
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Ricapitoliamo. Il 9 gennaio, dopo un mese scarso di “indagini”, la Procura generale di Milano invia a Nordio un parere di 23 righe favorevole alla grazia per la Minetti, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Il 18 febbraio, in gran segreto, Mattarella firma la grazia. L’11 aprile esce la notizia su Rai3 e sul Fatto. Che indaga e smentisce punto […]
Il vino era ottimo
(Di Marco Travaglio) – Ricapitoliamo. Il 9 gennaio, dopo un mese scarso di “indagini”, la Procura generale di Milano invia a Nordio un parere di 23 righe favorevole alla grazia per la Minetti, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Il 18 febbraio, in gran segreto, Mattarella firma la grazia. L’11 aprile esce la notizia su Rai3 e sul Fatto. Che indaga e smentisce punto per punto il parere del Pg. Non è vero che Minetti ha cambiato vita (“seria e concreta volontà di riscatto sociale”, “radicale presa di distanza dal passato deviante” da cui è “oggi impermeabile”): vari testimoni raccontano festini con escort a Ibiza e Punta del Este chez Cipriani, suo compagno, amico di Weinstein e di Epstein. Non è vero che il figlio adottivo sia stato abbandonato dai genitori né che fosse operabile solo a Boston (rendendo indispensabile il passaporto e dunque la grazia alla Minetti): il S. Raffaele e l’ospedale di Padova smentiscono di aver trattato il caso e confermano che avrebbero potuto seguirlo, come altri 7 centri italiani. Il Colle si spaventa e chiede nuove indagini alla Procura generale, che le affida allo stesso Pg che ha firmato il parere. Praticamente si chiede all’oste se il vino è buono. E ieri l’oste ha risposto: il vino è ottimo.
In una nota che si stenta a credere sia opera di un magistrato, il Pg scrive che i fatti svelati dal Fatto “non corrispondono al vero” o “non contrastano col quadro probatorio”. Quali? Quelli che non c’entrano nulla col parere sulla grazia e quelli che il Fatto non ha mai scritto. Minetti e Cipriani non hanno “pendenze giudiziarie o indagini”: e chi l’ha scritto? “Non emergono irregolarità nell’adozione” del bambino e l’avvocata bruciata viva difendeva i genitori, non il minore: e che c’entra con la grazia? “È confermato il grave quadro sanitario del minore in cura a Boston”: e chi lo nega? Ciò che è smentito è che non fosse curabile in Italia. E poi Minetti faceva “volontariato”: e questo basta per graziarla? Ma il meglio arriva su Graciela, massaggiatrice in casa Cipriani, che racconta “feste di droga e sesso” e molestie: fornisce dettagli, chiede di svelare “altri fatti ai magistrati”. Ma questi non la sentono perché sarebbe “smentita da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive” (gli avvocati di Minetti e Cipriani hanno trovato dei testimoni a favore dei loro clienti: ma va?) e da misteriose “persone informate sui fatti”. Quindi, al posto della testimone oculare, si interroga chi la smentisce per conto di Minetti e Cipriani. E chissenefrega se non c’è più nulla di vero nelle 23 righe del parere del Pg. In sintesi: Minetti e Cipriani prendono in giro il Pg, che ci casca e ci fa cascare Nordio e Mattarella. E ora, per non ammettere di essere stati presi in giro, si tenta di prendere in giro l’intero popolo italiano.
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ll monarca ha preso la sua decisione e non si discute!
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Beh però ora Mattarella ha tutti gli elementi per decidere. Avendo chiesto una revisione di indagine a causa dello scoop del fatto se questa revisione non è convincente può revocare la grazia.
Ho una mezza idea che non lo farà.
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Non vorrei sbagliarmi ma credo che il Colle nelle domande di grazia può decidere in base alle osservazioni della Procura, in rarissimi quanto unici casi particolari (come quello in oggetto) può chiedere una revisione alla stessa (Procura) che è quello che ha fatto. Ma mai prenderà decisioni finali a valle di indagini giornalistiche. Il Colle non valuta l’impianto probatorio, tantomeno non può metterlo in discussione perché al di fuori delle sue competenze.
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A quanto leggo su internet il parere della procura non è vincolante. Ne potrebbe esserlo, altrimenti la grazia la deciderebbero i magistrati.
Quindi, a rigor di logica, se il PdR ritiene che la procura non abbia risposto compiutamente ai rilievi sollevati da fonti giornalistiche potrebbe ignorarli e revocare la grazia.
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Ma come fa a sapere se la Procura ha risposto compiutamente o meno? Se fosse così non avrebbe chiesto la revisione e avrebbe deciso subito. Ovvio che il Colle lasci alla Procura la responsabilità che le appartiene. Di logica credo che funzioni così,
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Io la vedo così. Sergio apre il giornale e dice “oibò, ma allora anche gli ospedali italiani potevano curare il bambino?”, per questi ed altri motivi quindi chiede la revisione del parere.
Arriva il parere e non dice nulla riguardo all’affermazione del giornale. Quindi o chiede una revisione della revisione oppure capisce che la procura non vuole smentire se stessa e quindi ne trae le dovute conseguenze.
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E quali sarebbero le dovute conseguenze? Abbiamo sbagliato a chiedere alla Procura perchè è come chiedere all’oste se il vino è buono e quindi condurre un indagine per proprio conto? Perchè al di la delle dichiarazioni di uno e dell’altro il Colle non ha in mano nessuna prova o controprova, oltre a quella che un bambino poteva essere curato anche in Italia. L’impianto però è un pò più articolato non trovi anche tu?
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Si ho fatto un esempio, in realtà lo scoop del Fatto dice molte cose.
Il concetto secondo me è questo: la procura fornisce un parere, come ogni parere può essere preso in considerazione o meno. Il PdR può decidere autonomamente se quel parere lo convince oppure no. Se non lo convince emana la sua decisione in modo difforme (cioè concede la grazia anche se il parere della procura è contrario e viceversa).
Questo è il significato di “parere”. Se poi c’è un codice che non conosco che dice che il parere della procura è vincolante, quindi se è positivo il PdR deve dare la grazia, allora alzo le mani.
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Non so come funzioni ma sempre di logica, visto che il PdR ha chiesto di verificare ulteriormente e la verifica ha dato lo stesso risultato, il PdR rimane con la sua ultima decisione e cioè la concessione della grazia. Del resto è un pò come quando il PdR rimanda alle camere una legge che in seconda battuta è costretto a firmarla, che gli piaccia o meno. Questo è il rovescio della medaglia di una Costituzione che nega il potere assoluto e secondo me è meglio che sia così con i suoi pro (tanti) e contro (pochi). Che ci piacciano o meno.
Poi magari nei prossimi giorni posso essere smentito da una comunicazione del Colle anche se credo molto improbabile.
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Si infatti, il PdR sarà ben contento di non doversi rimangiare la parola.
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Il problema e il quesito da porsi è: se funziona in questo modo sul caso Minetti, come pensiamo che possa funzionare per tutto il resto ?
Mah…meglio evitare emicranie mattutine.
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“Mattarella è il politico più apprezzato dagli italiani”! E abbiamo detto tutto.
Il problema non è la classe politica ma chi la elegge e, di conseguenza, c’è ben poco da fare.
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Se gli italiani proseguono a farsi sedare dai vari programmi televisivi, dal calcio, dalle lotterie e da tutto quanto rappresenta il nulla totale, le speranze sono ben poche.
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Copione di un Travaglio…persino dell’oste avevo scritto🤭😆
Perché in effetti, È esattamente COSÌ…
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Beh è un pò come quando il PdR rimanda alle camere una legge da rivedere e poi comunque la deve firmare in seconda battuta.
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mi si consentano solo due cose: un sesquipedale plauso a Marco Travaglio👏👏👏👏👏👏👏 ed ai “Suoi Ragazzi” ed un ringraziamento alla Redazione di Infosannio
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Scusate…avevo dimenticato di annotare, apprezzandola moltissimo, la totale solidarieta’ che ha espresso Aldo Cazzullo, ieri sera dalla Gruber, verso i Colleghi del Fatto sulla vicenda, non conclusa mi auguro n.d.r., della signora o signorina Minetti…!!
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Mi chiedo ma a quante Minetti sarebbe stata accordata la grazia e se le verifiche del Tribunale di Milano siano state utili all’ approfondimento del caso. Non credo che le notizie emerse da testimonianze oculari e riportate dal “Fatto” possano essere frutto di superficialità e non abbiano avuto un giusto riscontro. Spero che la verità venga presto a galla a riconferma della serietà dei giornalisti del Fatto e a dimostrazione del ……….
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Meno male che il caso è emerso dopo il referendum. Prima ne avrebbe ostacolato il risultato, forse. Non tutti i magistrati sono da difendere. Per non dire del Presidente del CSM.
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A me era già chiaro, ma ora è ufficiale e scritto nero su bianco: NON SIAMO TUTTI UGUALI DI FRONTE ALLA LEGGE. Come cittadino italiano mi sento tradito in un principio fondante della costituzione. Forse è per questo che subisce continui attacchi ai suoi principi fondamentali
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Come già ipotizzato, è piovuta dal cielo una montagna di sabbia per coprire l’enorme cag@ta fatta fuori dal sarcofago dalla mummia sicula e da tutto il cucuzzaro. Come da prassi nella terra dei cachi, quando ci si imbatte nel solito scandaletto, grande o piccolo che sia, che tocca i soliti noti. Mi consola che in questo caso, nessuno grida alla giustizia ad orologeria o alle toghe rosse. Dacci anche oggi la puntata del nostro Garlasco quotidiano, così dimentichiamo più in fretta.
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Pare sia in realtà la cugina della nipote di Mubarak
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E noi ci auguriamo che questi che stanno al governo vadano via per fare posto agli amici e compagni di Mattarella…Cosa ha detto Shlein e il PD a proposito ? Silenzio tombale : il nostro presidente ( nostro non nel senso dell’ Italia ) non si tocca . La casta va rispettata e la PG di Milano lo ha fatto.Augurini al campo largo !
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iL cane non mola l’osso ne va della sua vita agiata mentre a noi popolino ci dilettano con Garlasco e sorete ad minchiam
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Spero che “il più amato dagli italiani” si renda conto dell’impollata…anche se, ovviamente, gli conviene abbozzare per salvare la faccia a sé stesso e a tutto l’ambaradan, tanto più che il FQ È SOLO, ha tutti gli altri “giornali”-venduti-contro…
Certo che questo Epstein (coi suoi files) ha lunghi tentacoli anche da morto.
È una ragnatela infinita…nessuno può sfiorarne anche un solo filo esterno senza che accorra qualche ragno guardiano… e sono tanti, mi sa…
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Dalla casella di più antico mestiere del mondo, la fanciulla – dopo una vita di onorata carriera e a coronamento del brillante successo ottenuto – si era definitivamente spostata al comodo posto di esperta tenutaria di una lussuosa maison peruviana. Il che, agli occhi del cattolico democristiano del Colle, ne ha fatto un tenero cuore di mamma adottiva. Una cosa è certa: il bambino quando raggiungerà l’età puberale riceverà, peraltro aggratis, un’adeguata nonché raffinata educazione sentimentale. Questo basta e avanza alla nuova mammina per dimostrare di essersi riscattata da una sfruttata sudditanza di genere. Era l’obiettivo del suo noto mentore frequentatore di avvenenti sex worker d’alto bordo. Di sicuro, da laggiù starà applaudendo al nobile gesto del vegliardo inquilino del Quirinale.
Sono cinque celeberrimi minuti parzialmente indicativi del regno berlusconiano.
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In realtà non mi sembrano molto preoccupati…🤭
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La procura di Milano fa il suo bel figurone: il vino è buono e a quanto pare è anche tanto. E mattarella a ruota.
Ora ingiustizia è (ri)fatta, ma sono sicuro che il FQ non mollerà l’osso, anzi, penso che investirà parecchie risorse sulla vicenda, sia per salvare la propria reputazione (e quindi anche clientela), sia per affossare quella di chi ha pensato di sbugiardarli con un camion di sabbia. Travaglio è uno cui scoccia moltissimo avere torto e penso che farà di tutto per dimostrare di avere ragione (e secondo me ce l’ha). Si sono fatti un nemico che non molla mai.
Penso troverà una montagna di altre prove contro la minetti che se alla fine dovesse riuscire a tenersi questa grazia sgraziata, dovrà comunque trasferirsi in un’isola del pacifico per quello che verrà fuori su di lei e sul suo socio, del resto non sarebbe la prima volta.
Ovviamente non ho prove, sono complottistissimo, e scrivo dal bar.
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“… e scrivo dal bar.”
aah, allora non era un’impressione 🙂 (ironico, ovviamente)
Però su una cosa hai ragione: “Travaglio è uno cui scoccia moltissimo avere torto e penso che farà di tutto per dimostrare di avere ragione”
E’ proprio questo il suo problema/necessità.
Sua necessità: il giornale ha un posizionamento ben preciso (marketing, come per tutti i prodotti): è creato per gli arrabbiati.
Quelli che non sentono ragione, quelli a cui non importa come stanno le cose davvero, importa come pensano loro (o il loro pifferaio magico) che le cose stiano, quelli che arrivano al punto, per esempio, di osannare i magistrati (o Grillo …) a prescindere, ma appena uno di essi va in (buon) senso contrario (GRillo compreso) si stracciano le vesti e lo crocifiggono come se avesse disertato il campo di battaglia lasciandoli lì da soli. Ecc.
Senza questi lettori, il giornale di Travaglio non esiste. Travaglio non può violare l’impostazione di marketing che ha dato: dovrebbe trovarsi un altro pubblico.
Suo problema: è gonfio di sé che scoppia! Lo capsici da come e cosa scrive; lo vedi nella sua espressione facciale (identica a quella che già aveva 20 e più anni fa – qualche repertorio tv c’è -); emerge quando, unico nel suo ambiente, sfotte pubblicamente colleghi che hanno solo il difetto di vederla diversamente da lui (il ragionier Cerasa, per dirne uno) e, naturalmente, di avere anch’essi dei lettori, cioè di intercettare una parte dei clienti (che sono pochi e tutti ne hanno bisogno) che leggono un altro giornale, e quindi non comprano il suo.
Il suo problema offre uno spunto per un po’ si sano e divertente complottismo dietrologico, che qui va forte.
Se mai questa vicenda fosse un polpetta avvelenata, gliel’avrebbero confezionata proprio bene, puntando tutto sul suo ego smisurato, sulla sua sicumera, sulla sua fregola di “dare le notizie” (quelle che “giornaloni non ne vedono mai una”).
Una bella trappola per mettere in scacco potenzialmente letale, per interposto imprenditore miliardario che non è un politico come era Berlusconi, il quale, in questo senso, aveva le mani legate: questo lo querela per 250 milioni ( a quanto si legge) con la stessa facilità con quale dice “ciao Nicole, vado al lavoro”.
Ma la dietrologia è una meraviglia: e se fosse stato lui a confezionarsela???
Pensateci.
Il giornale va così-così, come tutti di ‘sti tempi. Serve un’idea di marketing forte.
Trovato!
Perché non diamo una notizia falsa, ma verosimile (tanto, una più una meno …). Scateniamo un putiferio mirando in alto (Mattarella). Scopriranno che è falsa, ovvio, ma nel frattempo avremo polarizzato il pubblico, fatto parlare di noi e galvanizzato i nostri lettori. Lettori cui non importa proprio l’evidenza. Se anche tu gli metti in mano la Terra per giocarci a pallone, loro, a dispetto di Euclide, continueranno comunque a giocarci a “Freesbee” 🙂
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Ma quanto livore! 😂
Scoccia a tutti ammettere di aver torto soprattutto quando si ha ragione (appunto) da vendere. Cosa che tra l’altro a molte testate nazionali latita da decenni (la ragione).
Riguardo le entrate e le vendite a fantomatici lettori “arrabbiati” da parte del Fatto, va detto che se non fosse per le sovvenzioni a carico di Pantalone, le altre testate (che nulla hanno a che fare con il livore dei lettori?) avrebbero grosse difficoltà a campare. Tutto il polpettone che hai scritto serve per giudicare il poeta senza leggere la poesia che è esattamente quello che fanno i pennivendoli alla Cerasa (giustamente menzionato) e difficilmente credibile. Come il tuo post.
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“Va detto che se non fosse per le sovvenzioni a carico di Pantalone, le altre testate avrebbero grosse difficoltà a campare.”
Va parimenti detto che questa affermazione denota una discreta ignoranza riguardo alla situazione del finanziamento pubblico ai giornali in Italia.
In altre parole, è la classica minchiata, che se fosse vera sarebbe una vera minchiata.
Basta uscire per un attimo dal mondo fatato dei facili slogan (e dei referendum un tanto al chilo) e farsi un giro nel mondo reale per accorgersi che la suddetta realtà è un tantinello differente da come la stai dipingendo (ma non è colpa tua: te l’hanno venduta così, e tu ci sei cascato senza controllare, probabilmente perché la cosa soddisfaceva un tuo pregiudizio verso le altre testate; quindi sì, alla fine è comunque colpa tua).
https://www.ilpost.it/2025/10/10/contributi-pubblici-giornali-prima-rata-2024/
La prima cosa che salta agli occhi consultando l’elenco è che i cosiddetti “giornaloni” non beneficiano affatto di contributi pubblici: ne consegue che quelle che chiami “difficoltà a campare”, per testate quali ad es. Corriere della Sera, Stampa, Repubblica, Sole 24 ore, ecc., sono ad oggi del tutto identiche a quelle del Fatto Quotidiano.
Sempre dall’elenco linkato (e ancor più dal link al pdf ministeriale in testa all’articolo) si evince altresì come Libero sia praticamente l’unica testata di una certa rilevanza che riceva contributi significativi, ma personalmente dubito fortemente che il parlamentare più ricco e più assenteista d’Italia incontrerebbe grosse difficoltà nel reperire in altra maniera quei poco meno di tre milioni che oggi gli vengono erogati.
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I grandi quotidiani nazionali a diffusione commerciale (es. Corriere della Sera o la Repubblica) sono esclusi dai contributi diretti ordinari, ma possono occasionalmente beneficiare di misure straordinarie o di credito d’imposta.
Studia.
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Se parliamo di misure straordinarie, allora anche il FQ ne ha usufruito in passato.
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No.
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Se lo dici tu.
Pensa che mi ricordavo di un certo prestito garantito dallo Stato ai tempi del Governo Conte-2, ma evidentemente sono io che ricordo male (o magari, avere lo Stato che ti fa da garante non è considerata una forma di aiuto).
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Ok mi sa che ho a che fare con un (ometto per educazione l’aggettivo) :
“Il Fatto Quotidiano ha beneficiato di un provvedimento del governo Conte, ma non si tratta di un finanziamento pubblico.
Tale somma sarebbe stata ottenuta «grazie alle misure previste dal decreto liquidità per aiutare le pmi dopo l’emergenza Covid».Il riferimento è all’articolo 1 del decreto-legge n.23 dell’8 aprile 2020, ribattezzato decreto liquidità, che mette a disposizione delle imprese con meno di 500 dipendenti un fondo di garanzia in grado di coprire dal 90 per cento al 100 per cento di un prestito fino a 5 milioni di euro, per facilitare la ripartenza economica dopo l’emergenza sanitaria da Covid-19.
La notizia del finanziamento pubblico è stata smentita il 15 giugno da Cinzia Monteverdi, amministratrice delegata di SEIF, sulla versione cartacea del Fatto Quotidiano (è disponibile a questo link per gli abbonati). Secondo la spiegazione di Monteverdi, l’azienda si sarebbe limitata «a chiedere un finanziamento a Unicredit per investimenti in immobilizzazioni», ovvero un normale finanziamento bancario regolato dalla legge 662 del 1996. «Dunque è falso che abbiamo chiesto un finanziamento pubblico, che prendiamo soldi dallo Stato, che riceviamo favori dall’attuale governo» conclude Monteverdi, «chi continuasse in questa mistificazione senza rettificare le diffamazioni diffuse per infangare il Fatto, ci costringerebbe ad adire le vie legali e ne risponderebbe in Tribunale».
Pur non trattandosi di un finanziamento pubblico, il Fatto Quotidiano ha beneficiato quindi della norma contenuta nel decreto liquidità. Il finanziamento è stato infatti regolarmente stipulato con Unicredit, come dichiarato da Monteverdi, e sarà garantito dal Fondo di Garanzia, istituito dalla legge 662 del 1996. Tale garanzia, tuttavia, in condizioni normali coprirebbe il finanziamento fino a un massimo dell’80 per cento, quota aumentata fino al 90 per cento con il recente provvedimento del governo Conte.
Tali condizioni non si applicano naturalmente al so
lo Fatto Quotidiano: le domande pervenute dal 17 marzo al 14 giugno sono state oltre 618mila.
Giuseppe Conte
Ora mi spieghi cosa c’entri questo (del periodo covid) con i finanziamenti pubblici all’editoria.
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C’entra nella misura in cui anche un finanziamento agevolato e garantito è, di fatto, un aiuto elargito da Pantalone.
Se invece non si può considerare un aiuto, facciamo che io chiedo un prestito da due milioni e mezzo e tu mi fai da garante. Che faccio, prenoto il notaio?
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Jonny se tutte queste tue risposte servono per portarmi al tuo livello e battermi con l’esperienza sappi che non ce la farai mai.
Spiegone:
La cosa era partita dal fatto che molte piccole testate, comprese anche quelle come repubblica e il corriere, usufruiscono di contributi statali anche se in modi diversi. Tu hai iniziato col dire che anche il Fatto ne ha usufruito e io ti ho risposto incollando il caso specifico (ripeto specifico e aggiungo unico) legato ad un aiuto che lo stato diede a tutte le pmi per uscire dalle difficoltà del periodo covid. Ora se vuoi continuare a prendermi per i fondelli sappi che qui chiudo la conversazione (semmai ce ne fosse stata una perlomeno edificante).
Buona domenica
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Per contro:
Corriere della Sera e la Repubblica non ricevono i contributi diretti previsti dal Fondo per il pluralismo dell’informazione, destinati principalmente alle piccole testate, cooperative e giornali locali. Entrambe le testate usufruiscono però di misure di sostegno indirette, come il credito d’imposta per l’acquisto della carta, e di incentivi per la digitalizzazione e la diffusione dell’abbonamento digitale.I dettagli di queste agevolazioni includono:Credito d’imposta per la carta: Un’agevolazione fiscale (solitamente intorno al 30%) sulle spese sostenute per l’acquisto della carta utilizzata per la stampa.Contributi per le edicole: Lo Stato eroga fondi e contributi a sostegno dei punti vendita per mantenere attiva la rete distributiva fisica.”
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Delle misure di sostegno indirette beneficia anche il FQ, ignorante.
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No. Ne ha usufruito di una speciale per il periodo covid come tutte le pmi con meno di 500 dipendenti. E non ti permettere di insultarmi.
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Ignorante è colui che ignora, non è un insulto, ed io ti ho appena mostrato una cosa che ignori, ovvero che il FQ usufruisce regolarmente del tax credit per la carta.
https://www.ilpost.it/charlie/il-finanziamento-pubblico-e-il-fatto/
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Allora l’ignorante sei tu (che leggi il Post)
No. Il Fatto Quotidiano non usufruisce del tax credit per la carta (noto come credito di imposta sull’acquisto della carta) né dei contributi diretti all’editoria. Il giornale ha sempre mantenuto una linea coerente di rinuncia ai finanziamenti pubblici per la stampa, affidandosi invece direttamente al sostegno e agli abbonamenti dei propri lettori
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No. Il Fatto Quotidiano non usufruisce del tax credit per la carta (noto come credito di imposta sull’acquisto della carta)
Fonte?
Il discorso di Travaglio si riferisce ai contributi straordinari, non al credito d’imposta, dunque non smentisce quanto asserito dal Post (che per inciso non leggo abitualmente ma ho preso a casaccio: di fonti che affermano la stessa cosa ne trovi quante ne vuoi).
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Ripeto:
No. Il Fatto Quotidiano non usufruisce del tax credit per la carta (noto come credito di imposta sull’acquisto della carta)
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Ti stai arrampicando sugli specchi:
Il Fatto Quotidiano non riceve alcun finanziamento pubblico, inclusi i crediti d’imposta per l’editoria.Il giornale ha da sempre fatto della lotta ai contributi statali una bandiera, tanto da riportare sotto la propria testata la dicitura “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Anche per l’ultima annualità, l’editore ha formalmente rinunciato a circa 750.000 di fondi spettanti per legge.Se hai invece bisogno di informazioni su come il giornale scrive in merito ai crediti d’imposta riservati alle imprese (come il Transizione 5.0, il tax credit cinema o le agevolazioni ZES), puoi consultare gli articoli e gli aggiornamenti direttamente sul sito ufficiale del Il Fatto Quotidiano.
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Studia ogni tanto così eviti figuracce:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/12/il-nostro-finanziamento-siete-voi-lettori-il-fatto-ha-rinunciato-ancora-ai-contributi-pubblici-per-la-stampa-travaglio-ce-labbiamo-fatta-ora-abbonatevi-a-un-prezzo-speciale/8382467/
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Ho una bella notizia da darvi: Il Fatto Quotidiano ha rinunciato, anche quest’anno, al finanziamento pubblico alla stampa.
La frase che campeggia sotto la nostra testata — “Non riceve alcun finanziamento pubblico” — resta lì e continua a essere la nostra bandiera. Essere il terzo quotidiano generalista italiano non bastava più. Così, quando è stata approvata la legge che regala ai giornali richiedenti 10 centesimi per ogni copia stampata (calcolata sul 2023), i nostri amministratori hanno preferito presentare la domanda. Non sapevano come sarebbe andato il mercato all’inizio di quest’anno e non volevano precludersi la possibilità di quel finanziamento, qualora si fosse reso indispensabile per far uscire il giornale. Quei 750.000 euro che ci spettavano per legge avrebbero potuto farci comodo.
Nonostante la domanda cautelativa, abbiamo dichiarato fin dall’inizio che avremmo fatto di tutto per non incassare quei soldi. Mentre gli altri giornali — quelli che vivono di fondi pubblici perché non hanno né lettori né notizie — esultavano pensando che saremmo diventati come loro, noi ci siamo messi al lavoro. Abbiamo tagliato i costi e ridotto la foliazione senza penalizzare i contenuti, investendo sulla qualità e sulla campagna abbonamenti per allargare la nostra comunità.
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OT
PINA PICIERNO LASCIA CON SOFFERENZA IL PD.
AVANTI TUTTA COMPAGNUCCI!
Pina Picierno lascia il Pd: “La casa dei riformisti non c’è più, troppi i silenzi sull’Ucraina”
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Stamattina sono rimasto interdetto finché non ho aperto la pagina 2 del Fatto, trovando infine suffragati i miei ‘sospetti’. Ebbene, sì; il “lui”, in realtà, è una “lei”. Mi ero infatti chiesto perché nell’apertura principale del quotidiano, così come nel suo editoriale, Travaglio si fosse fatto scrupolo di declinare al maschile – il “Pg”, “l’oste”, ecc. – la figura istituzionale della Procuratrice generale Francesca Nanni. Salvo poi Davide Milosa – appunto, in 2a pagina – restituire al magistrato i ‘corretti panni di genere’. L’unica spiegazione che mi sono allora dato è che MT volesse proprio instillare nel lettore, confondendolo vieppiù, il dubbio di una qualche somiglianza con la Minetti della stessa Nanni (ritratta sulla sx nella foto di 1ª pagina), in un’ennesima ‘reincarnazione’ – financo bionda e togata – dell’ex igienista dentale, eppur fresca reduce dalla ‘redenzione quirinalizia’. Prova ne sarebbe il titolo stesso della 1ª pagina in cui agente/soggetto e complemento di specificazione sono riconducibili alla stessa persona: Nicole Minetti.
P.S.: scusate l’autocitazione, ma non è mica da tutti riuscire ad incastonare nello stesso post 2 avverbi (‘vieppiù’ e ‘financo’) tanto cari a MT. Chissà se il mio coetaneo potrebbe persino adontarsi per cotanto scimmiottamento…
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Resta il mistero del perché Mattarella, una volta scoppiata la cosa, non ha fatto un comunicato di quattro parole: la pratica è ok (l’americanismo ci sta visto che è il presidente più amato dai giovani).
E fine della storia.
Invece ha messo in moto l’inutile tarantella Quirinale-Milano-Uruguay-Milano-Quirinale. Perché?
E’ come se avesse voluto dire a Nordio e procura (e per conoscenza agli italiani): mi avete costretto a firmare questa roba, io la firmo ma mi tiro fuori e lascio a voi la figura che vi meritate di fare (soprattutto se ci saranno cause dove arriveranno i testimoni).
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Definire il caso “grazia alla Minetti” é una porcata vuol dire prenderla alla larga… molto alla larga.
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Per un Napolitano che va via c’è un altro che prende il suo posto . Della seria morto un papà se ne fa un altro . alcuni alberi multisecolari si dice che espandano le loro radici nel sottosuolo e riemergono da un’ altra parte con vigore e vita successiva millenaria ,altre come la gramigna sono indistruttibili perché basta un loro pezzettino per fare da talea come le metastasi del cancro .
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a questo punto noi tutti italioti consideriamoci graziati a prescindere per un 3 anni di galera per qualsiasi reato comporti questa pena🤔
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Essendo emerso dall’articolo odierno de “il Fatto”, firmato da Milosa, che i cosiddetti amici di famiglia della coppia Cipriani-Minetti “(…) – che hanno confermato il quadro già illustrato ai difensori – sono in numero di 8, ci si azzarda a fare un pronostico. Ossia che in uno dei prossimi editoriali MT evocherá – incline alla cinefilia, dunque da par suo – il titolo quanto mai calzante di una delle pellicole di Quentin Tarantino: “The Hateful Eight”.
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La Minetti e il compagno si rivolgeranno alla magistratura? Se non lo faranno potrebbe significare che hanno la coda di paglia. Se lo faranno quelli del fatto e i suoi sostenitori che faranno? Si metteranno a piangere in nome della libertà di stampa ma chiederanno scusa o affronteranno il processo e porteranno le prove di una Minetti non si è redenta?
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