
(Stefano Baudino – lindipendente.online) – Nei meandri della Manovra per il 2027 si nasconde un consistente aumento delle risorse destinate alla Difesa e alla sicurezza. Si tratta, nello specifico, di 4,8 miliardi aggiuntivi nel prossimo anno e di 10,9 miliardi nell’intero triennio 2027-2029. La maggior parte degli stanziamenti non compare tra le disposizioni più discusse della Legge di Bilancio, ma nelle tabelle dei rifinanziamenti ministeriali. I fondi serviranno ad acquistare armamenti, rafforzare l’operatività delle Forze armate, finanziare infrastrutture NATO e sostenere altri programmi militari. A favorire questa accelerazione è la clausola europea che consente, entro determinati limiti, di aumentare il deficit per le spese della difesa.
Le cifre si ricavano dai tre tomi del disegno di legge, presentato alla Camera il 30 ottobre: 1.782 pagine suddivise tra norme e tabelle contabili. Come illustrato da un’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore, è soprattutto nella seconda sezione, dedicata alle variazioni degli stanziamenti già iscritti nei bilanci dei ministeri, che si concentra l’incremento. Circa l’85% delle risorse aggiuntive è previsto per il 2027 e il 2028, entro cui sarà possibile sfruttare la clausola europea che permette di finanziare maggiori spese militari in deficit, derogando temporaneamente ai vincoli ordinari di bilancio.
La voce più consistente è quella riferita al finanziamento dei programmi pluriennali di investimento per la difesa nazionale: circa 2,6 miliardi nel 2027 e altrettanti nell’anno successivo. Sul versante del funzionamento, cioè delle attività quotidiane e della manutenzione, sono previsti un miliardo per il primo anno e 844 milioni per il secondo. Al dispositivo interforze Joint Rapid Response Force, concepito per intervenire rapidamente nelle situazioni di crisi, andranno 534 milioni nel biennio. Il Nato Security Investment Programme riceverà invece 331,5 milioni, destinati alle infrastrutture dell’Alleanza atlantica. Per rinnovare l’Arma dei Carabinieri sono previsti 164,3 milioni, 100,6 dei quali nel primo anno.
Altre risorse compaiono nella prima sezione, dove le cifre fanno riferimento all’indebitamento netto e non al saldo netto da finanziare. Sono 104 milioni in due anni per l’ammodernamento infrastrutturale delle Forze armate, 47,9 milioni per il Global Combat Air Programme, il caccia di nuova generazione sviluppato da Leonardo con Bae Systems (Regno Unito) e Jaiec (Giappone), e 1,47 miliardi in tre anni, in gran parte risorse nazionali, per “interventi normativi in materia di difesa”. Le assunzioni e gli straordinari dei Carabinieri valgono 174,9 milioni nel triennio, mentre “Strade sicure”, il programma caro alla Lega con i militari nelle città, riceve 4,7 milioni ed è prorogato fino a tutto il mese di marzo. Si aggiungono le missioni internazionali, che passano dal ministero dell’Economia ma fanno parte del bilancio integrato della Difesa: 368,7 milioni l’anno prossimo e 558,9 nel 2028.
A ogni modo, l’esecutivo Meloni si è mostrato estremamente convinto della sua linea. Proprio in queste ore, a fronte dei continui allarmi bomba che interessano tutt’Europa, la Presidente del Consiglio ha cercato di giustificare la piega presa dalla Manovra: «Non siamo in grado oggi di dire se l’attacco al plasma in Francia, i finti allarmi bomba sugli aerei, l’aggressione nei confronti dei generi alimentari siano tutti collegati, però ci dicono sicuramente tutti la stessa cosa: che oggi a essere sotto attacco sono infrastrutture civili», ha detto la premier, secondo cui questo «riporta a un ragionamento che cerco di fare da diverso tempo: quando noi parliamo di spese di difesa e sicurezza in un tempo come questo, non stiamo parlando semplicemente di armi». A ridimensionare le sue parole sono tuttavia i numeri: secondo l’Osservatorio Milex, nel 2027 ben 17,2 dei 40 miliardi complessivi di spesa militare diretta, pari al 43%, saranno destinati all’acquisizione di nuovi armamenti. Ancora più significativo è il dato riferito alle risorse aggiuntive introdotte dalla manovra: dei 4,5 miliardi destinati al Ministero della Difesa, ben 2,67 miliardi, pari al 59%, finanzieranno proprio gli armamenti.
Giustificare l’incremento della spesa militare nella manovra finanziaria con la minaccia dei cyber-attacchi e della “guerra ibrida” evidenzia un cortocircuito logico: l’infrastruttura informatica di un Paese non si difende con carri armati o missili balistici, ma con investimenti mirati nella difesa digitale e nella sovranità tecnologica. Se a questo si aggiunge la scelta di affidare snodi strategici della nostra sicurezza informatica a fornitori vicini al governo israeliano di Netanyahu, le ragioni per essere preoccupati raddoppiano.
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Io per essere in linea con il riarmo patrio comprerò un coltellino svizzero multiuso . La patria prima di tutto.
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