Il semipresidenzialismo di Meloni aumenta le disuguaglianze

La Meloni prende a modello il sistema francese. Dove le classi meno abbienti sono subalterne al potere economico e politico. L’ennesimo schiaffo ai principi della nostra Costituzione. Nel nome di un neoliberismo spinto

(Paolo Maddalena – tpi.it) – Quando si afferma di voler introdurre in Italia il semipresidenzialismo alla francese, si pensa, erroneamente, che si tratti soltanto della “nomina diretta del presidente della Repubblica” da parte dell’elettorato. Ma non è così.

Si tratta invece di un sostanziale cambio della forma di governo, che comporterebbe una modifica profonda della nostra Costituzione.

Occorre, dunque, indicare, sia pur sommariamente, qual è il principio logico fondante della Costituzione francese del 1958, modificata nel 2008, tenendo presenti gli adattamenti ai quali potremmo essere costretti.

I dati che maggiormente marcano le differenze tra la nostra Carta e quella francese e che potrebbero comportare modifiche costituzionali, a mio avviso, sono i seguenti: la Repubblica francese assicura soltanto «l’eguaglianza di fronte alla legge» (art. 1), non «l’eguaglianza economica e sociale» fra tutti i cittadini, sancita dall’art. 3, comma 2, della nostra Costituzione;

«la sovranità appartiene al popolo», ma questi «la esercita soltanto per mezzo dei suoi rappresentanti» e non esiste il nostro diritto fondamentale di «partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale del Paese» (art. 3, comma 2, Cost.);

è previsto, su richiesta delle autorità, un particolare «referendum preventivo» (art. 3) per la promulgazione di certe leggi (art. 11), ma è escluso il nostro referendum abrogativo su iniziativa da parte di 500mila elettori (art. 71 Cost.);

il Parlamento vota le leggi (art. 24), ma queste (art. 34) possono riguardare soltanto le materie tassativamente elencate in Costituzione, mentre il loro contenuto consiste, essenzialmente, nel concedere, si dice «accordare», «i diritti e le garanzie per l’esercizio delle pubbliche libertà»;

l’«iniziativa delle leggi» è preclusa al popolo (art. 39), mentre da noi anche 50mila elettori possono proporre una legge (art. 71 Cost.); il «potere regolamentare» è pienamente attribuito al «primo ministro», e non al Governo (art. 21); il Consiglio costituzionale (sarebbe la nostra Corte costituzionale), che non ha magistrati nel suo seno, ha, essenzialmente, la funzione di emettere un «parere preventivo» sulla promulgazione delle cosiddette leggi organiche, ed è difficilmente praticabile il ricorso richiesto da chi sia parte in un giudizio (riforma del 2008).

Insomma, è una Costituzione che consente il “predominio” del potere economico e politico sulle classi subalterne. A tale tipo di predominio, la nostra Costituzione, purtroppo calpestata dai governi neoliberisti succedutisi all’assassinio di Aldo Moro, si oppone in modo insuperabile.

Essa pone al di sopra di tutto «il valore supremo della persona umana», di «ogni persona» (art. 3, comma 2, Cost.), e quindi «il valore supremo dell’eguaglianza economica e sociale», e considera i diritti fondamentali, non come «accordati» ai singoli dall’Autorità, ma come preesistenti alla Costituzione, che li «riconosce» e «garantisce».

Ed è proprio questo mirabile impianto costituzionale, equilibrato ed egualitario, che la Meloni vuol cambiare con il suo semipresidenzialismo alla francese. Ella, infatti, nel suo discorso di fine anno, ha affermato la «supremazia» delle «imprese private», le quali soltanto, e non lo Stato, «produrrebbero il lavoro», dimenticando, tra l’altro, che queste, oltre a essere spesso fagocitate dalla concorrenza straniera, considerano il lavoro una pura merce da pagare il meno possibile, indebolendo così la domanda, che è il motore dello sviluppo economico.

Insomma Ella insiste sulla “diseguaglianza economica e sociale”. Ma gli ultimi trent’anni della nostra storia economica hanno dimostrato che l’aver posto in mano privata la gestione dell’intera economia, cedendo ai privati, con le micidiali privatizzazioni, la consistente “proprietà pubblica demaniale” dell’intero popolo, ha prodotto una vera débâcle.

Occorre dunque tornare alla nostra “economia mista”, la quale era riuscita a garantire una sostanziale eguaglianza economica e sociale e un lavoro sufficiente ad assicurare a tutti una vita libera e dignitosa. Il vero salario minimo sancito in Costituzione (art. 36). Ma a questo non pensa di certo la neoliberista Meloni.

3 replies

  1. Ma io dico… tutti quelli che giurano sulla Costituzione e poi si danno da fare per ‘aggiornarla’, non dovrebbero essere processati per alto tradimento?

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  2. SEMIPRESIDENZIALISMO- Viviana Vivarelli.

    La Meloni vuole cambiare la forma del nostro Stato, che oraè una Repubblica parlamentare, e trasformarlo in una Repubblicasemipresidenziale di tipo francese. Questa apre alla gestione egemonica eautoritaria del potere da parte di un Presidente, perché concentra tutti ipoteri nella sua persona.
    Il mio docente di Scienza della politica Giovanni Sartoridiceva: “in passato, quando un dittatore rovesciava la democrazia, ciò era chiaro. Oggi questo avviene senza rivoluzioni. Il caso più forte è la Russia di Putin. Formalmente è un sistema semipresidenziale, di fatto un uomo solo si è impadronito del potere in modo assoluto”.
    Il semipresidenzialismo era il sistema voluto da Licio Gellie dalla P2 per far fuori la democrazia!
    E il semipresidenzialismo, con la mancanza di contrappesi che c’è in Italia, i media succubi del regime e una Magistratura che verrebbe messa sotto il tallone del Governo, sarebbel’anticamera diretta di una dittatura.
    In Francia la Magistratura è sotto il ministro degli Interno il quale comanda anche la polizia, per cui i politici possono bloccare i processi e la polizia può, per ordine del Governo, oscurarele prove dei reati.
    E non credo che un sistema in cui l’equilibrio dei poterisia violato in modo così clamoroso possa dirsi democratico.
    Dobbiamo ricordare che, in Francia, fino al generale De Gaulle non c’era il presidenzialismo. Fu messo a forza da De Gaulle per contrastare la decadenza rissosa dei partiti chesi era accentuata con la perdita delle colonie e la crisi algerina. Il presidenzialismo francese è ‘ad assetto variabile’, in quanto il potere delpresidente è temperato dal potere del primo ministro, sono due organi eletti indue diverse consultazioni elettorali e possono essere in contrasto tra loro, nel qual caso il potere del presidente diminuisce.
    Il Primo Ministro è nominato formalmente dal Presidente, ma richiede, insieme a tutto il Governo, la fiduciadel Parlamento.
    Il Parlamento francese presentò una maggioranza di colore politico diverso da quello del presidente nel 1986 e nel 1993, quando erapresidente Mitterrand, e nel 1997 con Chirac. Così ci fu la contemporaneità diun presidente e di un primo ministro opposti, caso in cui prevale lalegittimazione parlamentare.
    Chi vuole il semipresidenzialismo è vorace e tendea un potere assoluto, che rompa l’equilibrio dei poteri e dunque snaturi la democrazia e metta la Magistratura sotto il tallone del Governo, mentre in una vera democrazia i tre poteri (legislativo, giudiziario e esecutivo) sono separati e in equilibrio tra loro.
    In realtà la deriva verso una dittatura, in Italia, è stata progressiva. 30 anni fa l’organo più importante era il Parlamento: aveva il potere di fare le leggi e controllava la loro esecuzioneda parte del Governo. Derivava direttamente, anche in base al sistema proporzionale a base uninominale, dai cittadini, rispettando la sovranitàpopolare e i diritti democratici. Oggi, dopo 30 anni di malgoverno in cui Berlusconi ha imperversato a il Pd ha fatto una pericolosa virata verso dx, con referendumviolati, porcellum traditore e distruzione degli istituti democratici da parte equanime di Lega, FI e Pd, a poco a poco il Parlamento (organo delega dellavolontà popolare) è stato esautorato. Si è votato sempre più con decreti legge (atti del Governo, per di più privi di necessità e urgenza) e con voti allafiducia su decreti imposti dal Capo del Governo al Parlamento, senza discussione e con la minaccia della caduta del Governo. Il popolo ha contato sempre meno, il voto elettorale è stato rovesciato nel suo contrario, nelle coalizioni, le promesse elettorali non mantenute, la Costituzione derisa, calpestata, leguerre, l’iniquità palese, in un progressivo rafforzamento della Casta.
    A questo punto, l’elezione diretta del Capo dello Stato sarebbe un passo ulteriore verso il verticismo, l’accentramento della sovranità dal popolo (che vota una volta sola e poi perde ogni potere) in un potere supremo e assoluto.

    La costituzionalista LORENZA CARLASSARE dice: “Le riforme danoi hanno lo scopo di delegittimare la Costituzione esistente e sostanziarequella vena di autoritarismo che ci portiamo dietro da sempre, perché cambiare la forma di Governo è totalmente inutile. Il presidenzialismoall’americana non lo vogliono perché lì i poteri del presidente sono davvero limitati dal Parlamento e dal potere giurisdizionale, mentre vogliono un semipresidenzialismo per concentrare i poteri in una persona sola.  A questa aspirazione autoritaria io non ci sto… non devono toccare l’essenza liberaldemocratica della nostra Costituzione…Vorrei che restassero saldi entrambi i punti, Democrazia e Costituzione, cioè un sistema di limiti al potere e di limiti alla maggioranza. Cambi alla forma di Governo assolutamente no, perché non si possono scaricare sulla Costituzione le incapacità della classe politica. I partiti hanno perso la bussola e hanno dimenticato tutto quello che c’è nella Costituzione e che in qualche modo già segnava un programma. Io vorrei che la Costituzione venisse attuata”.

    Hanno un sistema parlamentare: Canada, Libia, Etiopia,Somalia, Inghilterra, Spagna, Norvegia, Svezia, Germania, Italia, Polonia,Turchia, Mongolia, India, Australia.

    Hanno un sistema semipresidenziale: i peggiori Paesiafricani, la Russia di Putin, Algeria – Burkina Faso  – Congo –  Gibuti –  Egitto –  Guinea – Guyana  – Haiti  – Kirghizistan – Madagascar- Mali – Mauritania – Niger –  Russia-  Romania –  Senegal –   Siria – Taiwan – Tagikistan – Tunisia – Ucraina – Zimbabwe.

    Credete che in questi Paesi ci sia il massimo della democrazia? Oggi in Italia il Presidente della Repubblica non ha nessuno dei tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) ma svolge solo un ruolo di garante e un ruolo di rappresentanza dell’unità nazionale e viene eletto dalParlamento. Invece col semipresidenzialismo avremmo un dittatore che sovrasta tutti gli altri poteri. ancito in Costituzione. Ma a questo non pensa di certo la neoliberista Meloni. 

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