Abbiamo bisogno di verità

(Marcello Veneziani) – Cosa ti manca di più in questi mesi da cittadino, da giornalista e da “pensatore”? La verità. Sì, la verità, questa importuna signorina che sembra troppo antica, troppo perentoria, troppo assoluta per sposarsi e adattarsi al microclima dei nostri giorni, anzi al clima micragnoso e velenoso del presente. La vedo fuggire indignata e ferita dal circo mediatico-politico, rattrappirsi nelle bocche dei politicanti di Palazzo, spegnersi nelle menti degli intellettuali e pervertirsi sulle colonne infami dei giornali. Lo dico per esperienza quotidiana ripensando a troppi fatti recenti, tra pandemia, guerra e crisi economica, energetica e ambientale e che ritrovo esattamente rovesciati nella rappresentazione che ne hanno dato testimoni, attori e narratori. La realtà è una cosa, la rappresentazione dei media è un’altra. La storia è una cosa, la ricostruzione è un’altra. A nulla vale tentare di restituire la verità delle cose, resta solo quel che è sostenuto con mezzi più forti. L’ideologia vince sulla realtà, la ragion politica sulla verità. L’organizzazione sistematica della non-verità, fino al capovolgimento dei fatti e delle responsabilità vince sulla verità: la fiction si insinua anche nella vita e nella comunicazione e risponde a scopi propagandistici, manipolazioni dei fatti. Il falso vale più del vero, anche perché è più duttile e dunque si adatta a chi lo indossa. Chi detiene l’egemonia ideologica dell’informazione ti può far passare per vittima o per censore, per eroe o asservito, indipendentemente dalla verità dei fatti. Se la verità non coincide con i loro interessi ideologici o materiali, tanto peggio per la verità.

Troppo spesso allontanata dai Palazzi, compresi quelli di giustizia, la verità non viene risarcita nelle piazze, nelle case e nei luoghi pubblici e privati della vita odierna; ma anche qui svanisce perché prevale nella quotidianità corrente la simulazione e la dissimulazione, l’apparenza e il travestimento, l’ipocrisia e lo sdoppiamento. Anche il senso comune alla lunga cede alle convenienze. Anzi non c’è un mondo comune, ognuno vede le cose dal suo punto di vista e di utilità. Soggettivismo puro e relativismo. Chi pensa che la fine della verità oggettiva e comune sia l’inizio della libertà e la garanzia della democrazia, rovescia la realtà: senza una verità condivisa e fondata sulla realtà, vince la verità del più forte, fino a che è più forte. Altro che libertà e diritti umani.

E’ il problema più urgente dei nostri anni: la perdita della verità. E la sua subordinazione ad altro: alla volontà di dominio, alla necessità del Fatturato, al primato del Piacere o, più modestamente, della Comodità, alla vittoria del Partito, dell’Apparato o dell’Azienda, comunque del Potere. Non riusciremo più a dialogare se continueremo a disattendere la verità; smetteremo di vivere con gli altri, di condividere sorte e lavoro, vita, amore e morte, se continueremo questa demolizione della verità a scopo d’utile individuale o di parte. E’ stata costruita negli anni la giustificazione scientifica per la perdita della verità: da tempo ormai ci insegnano sin dalle scuole che la verità non esiste; esiste l’interpretazione, l’opinione, il punto di vista. Non c’è una verità che valga per tutti e per sempre, la mia verità diverge dalla tua e muta col mutare del tempo; così relativizzata, la verità viene ridotta ad uso singolo e temporaneo, e quindi sottomessa prima allo sguardo e poi alla volontà del soggetto. Sembra ormai una verità acquisita e indiscutibile che non ci sia una verità oggettiva; ma non è così, credetemi. C’è una sfera di cose incerte e opinabili ma c’è anche una sfera di cose chiare ed evidenti, senza le quali non riusciremmo a vivere e a comunicare; e nel mezzo c’è una processione infinita di realtà che si avvicinano alla verità, che si incamminano verso di lei. Per vivere, per dialogare, per avere un rapporto con gli altri e per stare al mondo, non possiamo partire che dalle cose certe e vere: la certezza di essere uomini e mortali, in primo luogo, e poi la certezza della nostra identità come ce la disdegna il corpo, l’origine, la provenienza, il luogo in cui siamo nati, le persone da cui proveniamo, il mondo. La certezza dell’esperienza passata, la certezza di aver pronunciato certe parole, di aver assunto certi impegni, di aver compiuto certe scelte: il nostro passato presenterà pure zone d’incertezza dovute alla labilità della memoria, agli inganni delle apparenze e alla opinabilità di alcune cose, ma è anche un luogo di verità e di realtà realmente accadute che non possiamo revocare o relativizzare. Certo è il richiamo della natura, la comune certezza di vedere le cose che vediamo, di sentire le cose che sentiamo. Certo è il presente. I sensi, gli affetti, i bisogni mostrano esperienze reali. Anche quando ci neghiamo alle verità della vita, ne siamo dentro, fino in fondo. Nascere, invecchiare, morire, creare, distruggere non sono illusioni o punti di vista.

Prima della libertà e della giustizia, prima del pluralismo e dei diritti, c’è il riconoscimento della verità. Non è vero che la verità uccida la libertà. I dispotismi del passato non nascevano nel nome della verità ma dall’arroganza soggettiva di chi pretendeva di identificarsi nella verità e decidere in suo nome sugli altri: nessuno incarna la verità, tutti siamo in varia misura dentro la verità, ma nessun essere umano è la verità. I dispotismi e i terrorismi non nascono nemmeno dalla pretesa di rappresentare la verità, ma al contrario dalla distorsione della verità e dalla sua sottomissione ad un Assoluto: il Partito, il Potere, l’Assoluto, la Classe, la Razza, il Paradiso in terra. In nome di una supremazia, la verità viene modificata e cancellata.

La verità attiene alla conoscenza e non alla potenza, è una ricerca e non un monopolio, è un fine e non è un mezzo, e dunque non può essere usata per colpire, ma per sapere. Oggi, dicevamo, viviamo tra pensiero debole e poteri forti: la verità è il suo contrario, un pensiero forte in un corpo fragile.

32 replies

  1. Con il proposito di tirar fuori un piede dal mare del relativismo,Veneziani ci si immerge fino al collo(inconsapevolmente?)
    Articolo privo di “substantiam”.

    «Se il vero è ciò che è fondato, allora il fondamento non è né vero né falso»

    “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.” L. Wittgenstein.

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      • Eh Seve,
        Su questa frase alcuni filosofi (quelli veri) ci hanno passato una vita.
        Zhock stesso,credo che ci abbia fatto la tesi di laurea o di specializzazione.

        il significato è che la nostra visione del mondo è infondata e non è il mero riflesso di una realtà dipendente dalla mente

        La verità di cui ha bisognoVeneziani non è assoluta come lui vuol fare intendere,ma dipendente dalla convenzione del linguaggio che proviene dalle esperienze della sua mente.
        È una verità convenzionale e sempre in divenire,non assoluta.

        Il primo esempio semplice che mi viene in mente.

        Sarai d’accordo con me,che quello che vede un microscopio e’ più vicino alla realtà di quello che vede l’occhio umano.

        Bene se un tal Giovanni fosse nato con due microscopi al posto degli occhi cosa avrebbe visto dalla nascita?
        Solo atomi e molecole.
        Non conoscerebbe il significato della parola “persona”
        Giovanni non si sarebbe innamorato e sposato sua moglie.Chi si innamorerebbe di un insieme di molecole?
        La rabbia reale che noi proviamo (😄) per Biden,per lui non esisterebbe. Chi si incazza per il mucchio di molecole di cui è formato il corpo di Biden?
        E avanti così all’infinito…
        La moglie,l’innamoramento, la rabbia…per noi sono realissimi.
        Per Giovanni(che è più vicino alla realtà “vera”rispetto a noi,ma neanche la sua è verità assoluta)sono irreali …non esistono.

        Mi fermo qui,ti lascio riflettere ma non troppo….occhio !molti filosofi sono andati in depressione 😂😂😂

        Buona giornata.

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      • “Per Giovanni(che è più vicino alla realtà “vera”rispetto a noi,ma neanche la sua è verità assoluta)sono irreali …non esistono.”.

        Giovanni chi: quello coi microscopi al posto degli occhi? Ah, lui sì che è molto reale, infatti è il prodotto di una sorta di reductio ad absurdum!

        “Sarai d’accordo con me,che quello che vede un microscopio e’ più vicino alla realtà di quello che vede l’occhio umano.”:

        Magari @Seve è d’accordo con te, ma io no: si aggiunge alla “reductio” di cui sopra anche una “petitio principii”!

        Quello che vede il microscopio non è per nulla più vicino alla realtà di ciò che vede l’occhio umano, ma solo una particolarità, epperò mancante di sintesi, in quanto analitica, o se si vuole, mancante di una dimensione olistica della realtà: il “tutto” (in questo caso, la “gn0cca” che avrebbe dovuto sposare Giovanni… A questo punto, verrebbe da dire che il Giovanni coi microscopi è molto più fortunato di quello con gli occhi 🙂 …) è irriducibile alla somma delle sue parti, caro Carlgen!

        Inoltre, le “cose” o le “determinazioni”, non sono affatto IRREALI, ma ILLUSORIE, e anche se “omnis determinatio est negatio” (una delle rarissime cose sensate che ha scritto Spinoza…), la faccenda è tutto un altro paio di maniche.

        Infatti, ILLUSORIO non è affatto sinonimo di IRREALE (se una cosa fosse del tutto irreale non verrebbe percepita in nessun modo, né sensibilmente, né razionalmente, né intellettualmente: un vero e proprio NULLA, ovvero nient’altro che una pura e semplice CONTRADDIZIONE LOGICA E ONTOLOGICA…), ma invece di “grado diverso di realtà”, che partecipa come “speculum” e per ciò che le consente la sua natura, della Realtà principiale (notare che non ho scritto “principale”).

        L’esempio tipico, e molto acconcio al riguardo, è quello riguardante l'”allucinazione”, usualmente definita, con una doppia imprecisione, inesistente e irreale:

        “Le stesse considerazioni valgono anche nel caso dell’allucinazione, in cui l’errore non consiste, come si dice di solito, nell’attribuire una realtà all’oggetto percepito, perché sarebbe evidentemente impossibile percepire qualcosa che non esistesse in alcun modo, bensì nell’attribuirgli un modo di realtà diverso da quello che è veramente il suo: è insomma una confusione tra l’ordine della manifestazione sottile e quello della manifestazione corporea.”

        E infine, proprio perché ILLUSORIE, queste realtà relative non possono che ESISTERE, anziché no, come tu dici; ESISTENO, ma non SONO, non risiedendo in esse, la loro RAGION SUFFICIENTE.
        Infatti, ESISTERE da EX-STARE, non è altro che STARE AL DI FUORI della propria RAGION SUFFICIENTE.

        Se non hai capito, fattelo spiegare da Brezza che è una che ha “studiato e letto A LUNGO” (cit.), non una che “consulta Wiki al volo per millantare basi culturali” (ri-cit. 🙂 )

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      • Deihou deihou alla homer simpson.
        Carlgen dove sei ?
        Non ho mai visto un cogli@ne simile.
        Perde le giornate a fare copia incolla.
        Ahahahah
        Sc3mo impara a capire quello che scrivono le persone intelligenti, poi potrai aprire bocca.
        Per fare una similitudine tu sei così f3sso che hai la scarpa slacciata vai su Google a capire cosa fare e poi decidi di comprare un paio di scarpe nuove. Sei un insulto all umana intelligenza. È più sono cogli@ni,, più sono arroganti. Che povera vita che hai avuto

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      • @Serpe, ossia l’evidenza palmare di ciò che si discuteva con FLETCHER CHRISTIAN nell’altro articolo: sc3mi si nasce, non si diventa! Non ha capito un casso, ma proprio un casso! 😂😂😂

        ““Su ciò, (sic) di cui non si può parlare, si deve tacere.” L. Wittgenstein
        Mai frase fu più giusta ma purtroppo inascoltata da guenon con l’accento”. (cit. del defici3nt3)

        Facciamo un esempio con un altro bel copia/incolla, perché ne vale proprio la pena:

        ” «Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere». Chi non ha mai sentito questo enigmatico e famoso aforisma? Chi non l’ha mai usato a sproposito, credendo che volesse banalmente dire: «Se non sai di cosa parli, è meglio che tu stia zitto»?
        L’aforisma conclusivo del Trattato di Wittgenstein significava che bisogna accettare volontariamente l’inevitabile, evitando di parlare a vanvera di tutte le cose che il linguaggio non può comunicare.”.

        Ecco, se il defici3nte avesse letto solo una riga di Guénon, si sarebbe risparmiata l’ennesima figura da co6lione: da un capo all’altro della sua tentina di libri pubblicati, Guénon dice esattamente quello che viene citato sopra, e cioè che è l’INESPRIMIBILE tutto ciò che conta veramente.

        Che vita emm3rda che deve fare questo poveraccio! 😭🥳🥳😭🤣🤣🤣

        PS: a tu non dovevi LASCIARE il blog?

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      • C@gli@ne e Guenon con l’accento pubblica 10 libri per dire che l’inesprimibile non si può esprimere.
        C@gli@ne anche io ho studiato Wittgenstein,ma all università non al bar …
        Ha pubblicato qualche decina di pagine in tutta la sua vita.
        Escrement@ buttati nel cesso e quel mentecatto di guenon e tira l’acqua

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      • Veramente Guénon ha pubblicato una trentina di libri per dire che l’inesprimibile è tutto ciò che conta veramente, non che non si può esprimere, e che, di conseguenza, tutto l’esprimibile è gran poca cosa rispetto al Vero.

        Ma queste cose, alla cittadella della conoscenza, non verranno mai insegnate!

        Quello che insegnano è solo una parte marcia dell’esprimibile e di questo nemmeno tutto riesci a trattenere, visto cosa hai capito della frase di Wittgenstein!

        Non vale nemmeno la pena offenderti, sei solo un poveraccio che ha trovato il senso della sua squallida esistenza, scrivendo per quei baracconi insulsi tipo Eurpippes.

        Che tragica pena fate voi accademici…

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    • “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.” L. Wittgenstein

      Mai frase fu più giusta ma purtroppo inascoltata da guenon con l’accento 😭🥳🥳😭🤣🤣🤣

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  2. Il filosofo de noantri,mentre i suoi compagni di merende preparano la guerra,si diletta con le sue solite masturbazioni mentali

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  3. Tutto è fiction
    La realtà è una cosa, la rappresentazione dei media è il suo opposto. Vince l’organizzazione sistematica della non-verità, fino al capovolgimento dei fatti e delle responsabilità.
    In un mondo dove sembra di poter sapere tutto, la vittima principale è la conoscenza dei fatti. Questo è il massimo inganno perché non dà la verità ma la presunzione di conoscerla, quando il massimo che raggiungiamo è farci ripetitori di falsità inculcate.
    Siamo in un mondo sempre più orwelliano dove la guerra è chiamata pace e la dittatura democrazia, la menzogna è venduta come informazione, le divisioni sociali stornano l’attenzione dagli inganni del potere e la regressione della civiltà viene decantata come progresso.
    La creazione del nemico è strumentale e i governi sacrificano i diritti di tutti al prevalere degli interessi di pochissimi. Un apparato gigantesco complice incide il falso nei cervelli in modo sistematico e pervasivo. Lo chiamano ‘pensiero unico’ o ‘mainstream’, pensiero dominante. Qualunque opinione divergente è combattuta come eresia. Nel decadere del diritto penale ordinario, risorge la lotta alle streghe, contro il dissidente, il portatore di opinioni divergenti contro la cristallizzazione del diktat ufficiale.
    Tutto è manipolato. Se la verità non coincide con gli interessi del potere, deve essere oscurata e punita. Assange è il prototipo dell’eroe moderno.
    Il massimo delitto è oggi il disvelamento dei fatti, mentre regredisce la difesa delle persone, scompaiono i diritti, muore l’ambiente, perisce il mondo.
    Persino il progresso tecnologico, servo totale del mercato, si aggioga all’inganno, va all’indietro contro l’uomo a servizio del denaro.
    Ormai la cosa peggiore che qualcuno può fare è dire: “Questo è vero perché lo ha detto la tale televisione o il tale giornale o il tale uomo politico”. Ciò dimostrerebbe una esiziale ingenuità, esiziale perché non solo nociva alla propria intelligenza ma anche agli interessi di tutti gli altri. La gente ha più o meno sentore di questa trappola, ciò nondimeno non riesce a liberarsene. L’autoinganno ha soppiantato l’inganno. Abbiamo chiamato ‘era tecnologica’ quella appena trascorsa, dovremmo chiamare questa ‘l’era mendace’.
    Abbiamo sostituito ai dogmi della religione o dell’utopia quelli della disinformazione.
    Chi tenta di opporsi all’omologazione viene isolato, oscurato, censurato, querelato, punito.
    Stanno scomparendo concetti come pace, condivisione, partecipazione, coesistenza, democrazia, aiuto, assistenza, responsabilità, socialità, amicizia, rispetto, ambiente, negoziato, accordo…
    In cambio sono in aumento concetti come difesa armata, aggressore, nemico, opposizione, negazione, persecuzione…
    Ma non può esistere coscienza senza autocoscienza e le verità da cui il potere ci sta separando o ce le daremo da soli o saremo perduti.

    Viviana Vivarelli

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  4. Oh quanto livore tra animali😂(gatto,serpe).
    @serpe ma non eri andato in letargo…concentrati sul tuo lavoro in università,consiglio spassionato.
    @gatto
    Ma è un bene che tu non sia d’accordo con me,ho solo risposto a una domanda di Seve.E Seve,da persona intelligente e non da stupidotto,ragiona con la sua testa e non segue il non-guru Carlgen.
    Tante cose non conoscevo e non capivo(soprattutto in politica dov’è sono una capra) ed ho poi imparato su questo forum da persone intelligenti come Anail,GSI,Jonny Dio,Fabrizio,Carolina,Alessandra,Fletcher ,Jolly boy(sebbene abbiamo opinioni differenti in qualche ambito) e tante altri utenti(mi scuso se non li cito tutti)…anche da SmSparviero ho imparato cosa fossero i Meetup…cosa di cui ignoravo l’esistenza seppur avessi votato i 5stelle dal 2013…pensa un po’ come sono ignorante in politicA.
    Dal basso della mia laurea,presa ormai più di 15anni,ho perso le nozioni,anzi mi sono anche liberato dalle esse,tanto è vero che faccio un altro lavoro appagante…completamente diverso da quello per cui ho studiato. Credo che mi sia rimasto la forma mentis che da la filosofia…ma non ne sono sicuro.
    Sono felice per te che ti appassioni a queste cose “filosofiche” e “spirituali”…danno molti benefici.
    E sono sicuro che ne starai godendo a piene mani e ne godrai in futuro,nella tua vita professionale e personale e soprattutto nel rapporto con gli altri,nel quotidiano e sul forum.
    Un rapporto amichevole,empatico,dove ti fai accettare e ben volere dagli altri rispettandoli.
    E quando si capiscono certe cose si vive meglio…. E tu si vede benissimo che hai messo in
    pratica con intelligenza tutto questo.
    Buona serata

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    • Lasciando perdere il povero serpentello strisciante, il quale, per avere un minimo di considerazione, deve andare a rimorchio di qualcuno, atteggiamento tipico del personale docente universitario, la tua tirata da padre nobile, finta umile, mi lascia parecchio deluso.

      Per il resto, c’è tutto il bric-à-brac del realizzato fai da te: che cosa vorrà mai dire “ragionare con la propria testa”? Vorresti sostenere che, caso estremo per capirci, per un idiot4 (tipo Serpe) sarebbe producente e vantaggioso ragionare con la propria testa, cioè con quello che non ha, e se l’avesse, cessando di essere ipso facto un idiot4, non andrebbe oltre i propri limiti di individuo? A meno che tu, la Verità, non la consideri una cosa che l’uomo possa creare invece che imporglisi, quindi un qualcosa di assolutamente relativo e cangiante, per non dire del tutto falso, con il che saresti completamente fuori strada.

      Detto ciò, se Seve, da persona intelligente e non da stupidotto, ragiona con la sua testa e non segue il non-guru Carlgen, allo stesso modo fa GATTO: da persona intelligente e non da stupidotto, non segue il NON-GURU Carlgen, ma a differenza di Seve, lo fa, non ragionando con la propria testa, ma con il proprio Cuore, che non è il simbolo del sentimento, come modernamente si sostiene, ma dell’intelletto. E per fare ciò bisogna, prima o poi, abbandonare la Dianoia, cioè il mentale, per abbracciare quella “metanoia” di cui, sono sicuro, se mai ne avessi sentito parlare lontanamente, dimostri di non averci capito nulla; ancora meno di quello che capivi di politica, prima di frequentare persone intelligenti, tipo Anail, Jonny Dio e Jolly Boy (per citare solo la creme del QI infosannita 😂😂😂😂) che ti hanno illuminato sull’argomento, permettendoti così di entrare nel Gotha della genialità.

      Quanto precede, dà la misura di ciò che hai capito debba essere la realizzazione spirituale (senza offesa, ma da uno che mescola Krishnamurti con Gesù Cristo, non bisogna aspettarsi un granché…), se ti permetti di scrivere:

      “Sono felice per te che ti APPASSIONI a queste cose “filosofiche” e “spirituali”…danno molti benefici.”!!!

      Se tu credi che, dal basso della tua laurea, ti sia rimasta la forma mentis che dà (con accento) la filosofia…ma non ne sei sicuro, beh, anche a me, visto che mi faciliti il compito, vengono parecchi dubbi in merito.

      Infatti, ad esempio, tutti i martiri in ambito cristiano, ma non solo, Gesù Cristo stesso, un Milarepa, per estendere il concetto ad altre tradizioni sacre, APPASSIONATI molto più del sottoscritto di cose “filosofiche” e “spirituali”, erano tutti in un rapporto amichevole, empatico, dove erano accettati e ben voluti , godendo a piene mani di ciò nella loro vita professionale e personale, soprattutto nel rapporto con gli altri, nel quotidiano, ma non sul forum, perché all’epoca ancora era lungi da venire.

      “E quando si capiscono certe cose si vive meglio…. E tu si vede benissimo che hai messo in pratica con intelligenza tutto questo.”.

      Anche a te una buona serata

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  5. Sono ben pochi coloro che hanno letto e compreso il Tractatus ( come siamo messi con la Logica? Dice qualcosa Frege?) quindi il famigerato “motto” viene citato a cappero esattamente come il “Tutto è relativo” di Einstein, o il più recente uso dell’ entanglement quantistico come spiegazione della “spiritualità” che unisce due persone.
    In realtà, se seguiamo l’ uso “volgare” del motto, cioè estraponendolo dalle sue coordinate puramente logiche ( con la L maiuscola, e non nel significato di “buon senso”) la scienza è progredita e progredisce proprio in virtù del fatto che osa parlare, indagare, ciò di cui si “dovrebbe tacere” , in termini del fantomatico “buon senso”.
    La meccanica, ed ora la biologia, quantistiche ne sono la riprova: non le capiamo ma funzionano.

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    • Tu sei sicuramente uno che non lo ha letto il trattatus e nemmeno lontanamente capito il “motto”.
      Lo si capisce dalle 2 frasi che scrivi.
      Non preoccuparti sarà per la prossima vita.
      Alle 4 del mattino è meglio dedicarsi alla stesura della pasta per fare i tortellini.
      Limitati a scrivere il meno possibile,ridurrai il rischio(sempre alto) di fare figure di M.

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  6. (Se l’uomo avesse due microscopi al posto degli occhi sarebbe più vicino alla verità..) mai sentito castroneria più alta.. la differenza è, in questo caso che rimanda al concetto di verità scientifica, tra interpretazione e verità nella sua dimensione concreta e tangibile non più manipolabile attraverso interpretazioni siano esse volte ad un approfondimento, ad una censura o manipolazione. Gli strumenti tecnici sono utilizzati per superare i limiti dei nostri sensi , che negli uomini, sono primitivi e grossolani, rispetto alle capacità sensoriali di altri animali: l’uomo oltre i 65 m inizia ad avere qualche problema di nitidezza a differenza degli uccelli predatori, per esempio, che vedono una lepre o un capriolo a decine di me in volo e lo stesso dicasi per il sonar dei delfini e tante altre attività sensoriali a varie potenzialità e intellegibilità di cui noi siamo privi, ma per sapere questo basta leggersi un librino elementare senza scomodare la Scienza in sé che, di cui purtroppo né è stata stravolta la missione principe delle scoperte in sé, per deviare i suoi contenuti sui settori bellici ed economici che né hanno rattrappito il senso e distorto la missione. Sulle capacità empatiche degli animali e in particolare dei mammiferi, come quelli marini, si conosce molto poco e non interessa se non per approssimazione in quelle discipline ibride che hanno nell’empatia un veicolo di relazione prettamente umana, la pet terapy funziona se il processo empatico si attiva, nasce e stimola la formazione di emozioni umane positive. Il mondo antropomorfizzato ha la sua origine in quella percezione universale con la Terra al centro dell’universo e, se potrebbe essere un’idea dire che la relativizzazione della conoscenza è iniziata dalla scoperta del sistema eliocentrico oggi, si sta assistendo alla recrudescenza di logiche che impongono l’interpretazione a sigillo di verità incontestabili e la tecnologia che appunto interpreta milioni di dati né è il sole empirico, il nuovo Gotha, l’empireo della sacra verità, niente di più falso se non fosse per la bassa probabilità di errore su milioni di dati analizzati , relativizzati e posti a loro volta come ulteriori campioni dai computer atomici. La verità non è interpretazione anche se il genio gli si avvicina , meno che mai la scienza dirottata su software che si basa su dati statistici e analisi a campione di una scienza asservita e quindi funzionale ad altro.

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    • No comment.
      Caso disperato.
      Ma è possibile che con tutte le associazione senza fine di lucro che abbiamo in Italia,nessuna si sia occupata di te?

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      • Ammetto che vi sono dei controsensi , ma alle cinque di mattina , potrei essere ancora molto assonnata. Comunque la verità è un qualcosa di sfuggente se posta sotto la lente di singole interpretazioni senza né prove inconfutabili a suo suffragio né prove di verifiche strumentali e osservazione. Oltre questo la libera interpretazione esiste ed è giusto che sia così in quelle discipline umane dove la propria risposta alla vita e al mondo di fa teatro, letteratura danza , mito poesia. Capisco che certe logiche strette possano risultare amalgami degeneri per non dire prive totalmente di senso , ma la scientificità impone una certa rigidità di pensiero causa e effetto secondo principi matematici che niente hanno in comune con il vapore poetico con cui tu, serpe, vorresti fare scienza?!? La scienza del teatro non esiste esiste la disciplina che è il connubio tra arte ed esperienza ” sul campo” applicabile ad ogni sapere, poi se osservare una scimmia decorticata o un topo sotto raggi X si può chiamare anche questa arte lo puoi discerne da sola

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      • O mio madonna mia.
        Chi mai ha nominato la parola scienza?
        Se invece di farsi prendere dalla stupida foga di scrivere si capisse quello che si è letto.
        Ma guarda non m’interessa ne risponderti oltre ne difendere lo scritto di quel pirla di Carlgen,visto che non interviene lui.
        Ci sono tanti prati verdi appena fuori dalle città, perché non approfittarne per fare passeggiate e cogliere ì trifoglio.aiuta molto più che prendere gli psicofarmaci.

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      • Cara Serpe serpentello hai ragione, darsi all’ippica è un buon consiglio, per quanto riguarda l’articolo, hai ragione che l’argomento è un meta verso , ma la scienza c’entra, perché oggi si alimenta con orrori e sta sempre sul podio, il podio degli orrori! La tensione in un mondo belligerante comporta le determinanti parossistiche che alimentano i contrasti di pulsioni naturali per farne macchine da guerra in un teatro immaginifico quanto presente nell’aria, quindi lontano e presente allo stesso tempo. L’insegnamento delle materie scientifiche per estrapolare una fetta di mondo ancora implume deve di necessità semplificarsi, minimizzarsi rendersi innocuo a se stesso fino a banalizzare concetti già semplici, a differenza dei miei bei tempi in cui le macchine avevano del fantasmagorico proiettate come etano allo sviluppo .
        Oggi con questa televisione anche nell’insalata e il video controllo da coloro che si vendono come amici ha del sinistro. E pensare che la fotografia, la tecnica cinematografica come una fisica non sparata sulla luna erano materie scolastiche. Adesso vado a brucare il trifoglio .. cordialità ma non troppa.

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      • Vorrei concludere questo pensiero che mi è rimasto nello stomaco, io lo penso e anche in modo FERMO che le potenzialità esasperate su aspetti innaturali conducono ai famosi strappi civili mentre la potenzialità portate al limite delle naturali capacità sono quelle VINCENTI in quanto non esasperano né spaventano e si alimentano con una buona dose fi autostima che risulta vincente almeno sul lungo periodo. Oggi gli stereotipi sono devastanti e posti come luoghi comuni di scelte acritiche.

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      • Tutto sommato nel tuo divagare nello spazio e nel tempo sei sicuramente più rispettabile di quel testa di m3rda a 4 zampe.
        La testa di m3rda dice
        “ Veramente Guénon ha pubblicato una trentina di libri per dire che l’inesprimibile è tutto ciò che conta veramente, non che non si può esprimere, e che, di conseguenza, tutto l’esprimibile è gran poca cosa rispetto al Vero.”

        Quindi tutte le str@nzate espresse dal mentecatto incappucciato nei suoi libri sono per l’appunto str@nzate.

        Gente del genere andrebbe legata nella m3rda e lasciata lì tutta la vita.

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  7. Da notare che “la fonte di se stesso” (semicit.) 🤣🤣🤣, praticamente un CANE (rognoso, in questo caso) che si morde la coda e che spezza, meglio sarebbe dire “crede di spezzare” il pane della scienza al volgo buzzurro, ha applaudito a un commento di Carlgen rivolto a me, che così, ironicamente, concludeva:

    “Sono felice per te che ti appassioni a queste cose “filosofiche” e “spirituali”…danno molti benefici. E sono sicuro che ne starai godendo a piene mani e ne godrai in futuro, nella tua vita professionale e personale e soprattutto nel rapporto con gli altri, nel quotidiano e sul forum. Un rapporto amichevole, empatico, dove ti fai accettare e ben volere dagli altri rispettandoli. E quando si capiscono certe cose si vive meglio…. E tu si vede benissimo che hai messo in pratica con intelligenza tutto questo.”.

    Dalle risposte date alle utenti sopra, si evince che tali consigli devono essere stati per il poveretto, la strada maestra che gli ha permesso di entrare di prepotenza nelle stanze universitarie che contano.

    La cosa curiosa è che, sempre il poveretto, si è permesso di dirmi (verbatim): “Sei un insulto all umana intelligenza. È più sono cogli@ni,, più sono ARROGANTI.”!

    Tutto ciò dà la misura dello stato in cui versano le università itaGliane, anche ai loro infimi livelli, anzi: soprattutto ai loro infimi livelli, non essendo che cloache convoglianti una fiumana puzzolente di mediocri e insignificanti individui che a sgomitate e al nobile motto di “pubblica o muori!”, si trascinano alla tomba, sperando, prima di trasformarsi effettivamente e definitivamente in quello che sono stati da tutta una vita (cioè dei VERMI), di avere un posticino al… l’ombra del cess0 dove va a pisciare l’Ordinario (in tutti i sensi) di turno.

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