L’autore di “Gomorra” ospite all’Arena Repubblica Robinson: “Hanno messo gli amici al potere e affamano chi considerano nemici. La verità è che sono mediocri e incapaci”

(di Sara Scarafia – repubblica.it) – Un’Arena Repubblica Robinson gremita ha accolto Roberto Saviano che sul nostro palco al Salone del libro di Torino ha ripercorso i vent’anni di Gomorra. Ma dalla «più grande fiera letteraria europea» lo scrittore è tornato ad attaccare una destra «che ha fallito il progetto di egemonia culturale». Al Salone Saviano viene accolto come una star: una sua fan ha persino rovistato nel cestino in cui aveva appena gettato un pezzo di carta. Lui ne sorride, ritenendo comunque che il Paese che si muove tra gli stand del Lingotto «regala speranza. Una fiera come questa è resistenza».
Saviano, resistenza contro cosa?
«Contro una destra che mette i propri amici in posizioni di rilievo. L’ha fatto a suo tempo anche la sinistra, con la differenza che allora non si è cercato di distruggere un intero settore solo perché chi ne faceva parte non condivideva le idee politiche del governo. Ora si sta distruggendo tutto, affamando chi viene considerato un nemico».
Il caso dello stallo nella nomina dei vertici della commissione di Vigilanza Rai si è ingigantito in queste ore.
«In Rai sta andando avanti solo qualche programma per anziani, tutto il resto è morto. Il governo non è riuscito a imporre nulla, neanche il proprio punto di vista: le trasmissioni affidate agli amici sono squallide».
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli vorrebbe che il governo entrasse nella governance del Salone.
«Il Salone non si tocca. Le squadre che funzionano non si cambiano. È un equilibrio che fino a ora ha funzionato. Però capisco qual è il disegno».

Quale?
«La volontà politica di prendere in mano la fiera del libro più importante d’Europa, perché Francoforte ha una centralità maggiore ma non ha l’affluenza di Torino: è chiaro che c’è l’interesse di mettere il cappello del governo su una cosa che funziona».
Perché il progetto di egemonia culturale della destra è fallito?
«Egemonia è costruire un polo di attrazione e di consenso intellettuale di destra; non ce l’hanno fatta. Ma per la verità non si sono nemmeno impegnati, non hanno investito. E quindi vogliono rendere obbligatoria l’interlocuzione con questo governo per ottenere uno spazio».
Il ministero della Cultura è finito nella bufera per il mancato finanziamento del docufilm su Regeni.
«Pure la sceneggiatura inedita di Bertolucci è stata bocciata, ma sono stati finanziati filmacci. Ma non è per il contenuto: si può fare un bellissimo film su Italo Balbo. Ma è tutto in mano a incompetenti, a registi mediocri, a produttori incapaci. Dov’è l’alternativa di qualità a una storia che loro consideravano ingiustamente rimossa?».

Che ne pensa del caso Biennale?
«La Biennale ha ospitato artisti russi selezionati dal governo. La posizione di Buttafuoco mi è sembrata debole».
Buttafuoco e Giuli nemici-amici?
«Sono tutti amici prima di arrivare al potere. In nome della visione nuova si sono mostrati identici e anzi peggiori dei predecessori. Non hanno rinnovato niente, nulla».

Davvero quella che affolla il Salone è l’Italia migliore?
«Il Salone è uno spazio aperto che non censura nessuno. Qui secondo me la cultura sostituisce la delusione politica: vengo ad ascoltare lo scrittore perché il politico non mi dà più fiducia. Io la sento moltissimo questa cosa: vado dove ci sono i libri che sono molto meglio del dibattito politico al quale non credo più».
Qui non ci sono elettori che hanno sostenuto il governo?
«Io penso piuttosto che questo governo abbia intercettato l’Italia ferita, tradita dai valori democratici. Il voto all’estrema destra è stato spesso un voto di protesta che esprime la delusione per una parte politica liberale, socialdemocratica che non ha difeso i salari, ha parlato soltanto di minoranze, trascurando città e sicurezza».

Su quale campo la sinistra ha perso terreno?
«Su quello del linguaggio. La politica identitaria è fallimentare. Bisogna accogliere chi cambia idea. Bisogna provare a parlare con chi la pensa diversamente, affrontare argomenti tabù senza paura di inimicarsi una parte dell’elettorato. La sinistra è diventata inquisitoriale, i movimenti sono diventati inquisitoriali. Colpa dei social».
Sul palco ha detto che la passione degli italiani per Garlasco è lo specchio di un’Italia che non vuole assumersi responsabilità.
«Sempio o Stasi? Tutti hanno un’opinione senza sapere niente. Ma è facile. Molto più difficile interessarsi a un processo come quello di Cutro, dove forse scientemente si è lasciato che i bambini morissero al buio tra le onde urlando la parola “mamma”».
La sinistra dovrebbe venire al Salone a studiare la riscossa?
«Al Lingotto c’ è un popolo riflessivo: per comprare un libro ci mette tanto, gira intorno allo stand, legge la quarta di copertina. Da qui l’umanità sembra di gran lunga piena di speranza».