La premier ragiona con i primi ministri del Kuwait e del Qatar delle rotte alternative di gas e petrolio, ma anche di sicurezza della navigazione: “L’Italia farà la propria parte”

La premier, Giorgia Meloni 

(Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – PYLOS – L’aereo di Giorgia Meloni fa quattro giri attorno all’aeroporto e atterra solo al quinto tentativo. Lungo la costa del Peloponneso svetta il Mandarin Oriental, un resort di lusso che guarda a occidente. A metà pomeriggio la premier interviene nel primo panel a porte chiuse dell’Europe Gulf Forum. Parla del blocco di Hormuz e dell’eventuale missione navale per garantire la navigazione nello Stretto, della crisi energetica e dei possibili gasdotti alternativi. E ragiona di Iran, a cui non deve essere concesso di possedere l’atomica.

Lo shock energetico è la priorità, in questa fase. La leader incontra il primo ministro del Kuwait e promette di rafforzare la collaborazione sul fronte della difesa e degli investimenti. Accoglie l’invito a visitare il Paese del Golfo dopo l’estate. Non è un caso: è un partner chiave per la distribuzione petrolifera. L’altro interlocutore decisivo, nella missione greca, è il primo ministro del Qatar. La paralisi della principale raffineria di gas liquido qatarino impone la necessità di progettare una via di transito alternativa rispetto ai tracciati tradizionali, in modo da evitare lo snodo di Hormuz. E Roma punta a coinvolgere nella costruzione di queste infrastrutture colossi italiani come Eni, Snam, Terna e Saipem.

Il problema è che nuovi venti di guerra minacciano una tregua già fragile. Meloni ne parla di fronte a una platea che riunisce capi di Stato e di governo dell’Europa mediterranea e del Golfo. Indica alcuni «pilastri» su cui devono poggiare gli equilibri futuri: «Il primo è la riapertura dello Stretto, senza pedaggi o restrizioni discriminatorie». E ancora, dice, «dobbiamo assicurarci che Teheran non possa dotarsi dell’arma nucleare e cessi di essere una minaccia nei confronti delle nazioni vicine, e non solo».

Il regime ha mostrato di poter colpire fino a Cipro, quindi potenzialmente l’Europa: «L’Iran dotato dell’arma nucleare e di una capacità missilistica ad ampio raggio – è la conclusione del ragionamento – è un rischio che nessuno di noi può permettersi di correre». Ai partner dell’area mediterranea, la presidente del Consiglio ribadisce inoltre l’impegno per ripristinare il transito di Hormuz, appena la tregua dovesse consolidarsi: «L’Italia è pronta a fare la propria parte per contribuire, non appena ve ne saranno le condizioni, alla sicurezza della navigazione».

Ma il contesto del Forum impone riflessioni di sistema, che vanno oltre il conflitto tra Washington e Teheran. Favorire le relazioni tra Mediterraneo e Golfo, insomma, deve diventare l’impegno dei partecipanti. Una vera e propria «scelta politica, di prospettiva e di visione tra partner naturali», sostiene. Una «cerniera» in cui «la cooperazione può assumere un valore che va ben oltre la dimensione bilaterale o regionale: può diventare uno strumento per avvicinare Occidente e Oriente, Europa, Africa e Asia, trasformando aree spesso percepite come linee di frattura in spazi di connessione, dialogo e responsabilità condivisa». L’aspirazione è affrontare così «un contesto internazionale sempre più instabile, inedito e competitivo» e contribuire alla costruzione di «un equilibrio più solido, sicuro e prospero per tutti». La collaborazione deve svilupparsi su energia, commercio, infrastrutture e connessioni digitali. Per superare le nuove «vulnerabilità» che i conflitti recenti, dall’Ucraina all’Iran, hanno imposto non solo all’Europa, ma anche ai Paesi del Golfo. Da qui la necessità di dare vita a un vero e proprio foro di collaborazione denominato “GCC-MED”, fondato sul «rispetto reciproco per le nostre storie, culture, tradizioni e identità». Prima di un bilaterale con il premier greco Kyriakos Mītsotakīs, che ospita anche la cena dei leader, Meloni si riunisce con gli omologhi di Grecia, Cipro e Malta. Al termine, una dichiarazione congiunta ribadisce la volontà di lavorare al «rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito, all’intensificazione della lotta contro i trafficanti di esseri umani, nonché alla possibile attivazione del Regolamento Ue sulle situazioni di crisi e sulla forza maggiore».

Oggi, salvo cambi di programma dovuti agli eventi di Modena, sarà a Cipro per un bilaterale con il presidente Nikos Christodoulides.