Dal barile alla pompa. Ecco come si forma il prezzo di benzina e diesel in Italia. Il peso del fisco è da record

Dai mercati internazionali al piccolo dettagliante. Per i benzinai un cuscinetto intorno al 10% su cui agire per modificare le quotazioni alla pompa

(Luca Pagni – repubblica.it) – Come si forma il prezzo della benzina, quanto ci guadagnano le società che estraggono petrolio, quanto incidono le commissioni di intermediari e grossisti, quanto pesano le tasse e, infine, qual è il guadagno dei gestori delle pompe di servizio? E dove potrebbe inserirsi la “speculazione” dei prezzi e da parte di chi?

La catena che parte dal giacimento e arriva al serbatoio delle nostre automobili è lunga e oltre modo complessa, vediamo le risposte a tutte le domande.

Le quattro componenti del prezzo

Sostanzialmente, il prezzo di benzina a gasolio è composto da quattro macro-voci principali: il costo della materia prima, le commissioni per broker, trasportatori, grossisti e intermediari vari, il peso della componente fiscale, per arrivare al margine che arriva ai gestori dei distributori.

Il mercato del greggio

I prezzi di gasolio e benzina seguono l’andamento delle quotazioni del greggio. Gli indici di riferimento sono il Brent per l’Europa e il Wti per gli Stati Uniti, oltre a Fateh per l’area del Golfo Persico. Al momento, il Brent è ai minimi dell’anno: quota attorno agli 80 dollari al barile, dopo un picco toccato a fine giugno a 122 dollari. A formare i prezzi è soprattutto l’Opec+, il cartello “storico” dei maggiori produttori guidato dall’Arabia Saudita, a cui negli ultimi anni si è aggiunta la Russia. Aumentando o diminuendo la quota di produzione complessiva dei paesi membri, riesce a indirizzare i prezzi.

La filiera intermedia

Dal giacimento al serbatoio delle automobili agiscono una serie di intermediari che vanno dai broker dei prodotti raffinati a chi procura il carburante per i distributori, in particolare per quelli indipendenti e “no logo”. Sulla componente raffinazione incide anche il Platts. Di cosa si tratta? Platts è il nome di un’agenzia specializzata che definisce il valore di benzina e gasolio nel momento in cui vengono vendute alle raffinerie. Si tratta quindi di una valutazione di “domanda e offerta industriale”, quindi esprime il prezzi finale dei prodotti raffinati. Complessivamente il peso della componente industriale pesa sul 30-35% del prezzo complessivo alla pompa.

Perché il gasolio costa più della benzina

E’ il caso specifico in cui incidono l’aumento dei costi della raffinazione. Il numero di impianti in Europa si è ridotto negli ultimi 10-15 anni, provocando un’aumento della domanda in particolare dall’Asia (Corea e India soprattutto). La Russia ha garantito una parte delle forniture in calo per la chiusura e la ristrutturazione degli impianti europei, ma sono andate in calando a causa della guerra russo-ucraina. E dal 5 febbraio scatterà il nuovo embargo commerciale nei confronti di Mosca e che riguarda proprio i prodotti raffinati. Il timore è che almeno in una prima fase questo comporti un ulteriore aumento del gasolio. 

Il peso di Iva ed accise

Come noto, l’Italia è sul podio dei Paesi europei dove maggiore è la componente fiscale: è al primo posto per il gasolio, al secondo per la benzina.

Per la benzina la componente fiscale è pari al 58%, mentre prezzo della componente industriale e commerciale si ferma al 42%. Si si prendono i prezzi del 9 gennaio scorso, in base a un prezzo della benzina di 1,812 euro al litro la componente fiscale risulta di 1,055 euro al litro mentre la componente industriale è pari a 0,757 euro al litro. Della componente fiscale 0,728 euro/litro sono accise mentre 0,327 euro/litro è Iva (al 22%).

Gasolio, le tasse più alte d’Europa

Leggermente diversi i numeri con cui si forma il prezzo del gasolio: la componente industriale pesa per il 45% (0,777 euro/litro) rispetto al 55% (0,940 euro/litro) della componente fiscale, che porta l’Italia al primo posto in Europa per il peso complessivo delle tasse. Le accise per il diesel -valgono 0,467 mentre l’iva (al 22%) 0,319 euro/litro.

Quanto incassano i benzinai

Il margine dei gestori dei distributori vale circa l’8-10 % del prezzo per il gasolio e arriva fino al 12% per la benzina: ed è questo il margine sui cui l’operatore puo agire per modificare il prezzo alla pompa.