
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Mai come quest’anno, l’80° della Repubblica, la parata del 2 Giugno è suonata così vuota, retorica e ipocrita. Persino i cavalli deportati per la baracconata prendono a pretesto due petardi per darsi alla fuga. Il presidente Mattarella, circondato da star e starlet, intona la consueta omelia sulla Costituzione che ripudia la guerra e contro i cattivoni che la fanno, dimenticando il vicepremier suo omonimo […]
Fecce tricolori
(Di Marco Travaglio) – Mai come quest’anno, l’80° della Repubblica, la parata del 2 Giugno è suonata così vuota, retorica e ipocrita. Persino i cavalli deportati per la baracconata prendono a pretesto due petardi per darsi alla fuga. Il presidente Mattarella, circondato da star e starlet, intona la consueta omelia sulla Costituzione che ripudia la guerra e contro i cattivoni che la fanno, dimenticando il vicepremier suo omonimo che in barba all’Onu bombardò la Serbia, poi avallò la secessione del Kosovo e ora benedice un riarmo da decine di miliardi in un Paese senza più neppure gli occhi per piangere. Intanto ai Fori Imperiali sfila il campionario delle armi leali che esportiamo in tutto il mondo, anche a paesi in guerra tipo Israele e Ucraina. E le migliori gazzette guerrapiattiste, col petto gonfio d’orgoglio patriottico, magnificano il “volto più moderno delle nostre forze armate: i droni, protagonisti dei conflitti contemporanei, con cui cerchiamo di fare tesoro delle lezioni dall’Ucraina e dal Golfo” (Rep). Gli aerei senza pilota, teleguidati a distanza, seminano morte tra i nemici ma non fra i tuoi, quindi non hai remore a lanciarli. Sono le armi più vili, perché deresponsabilizzano chi le usa. E le più micidiali per i civili: leggere come sono, sono facilmente deviabili dove capita. Così ogni attacco intenzionale su obiettivi civili – quelli israeliani su gazawi e libanesi, quello ucraino che ha sterminato 21 ragazzi in una scuola del Lugansk occupato, scatenando feroci rappresaglie russe – può essere spacciato per un incidente. E ogni drone finito oltre confine (come quello russo dirottato dagli ucraini in Romania) gabellato per un attacco di Putin all’Europa. L’ideale per l’escalation permanente che ingrassa Big Arma: sempre più droni per abbattere sempre più droni.
L’altro fiore all’occhiello è “Cesare, il cane robot made in Italy che apre la strada ai reparti d’assalto nelle irruzioni”: il simpatico “quadrupede meccanico” e “gli altri automi dell’Esercito sono tutti di progettazione nazionale”, come pure i droni, “costruiti in provincia di Pisa e Terni: pesano meno di 25 kg” e alcuni possono essere “trasportati in uno zaino”. Non è meraviglioso? “Da noi non ci sono ancora i mezzi kamikaze che seminano granate”, ma arriveranno presto. Intanto consoliamoci col “fuoristrada Lince” (fiore all’occhiello dell’Iveco appena ceduta dall’ex editore Elkann a Leonardo) che “bombarda di impulsi le frequenze ostili” e col “cannone Skynex con una torretta futuristica che evoca Guerre Stellari” e “crea un muro di schegge nel cielo” (mai più senza). Volti pagina e, sempre su Rep, trovi il titolo “Mattarella condanna le bombe: ‘Basta prepotenza delle armi’”. Quando il 2 Giugno sfileranno anche le ambulanze della neurodeliri sarà sempre troppo tardi.
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