(di Giulia Della Michelina – lastampa.it) – «La situazione a Nabatiyeh sta diventando sempre più difficile. Lavoriamo 24 ore su 24 per cercare di aiutare le persone». Ghaleb Jaber, 30 anni, fa parte del gruppo di 20 volontari del servizio di ambulanze (Isaf Nabatiyeh) che in questo momento sta facendo fronte all’emergenza sanitaria provocata dalla nuova avanzata israeliana nel Sud del Libano.

Il suo tono di voce lascia trasparire la stanchezza e la preoccupazione mentre descrive l’intensificazione degli attacchi degli ultimi giorni. La zona di Nabatiyeh, una delle città più importanti del Libano meridionale già pesantemente colpita negli ultimi due anni, è assediata da giorni.

Hezbollah ha fatto sapere che i suoi combattenti si sono scontrati con le forze israeliane a Zawtar el-Sharqiyeh a «distanza ravvicinata» nel tentativo di bloccare l’avanzata. «Gli attacchi più pesanti hanno colpito anche le zone di Kfar Roummane, Habboush, Zefta, Deir ez-Zahrani. Sono tutti villaggi vicini alla nostra sede», spiega Jaber, che insieme ai colleghi presta soccorso nell’intera area.

«Ogni giorno, ogni ora ci muoviamo in zone diverse», aggiunge. Domenica l’esercito dello Stato ebraico ha preso il controllo del castello di Beaufort, con una mossa non soltanto simbolica ma anche strategica. La struttura, già conquistata durante l’invasione del 1982, domina infatti le città libanesi sotto occupazione (da Est) ma anche gli insediamenti del nord di Israele a meno di 10 chilometri di distanza.

Gli israeliani «non sono ancora arrivati alla città di Nabatiyeh ma sono molto vicini. E ci sono costantemente bombardamenti sugli edifici, sulle case, sui luoghi di lavoro», spiega Jaber.

«La maggior parte delle persone è fuggita», racconta il soccorritore. L’intera città di Nabatiyeh è stata sottoposta a un ordine di evacuazione da parte dell’esercito israeliano, così come diversi villaggi circostanti, mentre tutta l’area al di sotto del fiume Zahrani è stata definita “zona di combattimento”.

«Molti non hanno più una casa dove stare o non hanno risorse economiche. Abbiamo organizzato delle evacuazioni insieme alla Croce Rossa, ma c’è ancora chi rimane qui, nonostante i rischi». [..]

Anche l’area circostante l’ospedale governativo di Nabatiyeh è stata presa di mira dai droni israeliani, in un attacco che ha ferito tre persone. Gli stessi soccorritori restano esposti a rischi altissimi. Solo nell’ultima fase della guerra in Libano cominciata il 2 marzo Israele ha ucciso almeno 120 paramedici e lavoratori sanitari, spesso colpiti con la strategia del “double tap” che consiste nell’effettuare due o più raid nello stesso luogo nel giro di breve tempo. […]