I diritti conquistati negli ultimi 80 anni siano una lezione per il futuro. La nostra storia ha visto battaglie democratiche e dato voce anche agli umili

Una manifestazione pro repubblica alla vigilia del referendum del 2 giugno 1946

(ANNA FOA – lastampa.it) – Le ricorrenze hanno sempre due aspetti, due prospettive: ricordano il passato, guardano al futuro. Così, questa celebrazione degli ottant’anni della Repubblica ci ricorda come essa è nata, che cosa ha significato nel 1946, ma ci interroga anche in un momento difficile della nostra storia – e per nostra non intendo solo quella italiana – su cosa la Repubblica nata ottant’anni fa rappresenta per il futuro di tutti noi, come possa condizionarlo e determinarlo.

Partiamo dal passato. Il 2 giugno del 1946 non ci fu solo il voto per il referendum tra monarchia e repubblica, ma ci fu anche il voto per l’elezione dell’Assemblea Costituente, da cui sarebbe nata la nostra Costituzione. E fu anche la prima volta in cui le donne andarono a votare, ad esprimere un voto politico e non più, come nel marzo dello stesso 1946, un voto solo amministrativo. Voto per il referendum istituzionale, voto per la Costituente e voto alle donne sono così strettamente legati in quel 1946 e segnano l’inizio di una nuova Italia, dopo la dittatura e la guerra del fascismo.

Il risultato del referendum istituzionale non era però affatto scontato. L’affluenza alle urne fu altissima, l’89% degli aventi diritto al voto, la Repubblica ottenne 12 milioni 700 mila circa voti, la monarchia 10 milioni 700 mila. Il voto premiò nettamente la monarchia al Sud e la Repubblica al Nord. Se questi furono allora i risultati, stupisce vedere come i monarchici furono rapidamente cancellati dalla storia successiva, divenendo quasi una sorta di macchietta, e come la Repubblica divenne rapidamente una realtà acquisita e non contestabile.

L’Italia aveva in realtà avuto nel corso del processo risorgimentale un’importante corrente repubblicana. Mazzini, naturalmente, ma non solo, anche Carlo Cattaneo e il federalismo repubblicano. E aveva avuto un esempio straordinario di Repubblica, quello della Repubblica Romana, nata a seguito della rivoluzione del 1848 e durata dal febbraio al luglio del 1849, che aveva, prima di essere vinta dall’esercito francese, dato vita ad una Costituzione democratica molto avanzata. Il nome “Repubblica” era stato poi purtroppo infangato, nel 1943, dalla nascita della Repubblica di Salò, Stato fantoccio alleato degli occupanti nazisti. Ma per i suoi avversari, non a caso, i suoi sostenitori non ebbero mai il nome illustre di “repubblicani” ma quello, denigratorio, di “repubblichini”.

La rinascita dopo il referendum

Questo il passato remoto, il momento della nascita, illustrata dalla nostra Costituzione, fra le più avanzate d’Europa. Ma dopo? Distinguersi dal passato, per la Repubblica, non era difficile: il 1946 non era stato un passaggio neutro da un regime istituzionale ad un altro, ma una rinascita dopo una dittatura durata vent’anni e una guerra feroce, le cui decisioni portavano la firma del re. Questa firma, fra le altre quella sull’aggressione all’Etiopia, quella sulle leggi razziste del 1938, quella sull’entrata in guerra a fianco della Germania nazista, fu quanto fece soprattutto pesare la bilancia a favore della Repubblica. E che allora segnò, forse, la sconfitta definitiva del regime fascista.

La storia successiva della nostra Repubblica fu però, come sempre e ovunque succede, una storia complessa, carica di minacce di ritorno al passato e al tempo stesso di scelte democratiche avanzate. Nella nostra storia repubblicana c’è il terrorismo nero e quello delle brigate rosse, la mafia, ci sono gli intrighi dei servizi deviati e della P2 ma c’è anche un forte sviluppo democratico della vita politica, ci sono il referendum sul divorzio e quello sull’aborto, la chiusura dei manicomi con la legge Basaglia, un sistema sanitario, almeno fino ad anni recenti, aperto a tutti.

Possiamo forse lamentare che molte di queste conquiste siano state logorate negli ultimi decenni, trovare nella storia recente esempi anche pesanti di ritorni al passato e tentativi di cambiare questa narrazione, di esaltare quelli che allora, ottant’anni fa, erano i vinti della storia. Ma abbiamo dietro di noi, in questa storia repubblicana, anche tanti esempi di battaglie democratiche, di conquiste, di emergere dal basso di voci umili, prima inascoltate. Abbiamo un patrimonio a cui attingere, che fa sì che questa storia, dal 1946 in poi, sia sostanzialmente una storia positiva, volta verso il futuro e che tale possa continuare ad essere.

Come in questi giorni il cardinal Zuppi, presidente della Cei, ha scritto al presidente Mattarella ricordando appunto che la nostra Repubblica è nata «attraversando la sofferenza, riconquistando la libertà, questo anniversario non deve essere solo memoria». Abbiamo, infatti, un passato a cui riferirci, un futuro di cui avere nostalgia.