(dagospia.com) – Alberto da Giussano si starà rivoltando nella tomba. Al di là del nuovo simbolo della Lega, presentato da Salvini lo scorso 25 ottobre, che vede lo spadone del cavaliere caro all’epica “lumbard” e sotto la dicitura, gigante, Federale, il Carroccio del fu “Truce del Papeete” resta fortemente orientato verso il Sud. Non basta sbianchettare la scritta “Salvini PREMIER” per far tornare la Lega a essere il partito nordista di Bossi e Maroni.
Per capire che l’attenzione per il Mezzogiorno di Salvini è sempre alta, basta guardare le nomine. Nella ghiotta spartizione degli incarichi, infatti, la partecipazione della componente pugliese all’ interno della Lega emerge netta, riuscendo a progredire senza particolari qualità, ma con forte determinazione verso i propri interessi.
Si è appena assistito al tentativo (non riuscito) di piazzare Trifone Altieri all’ANAC. Altieri, pugliese di Conversano, è l’ex portavoce, al ministero della Difesa, di Antonio Martino, ex deputato forzista convertito al leghismo salviniano in salsa “orecchiette e cime di rapa”.
Altro fulgido esempio è la spinta impressa da Salvini per la promozione del barese Gianpiero Strisciuglio, prima da amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana (gestore), poi da amministratore delegato di Trenitalia (operatore), fino al ruolo di massimo vertice dell’ intero gruppo Ferrovie dello Stato Italiane (nomina celebrata il 13 luglio 2026 in sostituzione di Stefano Donnarumma), nonostante l’indagine della Procura di Ivrea sul tragico incidente (4 morti bianche) di Brandizzo.
Nella stessa partecipata statale (Fs è 100% controllata dal Ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti) c’è Giuseppe Inchingolo, come Vicedirettore Generale. Inchingolo, from Andria, è un altro fedelissimo di Salvini, che in pochi anni ha allargato incredibilmente la sua sfera di influenza.
Prima assommando la direzione comunicazione alla direzione affari istituzionali, poi ottenendo il ruolo di vice direttore generale del gruppo.
Prima di finire in Ferrovie, Inchingolo era un consulente di Salvini per la “propaganda” (la famosa “Bestia”), che con la sua piccola srl avrebbe contribuito al successo leghista dei bei tempi pre-Papeete.
Non finisce qui. Pare che il barese Gianpiero Strisciuglio abbia chiuso con il Ministro delle Infrastrutture e il senatore leghista Roberto Marti, rigorosamente pugliese anche lui, gli incastri delle ambite nomine delle partecipate delle FS.
In RFI andrebbero Manolo Cipolla (presidente di Cotral) come presidente, in quota FDI, e Dario Lo Bosco come AD, in quota Lega.
Fabio Massimo Saldini (indagato insieme ad Elisabetta Pellegrini dalla Procura della Repubblica di Belluno per il reato di turbata libertà di gara d’appalto per la realizzazione della cabinovia Apollonio-Socrepes a Cortina) andrebbe, in quota Lega, al timone di FS Engineering (hanno recentemente cambiato il nome di ITALFERR).
In Trenitalia si è celebrato un duello tra il pugliese (aridaje) Raffaele Fitto, Vicepresidente esecutivo della Commissione europea nonché testimone di nozze dell’Altieri nominato-con-dietrofront all’ ANAC, e il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
Trasversale ed eternamente vincitrice, la corrente pugliese ha imposto il nome di Simone Gorini come Amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, relegando l’influenza del Ministro dell’ Agricoltura alla duplice riconferma di Sabrina De Filippis quale AD di Fs Logistic e del pugliese (n’altra volta) Matteo Colamussi come vertice di FS Sistemi Urbani.
“Quando l’anguria è rossa, tutti vogliono una fetta”. È l’unico proverbio pugliese che piace ai governatori del Nord, deliberatamente esclusi dalle influenze nella tornata delle nomine, che con spirito sarcastico e ad attenta distanza dai microfoni, continuano a ripetersi che se continua così Salvini, in stile Lino Banfi, arriverà a lasciarsi influenzare anche per spostare la sede storica della Lega da via Bellerio alla trafficata via Sparano di Bari…


