Il camerunense è indagato per aver fatto da intermediario tra Lavitola e gli esecutori. Il cronista: «L’ho conosciuto nel 2019». E avrebbe fatto parte dei mercenari di Putin  

(Enrica Riera e Nello Trocchia – editorialedomani.it) – «Io Gomes l’ho conosciuto nel 2019 di passaggio al ristorante. Un gigante. Anche su di lui si aprono suggestioni, perché è stato nell’armata Wagner. Era il factotum di Valter Lavitola». Così a Domani Sigfrido Ranucci ha raccontato il suo incontro con Clesio Gomes Tavares, il tuttofare del faccendiere-ristoratore indagato dalla procura di Roma perché ritenuto il mandante della bomba al conduttore di Report.

È un ricordo importante quello del giornalista di Rai tre, utile a fare ordine tra le ipotesi e i sospetti sollevati nei giorni scorsi da alcune testate in merito alla conoscenza tra i due. Sospetti che sono diventati polemiche pretestuose perfino contro il documentario Food for Profit, realizzato e prodotto da Giulia Innocenzi e trasmesso dal programma, che raccontava il disastro degli allevamenti intensivi. Polemiche sollevate da alcuni giornali che hanno riportato anche la notizia, per primo il Messaggero, di un possibile commissariamento di Ranucci da parte della sua stessa redazione, ipotesi smentita, ma rilanciata dal Tg1.

Ma torniamo al ricordo che Ranucci ha consegnato al nostro giornale, poco dopo la perquisizione a Lavitola, e che fa luce su un inedito particolare sul passato del presunto intermediario dell’attentato dinamitardo. Un particolare che dà un nuovo profilo a Tavares Gomes come uomo vicino all’armata Wagner, un gruppo militare privato al servizio del Cremlino di Vladimir Putin.

Mercenari ai quali affidare le operazione più sporche e noti per lavorare in teatri di guerra assieme all’esercito regolare: dalla Siria all’Africa. E proprio sugli affari con il carbon credit di Gomes in Camerun si allungherebbe, risulta a Domani, l’ombra del gruppo paramilitare. Contattato, Gomes ha preferito non rispondere sulla sua appartenenza all’armata: non ha confermato né smentito. «Non dico niente», ha precisato. Per poi aggiungere: «A cosa serve rispondere a una domanda come questa?».

La famigerata Wagner aveva come capo Evgenij Prigožin, il cuoco di Putin trasformatosi nel grande destabilizzatore con tanto di golpe fallito, e morto in un incidente aereo tre anni fa. Dopo la fine tragica del leader, con la regia del Cremlino, l’armata ha subito un lento ridimensionamento finendo sotto il controllo governativo, con la possibilità di continuare a scorrazzare in Africa però.

Dove ha cambiato nome, ora i mercenari, in quasi tutti i paesi dove agivano, si chiamano Africa Corps, strumento della Russia per aumentare influenza e gestire interessi in quel lato del mondo.

Quel lato del mondo che il tuttofare di Lavitola da tempo frequenta per curare, in Camerun, il grande affare del carbon credit. Ma dietro si aggirerebbero anche gli interessi dell’armata della quale Tavares Gomes avrebbe fatto parte. Lo conferma a Domani una fonte che si era avvicinata al giro Lavitola per sondare una possibile attività imprenditoriale comune, idea naufragata quando ha sentito evocare il nome della Wagner. Il gruppo, in Camerun, non ha una presenza strutturata, ma viene utilizzato come paese di transito e passaggio.

I guai italiani

Torniamo in Italia. La storia è nota. Il 16 ottobre 2025 una bomba esplode davanti al cancello di Ranucci, la procura sonda tutte le piste scartando quelle legate alla criminalità organizzata. E poi arriva agli esecutori materiali, all’intermediario e al possibile mandante, «l’amico fraterno» di Ranucci, Lavitola. Proprio quest’ultimo avrebbe ingaggiato il suo factotum per organizzare l’attentato.

Vite parallele, viaggi in Africa, fughe e servizi esplosivi per conto di Lavitola, «il suo figlioccio», ma al momento Tavares Gomes non ha avuto alcuna conseguenza. Gli inquirenti sono riusciti a individuare il gruppo di fuoco, finito arrestato con l’aggravante della modalità mafiosa, mentre l’intermediario e il mandante non sono stati raggiunti da alcuna misura cautelare e continuano a dichiararsi estranei alle contestazioni. L’intermediario non è mai tornato dal Camerun anche se a questo giornale aveva assicurato un suo ritorno in Italia nei giorni scorsi, quel Camerun dove anche Lavitola doveva recarsi prima della perquisizione.

L’ex faccendiere e pluricondannato ha continuato a mandare messaggi in queste settimane. A Domani aveva detto: «Se Ranucci dubita di me vado a sputargli in faccia». Successivamente aveva aggiunto: «Alla fine di questa storia sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere. Una cosa certa è che rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido».

Audit

Intanto i vertici Rai, che ragionano su un nome alternativo a Ranucci, hanno avviato anche un approfondimento per verificare eventuali intromissioni nelle inchieste del programma, accuse e sospetti respinti al mittente da Ranucci che è stato ascoltato per cinque ore in Rai rispondendo a tutte le domande.

Dalla procura, può ricostruire Domani, non c’è alcuna preclusione all’avvio di un audit da parte di viale Mazzini che potrà quindi procedere a ogni verifica sulla trasmissione. Trasmissione che tornerà a novembre e dove – è arrivato l’annuncio sui social nei giorni scorsi – dovrebbe andare in onda un’inchiesta sui cantieri navali, la pista di cui si è parlato come causa dell’attentato, ma che secondo gli inquirenti non ha portato ad alcun riscontro.