Sondaggisti d’accordo, in fuga gli elettori del M5S: “La sovraesposizione del leader di Iv è un pericolo, elettorati incompatibili”

Renzi è il Vannacci del centrosinistra: può far perdere fino al 4%

(di Lorenzo Giarelli e Letizia Giostra – ilfattoquotidiano.it) – Cosa succede quando gli elettori bocciano un’alleanza? La matematica non è un’opinione, ma può dar esiti strani: 2+2, alle urne, non fa sempre 4. Anzi. A pesare è la possibile incompatibilità tra partiti alleati e il tema torna attuale adesso che, grazie al Partito democratico e al favore di certa stampa, Matteo Renzi ha ritrovato centralità. Non più ipotizzato come gregario di una gamba centrista, ma addirittura evocato come candidato alle primarie o comunque regista dell’operazione di una lista simil-Margherita. Il problema esiste soprattutto per gli elettori 5Stelle, a cui l’operazione potrebbe essere indigesta fino alla fuga dalle urne: un 2 o 3 per cento di voti in meno assicurati ai progressisti, dicono i sondaggisti, ovvero più di quelli che porta Renzi.

Ad agosto i sondaggi sono fermi, ma come punto di partenza resta valida l’analisi di un paio di mesi fa pubblicata da Youtrend. Sommando il consenso di singoli partiti, il campo progressista sarebbe davanti alla destra (senza Futuro Nazionale di Vannacci), ma quando si prospetta agli stessi intervistati la possibilità di far parte di una coalizione larga – da Italia Viva al Movimento 5 Stelle – allora molti fuggono e l’alleanza brucia 1,5 punti.

La tendenza resta la stessa anche oggi, come conferma Lorenzo Pregliasco, fondatore di Youtrend: “L’incompatibilità tra elettorati potrebbe essere determinante alle prossime elezioni. Se nel Campo largo stimiamo elettorato per elettorato cosa voterebbero, presumendo di essere in una coalizione da Iv al M5S, allora il totale cala e la destra recupera”. Il fenomeno, secondo Lorenzo Pregliasco, vale soprattutto per l’elettore 5Stelle: “In caso di esplicita alleanza con Avs, Pd e Renzi e dintorni, almeno un 2 per cento riconsidera il proprio voto”. C’è però un aspetto che potrà neutralizzare o amplificare questa tendenza: “Un po’ come avviene alle Regionali, un 5Stelle è portato a rimanere ‘fedele’ soprattutto se il candidato presidente è espressione del Movimento. Se il candidato premier fosse Schlein o comunque qualcuno più vicino al Pd o ai centristi, probabilmente l’incompatibilità aumenterebbe”.

Ad avvisare i leader dello stesso fenomeno è anche Michela Morizzo, amministratore delegato di Tecnè, che pur riconoscendo a Renzi “una personalità politica di altissimo livello” evidenzia possibili terremoti per la coalizione: “L’equilibrio tra Iv e gli altri partiti del Campo largo è delicato. Renzi è capace di suscitare consensi convinti quanto resistenze altrettanto marcate. Una sua sovraesposizione rischia quindi di ridimensionare l’apporto potenziale del 2-3 per cento, se una parte degli elettori più vicini ad Avs e M5S dovesse sentirsi meno rappresentata dentro il perimetro della coalizione”. La sovraesposizione di questi mesi, insomma, non aiuta affatto.

Ne è convinto anche Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, secondo cui “Renzi ha ormai perso la fiducia degli elettori terminando il proprio ciclo di vita politico proprio come un prodotto del supermercato”. Anche Noto fa qualche conto: “Renzi potrebbe provocare una spaccatura dentro i 5Stelle, il 2,5 per cento di Iv si conferma tale in ogni sondaggio e non è detto che possa portare tutto il suo capitale dentro il Campo largo, perché anche molti elettori di Iv vogliono vedere Renzi correre in solitaria”. Ergo: “La sua presenza nel Campo largo porterebbe a una perdita di voti negli altri partiti tra il 3 e il 3,5 per cento”. Una sottrazione che chiama in causa gli elettori 5S. Del resto non più di due settimane fa, Nando Pagnoncelli ha ribadito che Renzi è il leader politico con indice di gradimento più basso, staccato anche da Riccardo Magi e Maurizio Lupi. Ieri, un’analisi di Spin Factor per AdnKronos ha poi rivelato che nell’ultimo mese il leader di Iv è ultimo anche per reazioni positive ai propri post sui social (il cosiddetto sentiment). Per qualche motivo, però, sembra non se ne possa fare a meno.