Mai più tanto spreco

(ANTONINO IORIO) – Ogni anno, stando agli ultimi dati disponibili, in Italia più di 200 mila tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura per le più svariate ragioni: confezioni sovradimensionate, acquisti non commisurati alle reali esigenze, e non ultimo, date di scadenza troppo rigide rispetto al naturale deperimento dell’alimento.

Con una media di circa 27 chili a persona, il nostro Paese non spicca per parsimonia in questa poco piacevole classifica mondiale, tanto che si stima in oltre 15 miliardi il valore di tutta la merce che dallo scaffale del supermercato finisce nella pattumiera, spesso senza neanche passare per la dispensa di casa.

Gli alimenti più colpiti sono naturalmente quelli più delicati e deperibili come frutta e verdura, ma anche quelli confezionati e con una scadenza più lontana non sono risparmiati dalla stessa sorte.

Se nel mondo il numero delle persone denutrite e che non hanno accesso ad una corretta alimentazione di base è in costante aumento, lo spreco di tonnellate e tonnellate di cibo è una situazione inaccettabile denunciata dai massimi organismi nazionale e internazionali.

Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su quello che sembra essere un problema tipico della modernità, è stata istituita la giornata contro lo spreco alimentare che si celebra il 5 febbraio di ogni anno e in questa data si cerca di fare il punto della situazione su un tema dai molteplici risvolti economici, sociali e soprattutto etici.

Gli ultimi dati rilevati hanno evidenziato una leggera flessione del fenomeno dovuto principalmente alla pandemia e ai cambiamenti che questo anno nefasto ha portato nella vita di tutti noi; un lento cambiamento dovuto sia alle attuali ristrettezze economiche di migliaia di famiglie sia, si spera, ad una diversa consapevolezza dei consumatori oggi più sensibili alle problematiche che lo spreco di cibo crea all’ambiente e all’intera catena alimentare.

Non mancano le iniziative nazionali, le campagne locali e oggi anche la tecnologia a portata di smartphone cerca una strada per la risoluzione del problema e diverse applicazioni stanno realizzando una rete che possa venire incontro ad una migliore gestione delle giacenze alimentari.

Mettendo in comunicazione diretta venditori e consumatori, applicazioni come My Food e Last Minute sotto casa segnalano agli iscritti le offerte che negozi alimentari e catene di supermercati lanciano sui prodotti prossimi alla scadenza e che vengono, di solito, venduti con un forte sconto.

Altra considerazione da fare è che una buona parte degli sprechi alimentari è oggi costituita da prodotti lavorati, quelli che riempiono le vetrine di bar, pasticcerie e tavole calde: alimenti che se non consumati nell’arco della giornata lavorativa trovano la strada della discarica per via della loro alta deteriorabilità.

Sfruttando l’enorme potenziale della condivisione digitale applicazioni come TooGoodToGo favoriscono lo “smalitmento” dell’invenduto con la possibilità di acquistare i prodotti in giacenza ad un prezzo quasi irrisorio. Il vantaggio è indubbiamente duplice consentendo all’esercente di limitare le perdite sulla merce e al compratore di risparmiare acquistando un prodotto ancora perfettamente consumabile.

Nella nostra realtà Beneventana, caso più unico che raro tra i capoluoghi provinciali della Campania, non sono ancora molte le insegne che hanno aderito a simili network; complice le chiusure dovute al lockdown, le attività ristorative della città ancora superstiti sono in affanno nel riprendersi dagli effetti della pandemia e la novità non sembra minimamente aver attecchito.

Eppure, sforzandosi di creare una connessione diretta e innovativa con i propri clienti, il piccolo e il grande commerciante potrebbero trarre grossi benefici dalla partecipazione ad un circuito simile, sia in termini di visibilità, sia in un ottica di risparmio dei rifiuti accumulati.

Non va dimenticato che gli scarti alimentari costituiscono oltre il 30% di tutti i rifiuti organici del mondo industrializzato, una massa enorme che difficilmente trova una vita utile alla fine del ciclo produttivo e se una minima parte viene impiegata nell’alimentazione animale o trasformato in biogas, la gran parte finisce inesorabilmente nelle discariche di tutta Europa, già strapiene di materiale di ogni tipo.

Con dei comportamenti responsabili e una nuova consapevolezza ognuno di noi può iniziare o continuare a fare la sua parte: partendo da un diverso modo di approcciarsi al neo-consumismo moderno e con quella che possiamo considerare una piccola rivoluzione, è possibile una inversione di marcia senza precedenti.

Anche una città piccola come Benevento può essere parte e promotrice di questo cambiamento, magari facilitata proprio dall’essere una realtà, forse, ancora a misura d’uomo, come i più nostalgici ripetono spesso, nella quale consumatori e imprenditori, possono fare squadra in una sfida che è soprattutto etica e sociale. Solidarietà reciproca per affrontare le sfide del nuovo millennio ed evitare gli sprechi e consentire una migliore distribuzione del cibo per renderlo disponibile, oggi più di ieri, ad ampi strati della popolazione sempre più bisognosa.

Una serie di innovazioni già sperimentate con successo in altre città potrebbero portare a Benevento quel pizzico di modernità per renderla promotrice di un diverso consumismo: consapevoli che tutti sono chiamati a fare la propria parte.