(estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] L’analisi della politica internazionale deve essere dominata e travisata da un mal interpretato senso di appartenenza a una parte del mondo? In effetti mi stupisco quando leggo i commentatori dei giornali più letti dare per scontato il “noi e il loro”, impartire lezioni di saggezza arrivando addirittura ad affermare che “Non possiamo sfuggire a un genitore opprimente (Trump) gettandoci nelle braccia del conoscente (Cina)”. Sarò un’ingenua, ma fortunatamente sono in buona compagnia. Nel lavoro intellettuale provo un sentimento di appartenenza all’umanità e a un suo supposto bene comune. Oggi l’élite occidentale senza distinzioni tra europei, Dem e Repubblicani americani, mi appare nemica del bene dei popoli occidentali, della pace e della stabilità nel mondo, della democrazia reale e ormai anche di quella liberale, della cooperazione tra Stati e popoli per sconfiggere i nemici comuni dell’umanità: le minacce nucleare, climatica e robotica.

[…] Un senso di terrore mi prende quando dopo aver visto l’odio dei miliziani del fronte progressista esplodere sui social media contro la Russia, passo ai commenti sulla parata militare di Putin dei prezzolati cantori dell’Occidente. La Russia dopo quasi cinque anni di guerra, nella quale sebbene vinca sul campo procede lentamente, dopo le stragi di soldati ucraini e russi, e purtroppo di civili ucraini non mirati e di civili russi bersagli degli ucraini, ha avuto il pudore di non esaltare la forza militare. Le immagini hanno ritratto un viso piuttosto perplesso e triste del presidente Putin che in risposta ai falchi che minacciano il lancio di un Oresnik su Kiev oppure una rappresaglia nucleare, ha invece pronunciato un discorso di basso profilo, tendendo una mano all’Europa e all’Ucraina affinché la mediazione riprenda. Sui media gli sberleffi per la debolezza russa si sono moltiplicati al fine di incitare a continuare la guerra e a pompare il nazionalismo di Zelensky, sempre più solo in un Paese devastato. Tucker Carlson, un giornalista controverso e di destra, che ha tuttavia il coraggio di criticare apertamente Israele e l’Ucraina, ha intervistato una giovane donna ex consigliera di Zelensky. Nonostante i milioni di ascoltatori di Carlson, sui media occidentali non vi è traccia dell’intervista. Eppure la situazione del Paese è descritta in modo tragico, il martirio degli ucraini, l’esodo di gran parte della popolazione. La dittatura di un comico venduto alle élite occidentali traspare nettamente. Mi ha colpito il riferimento ai politici europei che visitando Kiev non mancavano di redarguire Zelensky per la corruzione del sistema, “Così ci fai perdere la reputazione se ti aiutiamo!”. La ragazza saggiamente lamenta che il problema non doveva essere la reputazione di una classe politica fallita, ma il martirio di un popolo, la strage di una generazione di giovani. […]

Alle proposte di mediazione di Putin come ha reagito l’Europa? Innanzitutto con varie esternazioni, dalla Kallas al ministro Tajani, riprese in prima pagina sui giornali, al fine di dare un segno di esistenza si è affermato che il mediatore proposto da Putin, l’ex Cancelliere tedesco Schröder, è un lobbista inaccettabile. In effetti il nome era stato fatto da Putin come una battuta, rispondendo alla domanda di un giornalista. Eccola questa Europa e gli analisti che la celebrano, battere un colpo affermando che sceglieranno loro il mediatore, non sanno tuttavia chi sarà e se non si opterà come al solito per un direttorio, i volenterosi della guerra o della mediazione. Poco si legge invece sulla sostanza della mediazione che resta la stessa: sconfessamento delle politiche di dominio neocon di Washington, abbracciate da un’élite legata al dollaro e contraria all’interesse dei popoli europei. Quindi neutralità dell’Ucraina, ritiro ucraino dal Donbass, una nuova architettura di sicurezza che rivitalizzi l’Osce.

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Non una parola sulla fine delle ostilità da parte di un’Europa che vive di doppi standard e di russofobia, di complicità con Israele (le sanzioni ai “coloni violenti” sono veramente risibili), che si permette di condannare le rappresaglie iraniane senza menzionare l’attacco Israelo-americano. Temo l’Ue, i suoi meccanismi di potere e manipolazione, il suo entourage di burocrati, lobbisti, corrispondenti e giovani, la sua opera di corruttela nei confronti della stampa e di un istituzioni libere come la Biennale di Venezia, le sue sanzioni senza processo a politologi liberi e onesti come Jacques Baud. In modo orwelliano ha ucciso il sogno europeo e finge di celebrarlo. Ascolto un’anziana giornalista, persino critica letteraria, affermare in tv che Wagner (in realtà morto prima della nascita del dittatore) prendeva soldi da Hitler e il conduttore annuisce interessato. Siamo immersi in una farsa tragica di cui il presidente degli Usa è il migliore interprete. In prima pagina Gaza è stata sostituita dal nuovo virus, aspettiamoci controlli e sorveglianza.