essere pronti a rinunciare alla propria sovranità nazionale a favore di un parlamento e di un governo continentali. Senza esitazioni, senza condizioni. Essere veri europeisti significa sentire l’Europa come la propria patria e la nazione di provenienza come la propria “regione” di origine. Essere veri europeisti significa avere fiducia negli altri popoli europei al punto da voler costruire insieme a loro una nuova Repubblica continentale. Diventando un unico popolo europeo ma senza rinunciare alla propria identità. L’Europa politica e sociale non toglie nulla, ma aggiunge. L’Europa espande la propria dimensione di cittadino, allarga la propria dimora politica e culturale senza dover calpestare il passato. Le peculiarità nazionali sono al contrario la grande ricchezza strategica dell’Europa perché è dall’incontro delle diversità che si genera energia e quindi idee e quindi progresso anche politico. L’Europa è un indispensabile passo in avanti nella lunga e travagliata storia dei popoli europei. È l’opportunità di mettere finalmente in comune il meglio che ogni popolo europeo ha prodotto ed affrontare insieme il nuovo paradigma continentale. L’era delle nazioni è finita da tempo. Il mondo è già in mano a masse continentali. Le sole in grado di affrontare le sfide tutte globali che abbiamo difronte. La Repubblica Europea non è uno sfizio, è l’unica via affinché i popoli europei possano ancora avere voce in capitolo. Divisi resteranno irrilevanti, al guinzaglio di qualche superpotenza e rilegati a spettatori di qualche nuova farneticante guerra fredda. Eppure la nascita della Repubblica Europea sembra ancora remota e i veri europeisti rimangono una minoranza silenziosa sparsa per il continente. Reduce da una grave e interminabile deriva lobbistica e burocratica, l’Europa ha dato qualche segno di vitalità nel rispondere alla pandemia. Ma lo ha fatto con fatica e restando nonostante tutto ancora lontana dal cuore dei cittadini. A conferma di come la Repubblica Europea non sboccerà mai da qualche palazzo di vetro. Oggi Bruxelles è incatenata dal potere di veto e chi davvero conta qualcosa viene eletto a Parigi, Berlino, Roma, Madrid. Il vero potere politico oggi è ancora tutto in mano alle capitali nazionali e non dà nessun segno di cedimento. Questo perché i partiti principali e le loro classi dirigenti sono europeisti solo nei discorsi ufficiali ma non sono veri europeisti. Non sono cioè politicamente e culturalmente pronti a compiere il grande passo storico di abdicare al loro potere nazionale e fondersi con gli altri stati membri dando finalmente vita ad una Repubblica continentale federale o comunque vorrà essere architettata. Siamo ad uno stallo che si trascina da decenni e questo anche perché la maggioranza dei cittadini europei non è davvero europeista e alcuni vorrebbero addirittura tornare indietro al devastante nazionalismo. I veri europeisti sono una minoranza silenziosa di cittadini senza patria. Vivono come in un limbo, nell’ombra. Impigliati in schemi nazionali antiquati che non rappresentano più le loro nuove consapevolezze. Una minoranza sparpagliata per il continente che quasi si vergogna delle proprie idee visto il pensiero dominante ed attende democraticamente che maturino le persone ed i tempi. Ma la storia non regala niente. I veri europeisti devono rimboccarsi le maniche per stimolare una nuova coscienza politica e culturale europea. L’Europa è prima di tutto una conquista culturale. Solo dopo potrà concretizzarsi politicamente. Solo quando i veri europeisti avranno il consenso sufficiente per generare un movimento capace d’imporsi sugli egoismi nazionali. La storia non regala proprio niente. L’epocale traguardo della Repubblica Europea va conquistato. E solo il popolo continentale può riuscire nell’impresa.

6 replies

  1. Belle parole ma nel concreto è una guerra fratricida che si è visto con il covid.
    Ci hanno lasciato soli impiccandoci al debito estero.
    Merlo serve a questo….. Difende il M5S per fini strategici cioè per incanalarlo nella retorica europeista.

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  2. Sta a vedere che i grilloidi, fedeli alla propria naturale inclinazione che li porta a continue abiure, ora diventano più europeisti della Bonino? Roba da matti!

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  3. Per contrastare l’illusorio fanatismo di Merlo per un’Europa che esiste solo nella sua immaginazione a chi ha Sky consiglio di guardare i documentari di Simon Reeve. Sono della BBC che fa i documentari più belli del mondo (qualcosa che la Rai con i suoi 11.000 dipendenti non tenta nemmeno di imitare). (Vedi Sky-canali-La F).
    I documentari di Simon Reeve sono didattici, educativi, etici esplicativi, umani, molto belli.
    Particolarmente interessanti quello su Cuba (che in due anni è passata dal comunismo al capitalismo), i due sulla Turchia e i due sulla Grecia.
    Simon Reeve è un giornalista e uno scrittore con un vasto bagaglio di conoscenze alle spalle, è un esperto mondiale di terrorismo, consultato anche dai governi, ma si presenta in modo molto semplice, quasi schivo, molto umano (un lavoro simile di documentarista potrebbe farlo il nostro Di Battista, se solo qualcuno gli aprisse questa possibilità, per es, sulla sua recente ricerca sull’Iran).
    Dai documentari di Simon Reeve emergono realtà socio-politiche che i nostri media si rifiutano proprio di farci conoscere, ancorati come sono a notizie di poco conto o alla ripetizione ossessiva di fatti di cronaca come il piccolo Joele o i dati sul Covid, così che gli italiani sono quotidianamente disinformati su tutto quello che accade nel mondo o nella stessa Italia con un’opera di decentramento e rimbambimento continua.
    Simone Reeve invece va in un Paese e in breve ne delinea il quadro socio-politico, intervista i più poveri come i più ricchi, tratta tutti con la stessa semplicità e lo stesso rispetto, senza giudicare, come noi troppo spesso facciamo, le differenze religiose o quelle culturali o politiche. Mantiene sempre la stessa oggettività e la stessa umiltà. In più mette nei suoi lavori un gran cuore, una umanità che viene riconosciuta e amata dalle persone che intervista.
    Ho scoperto da lui che milioni di persone adorano Erdogan perché ha aiutato i più poveri, che in Turchia ci sono le baraccopoli più civili del mondo, casette in muratura del tutto abusive che ha perdonato dotandole di strade, fogne, luce elettrica e acqua, che ha costruito il centro migranti più bello del mondo in cui ospita 250.000 siriani in fuga dalla guerra, che insegna loro la lingua e offre loro lavoro; che ha rimesso in auge la religione e sta costruendo la più grande moschea del mondo che ospiterà 60.000 persone e che è amato da tutti coloro che vivono profondamente l’islamismo.
    Il documentario su Cuba è sbalorditivo, ma i due sulla Grecia sarebbero da studiare nelle scuole per le profonde analogie con quanto è successo in Italia: il tradimento della sinistra, la vendita dei diritti civili, la profonda corruzione politica delle classi dirigenti che hanno venduto il Paese ai grossi capitalisti occidentali costringendolo ad entrare nella zona euro con conti truccati, la facilità con cui la BBC ha concesso ampi prestiti che i politici hanno sperperato nelle Olimpiadi o in opere inutili o pagate eccessivamente (pensavo al Tav o alle infinite opere pubbliche iniziate e non finite in Italia, vere cattedrali del deserto, o al ponte di Messina), la confusione fiscale per cui le tasse hanno gravato sempre e solo sui poveri lasciando intoccati gli evasori più ricchi, la burocrazia eccessiva, i posti di lavoro dati in cambio di voti, i rapporti con gruppi criminali. Poi l’austerity che ha immiserito la popolazione, con punte di disoccupazione giovanile del 71%, mentre la stessa crisi arricchiva i più ricchi, che sfuggivano le tasse come i processi, e poi tutto il disegno neoliberista con il lavoro delocalizzato all’estero, la precarizzazione allargata, la distruzione dei diritti del lavoro, l’abuso dei migranti pagati pochi euro al giorno e costretti a vivere nelle baracche come nuovi schiavi, l’urto impetuoso e destabilizzante dei migranti favorito dagli stessi magnati che fingono di rifiutarli, la sx che tradiva se stessa, il fascismo montante, l’obbligo all’acquisto di armi per cui la poverissima Grecia ha avuto la spesa militare più alta del mondo con un arsenale bellico doppio di Gran Bretagna e Francia messe insieme (armi rigorosamente comprate dalla Germania), l’obbligo alle privatizzazioni, la svendita progressiva del Paese, l’abbandono pressoché totale di vaste zone del territorio alla miseria, al degrado, alla criminalità, la piaga delle discariche e dell’inquinamento (la Grecia ha la discarica più grande del mondo e non conosce la raccolta differenziata).
    Da tutto ciò si capisce che proprio una certa classe finanziaria di un Paese ha tutto interesse a mandare in rovina quel Paese perché si arricchisce sulle disgrazie dei più poveri, può acquistare beni pubblici a bassissimo prezzo, può sfuggire a ogni sorta di giustizia, e si capisce che il capitalismo è il vero nemico sociale di un Paese, non il terrorismo e nemmeno le migrazioni e che i partiti politici si sono ormai quasi tutti venduti al grande capitale, la sinistra di più, così che i partiti sono diversi solo per il nome e pensano solo a riscuotere mazzette che portano nei paradisi fiscali e questo spiega l’insistenza sul Mes di Zingaretti, per es., come spiega il programma di Renzi di abolizione dello stato sociale e di aumento della spesa in armi, come spiega l’attuale avversione di molti per qualunque cosa, come la riduzione dei parlamentari, apra a riforme ben più serie dello Stato e all’eliminazione dei suoi vizi più gravi.

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    • @vivianav
      Che il Capitalismo sia il vero, grande nemico dei Popoli è consapevolezza che comincia a farsi strada
      nella mente di sempre più vasti strati dei miliardi di sfruttati che affollano questa palla di fango.
      La facilità e la velocità con cui girano le informazioni, se da una parte facilita l’opera di imbonimento e
      mistificazione della Razza Padrona, dall’altra ne svela più facilmente i trucchi con cui perpetua il suo
      potere.
      Non auspico una “rivoluzione” perché tutti gli esempi che la Storia ci ha offerto sono sfociati in grandi
      tragedie, ma piuttosto in una “evoluzione” graduale verso la comprensione dei meccanismi, più o
      meno gli stessi dalla notte dei tempi, con cui il potere dominante protegge e perpetua sé stesso.
      Un passo importante di questo processo evolutivo è combattere e modificare il Sistema Mediatico
      che, posseduto in massima parte dal Potere, si trova schierato al suo servizio con lo scopo di inceppare
      e ritardare ogni vera trasformazione che ne metta in discussione il feroce predominio.

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