Lavitola resterà in carcere, “Ha organizzato tutto lui”. Ranucci sarà sentito dai pm. All’indomani dell’interrogatorio, il gip ha respinto la richiesta dei domiciliari: “Dichiarazioni fumose”. A settembre la Procura convocherà il conduttore

(di Andrea Ossino – repubblica.it) – Più che una confessione, quella resa davanti al gip da Valter Lavitola sembrerebbe essere un tentativo «di inquinare l’attività investigativa dando vita e vere e proprie opere di depistaggio», per celare le vere ragioni dell’attentato a Sigfrido Ranucci, per ammettere ma minimizzare il suo ruolo, per dimostrare di aver «agito esclusivamente nell’interesse della persona offesa e non anche per fini personali». O almeno è questo che ritiene la giudice per le indagini preliminari Iole Moricca, che ha respinto la richiesta del faccendiere di lasciare il carcere di Rebibbia e ritornare tra le mura del suo appartamento romano, ai domiciliari.
Perché l’ex direttore dell’Avanti! «seppur ammettendo di essere il mandante dell’azione intimidatoria», ha detto di aver agito soltanto per proteggere l’amico giornalista, per fare in modo che gli venisse potenziata la scorta. Secondo la giudice si tratta di «ricostruzioni inverosimili», «fumose», «generiche», «prive di riscontri». È anche per questo che Valter Lavitola resterà in carcere. Perché si è assunto la responsabilità per quanto accaduto il 16 ottobre 2025, quando una bomba è esplosa sotto casa del conduttore di Report, ma allo stesso tempo «ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione», sostenendo di non conoscere i dettagli dell’attentato, di non sapere – in sostanza – che il commando da lui assoldato piazzasse una bomba sotto la villetta del conduttore di Report.
«Inverosimile», è scritto negli atti. Perché l’attentato era stato affidato a Gomes Clesio Tavares, l’uomo che per lui è «come un figlio», e che per i pm di Roma è l’intermediario tra il mandante e gli esecutori materiali del delitto. E allora appare difficile che Gomes – «uomo di assoluta fiducia del Lavitola e suo vero e proprio factotum» – abbia violato «gli ordini impartiti».
Dunque quella del faccendiere non è stata ritenuta una confessione piena. Lo stesso movente vacilla alla prova dei fatti. Da una parte Lavitola sostiene di aver agito per proteggere Ranucci, facendo in modo che la scorta del suo amico venisse rafforzata dopo aver «appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci ad opera dell’intelligence israeliana». Dall’altra, però, sollecita un giornalista di Report a indagare proprio su quelli che, secondo la sua ricostruzione, potrebbero essere i mandanti di una ritorsione nei confronti del conduttore.

C’è poi il rischio che Lavitola possa fuggire, anche in Africa, dove ha numerosi contatti. Del resto aveva già provato ad allontanarsi dall’Italia, sostenendo di dover partecipare a una conferenza di cui però non c’è traccia.
Ancora: il rischio di inquinamento probatorio. Ai domiciliari, Lavitola potrebbe organizzarsi con il coindagato Gomes Clesio Tavares e «concordare una versione che dia supporto alle dichiarazioni inattendibili già rese». Dal carcere, invece, questo rischio è più contenuto. Le sue parole dovranno ora essere confrontate con quelle di Ranucci, che potrebbe essere ascoltato dai pm dopo le analisi sul cellulare di Lavitola, e con quelle degli uomini del commando.
Pellegrino D’Avino, sua moglie Marika De Filippi, Saverio Mutone e Antonio Passariello non hanno mai parlato. Intercettati in carcere, avevano spiegato la loro strategia: tacere e poi chiedere i soldi. «Quando esco da qua dentro, andiamo a casa di quello che ci deve ritornare i soldi», dicevano. Poi qualcosa è cambiato. Hanno capito, scrivono gli investigatori, di «essere stati sacrificati da soggetti più forti e protetti». Sanno di «non avere più nulla da nascondere rispetto all’identità del mandante». Da qui la reazione: «Te la insegno io la legge a te e a quest’uomo di me…a, tanto a questo c’è scritto nome e cognome, è uscito».
Ora, con Lavitola che ha scelto di parlare e ha scaricato su di loro le modalità dell’attentato, gli uomini del commando potrebbero decidere di rompere il silenzio. E raccontare quello che finora hanno taciuto.