(Tommaso Merlo) – Se confermata, la candidatura del gruppo Di Battista è una bella sorpresa alla faccia del destino avverso. E se impostata bene, potrà superare lo striminzito 3 percento dato dai sondaggisti. Il bacino da cui il gruppo può potenzialmente pescare è infatti immenso, la metà dei cittadini italiani che schifa la partitocrazia al punto da ignorarla perfino il giorno del voto. Perché delusi troppe volte e senza proposte nuove, credibili e soprattutto che incarnino l’ansia di cambiamento “radicale”. Parola chiave perché “moderato” è sinonimo di perbenismo, pensiero unico e poltronite inconcludente. Serve una proposta che ambisca a fare politica in modo diverso e cioè senza cravatta e frasi fatte e che sia fermamente “anti sistema”. Altra parola chiave perché di forze politiche che si mettono in coda per spartirsi le briciole di un sistema fallito non se ne sente proprio il bisogno. La democrazia italiana è in stallo perché il sistema è marcio e per cambiare bisogna cambiare il sistema ed un sistema si cambia solo da fuori. Gli abbracci col diavolo beneficano solo quest’ultimo. Come ha dimostrato anche questo governo di presunta destra radicale che nonostante le roboanti premesse ha tradito le promesse elettorali e persino la sua presunta ideologia sovranista finendo nel calderone nullafacente e nullapensante del sistema. Servono forze politiche esterne e quindi libere da lacci lobbistici e partitocratici ma anche mentali e che hanno il coraggio di sfidare le ipocrisie dello status quo e di fare scelte nette e controcorrente. Quanto alle cose da fare, il principale tema casalingo non può che essere l’ingiustizia sociale. Occuparsi dei milioni di poveri ridotti alla fame perché i paesi civili non lasciano indietro nessuno, ma occuparsi anche della mitologica classe media tradita dal sistema e precipitata nella povertà per salari e pensioni vergognosi. Ridistribuire la ricchezza è compito dello stato e i soldi vanno presi dove ci sono. Dalle nuove oligarchie e dalle classi privilegiate, ed evitando sprechi, privilegi e spese folli come quelle belliche. Neanche un centesimo deve essere speso in armi o in fasulle missioni di pace che devono tutte rientrare in Italia. Mega risparmi ma senza intaccare servizi pubblici essenziali come istruzione e sanità ed investendo in sviluppo soprattutto giovanile in modo da creare ricchezza ma diffusa e non elitaria. La politica non deve servire la mafia lobbistica ma i cittadini, deve servire gli interessi di tutti e non di pochi. E in modo umile e trasparente. Politica come servizio e addirittura sacrificio e non carriera egoistica. Cittadini al servizio di altri cittadini e non élite al servizio di altre élite coi media mainstream a fare da palo. Basta propaganda camuffata da giornalismo e a spese del contribuente. L’onestà intellettuale della politica e dei media è una fondamentale questione di igiene democratica. E basta mafia civile generalizzata e promozione del merito in ogni ambito perché la politica è importante ma la storia la fanno i popoli e per salvarci dal baratro bisogna trattenere i migliori invece che farli scappare in paesi più evoluti e dargli le redini con fiducia. I giovani vanno valorizzati e non schiavizzati e l’Italia deve tornare un paese vivibile anche psicologicamente. Ma in un mondo sempre più interconnesso, il gruppo Di Battista dovrà posizionarsi con nettezza anche sulle questioni internazionali. Tipo sulla pace come scelta di fondo con l’articolo 11 della Costituzione che diventi realtà e non resti un vano proposito. Bisogna emanciparsi dalla mafia bellica che spadroneggia in Occidente. La neutralità taglierebbe la testa al toro e avrebbe enormi vantaggi anche economici per paesi come l’Italia che ha nella sua bellezza e ricchezza anche culturale la sua vera miniera d’oro. Ma se è chiedere troppo, che almeno si proponga di uscire da quella organizzazione a delinquere di stampo bellico che è la Nato oramai diventata la nostra principale minaccia. Vanno anche rivisti i trattati con la Comunità Europea perché come l’hanno impostata non funziona. Serve una fase di riflessione in modo da non finire mai più in mano a psicopatici guerrafondai e sanguisughe. Bisogna siglare una immediata pace con la Russia e il ristabilimento di rapporti diplomatici e commerciali con Mosca a tutti i livelli, anche contro la volontà di Bruxelles e di Washington e il piano di riarmo va buttato nel cesso e tirata l’acqua. Quanto agli Stati Uniti, servono rapporti di amicizia franca smettendola col penoso servilismo. Non c’è più nessuna ragione per la massiccia presenza militare americana in Italia e va rigettata al mittente ogni interferenza politica. Siamo uno stato sovrano e in democrazia il sovrano è il cittadino mentre la mafia lobbistica di qualunque genere e specie sia, è il vero male del nostro tempo. Poi c’è la questione palestinese e con Di Battista su questo si va sul sicuro. Oltre all’immediato riconoscimento dello Stato Palestinese serve un embargo economico e militare totale contro Israele per fermare il genocidio ancora in corso, favorire una soluzione sudafricana e bandire il sionismo come le ideologie del secolo scorso. I sondaggisti danno il gruppo solo al 3 percento ma senza cravatta e frasi fatte e con una credibile proposta radicale e anti sistema, potrebbero esserci belle sorprese alla faccia del destino avverso.