Flussi, onde e maree dove migrano le idee

(Marcello Veneziani) – Ma come si forma l’opinione pubblica oggi in Italia e forse in Occidente? Luca Ricolfi usa una parola chiave, Mutazione, che dà il titolo al suo ultimo libro e ritiene che il fenomeno politico principale del nostro tempo sia la trasmigrazione delle idee di sinistra a destra. Porta molti argomenti a supporto della sua tesi e contraddice i luoghi comuni su cui viene imposto il racconto dominante. Anzi fa notare che quella narrazione ufficiale non raccoglie il consenso popolare, è in stridente contrasto con ciò che vede, sente, pensa la gente. Da qui la dannazione della sinistra, ridotta a santificare l’Assetto esistente e a negare la realtà e la sua più diffusa percezione. Diverge radicalmente la sua posizione da quel che pensa la gente su molti temi cruciali: sull’Europa e sulla globalizzazione, sulla criminalità e sulla sicurezza, sulla libertà e sulle tasse, sulla famiglia e sui sessi, sulla storia e sul razzismo, sugli immigrati e sul loro accesso al lavoro, ai servizi, alle case popolari, agli spazi urbani.

Per delegittimare l’avversario, la sinistra si trincera dietro il totem dell’antifascismo, che usa come religione civile per scomunicare chiunque dissenta dai suoi canoni, mentre la gente avverte l’inesistenza del pericolo fascista e l’evidente anacronismo tra i fatti, le situazioni e i personaggi di oggi e quelli di ottant’anni fa. Ancora una volta, la realtà è da una parte, la sinistra è dall’altra; la percezione della gente e la scontentezza che ne deriva divergono nettamente dai racconti prefabbricati spacciati dalle ditte d’opinione, in larga parte gestite dalla sinistra e dai suoi affluenti. Da qui la tendenza della gente a preferire la scorciatoia del populismo, la via dell’opposizione e della destra; o in alternativa rifiutare la politica e scegliere la via dell’astensione e del dissenso globale.

Da qui il naufragio della sinistra e la sua incapacità a parlare alla gente, col conseguente proposito di mettere sotto tutela la democrazia e sotto controllo la libertà.

Con la beffa aggiuntiva di continuare a considerarsi la garante della libertà e della democrazia. Come il recente caso di Roberto Saviano e di tutta la corte che ha fatto quadrato intorno a lui, che denuncia l’avvento della “democratura” con l’arrivo di Giorgia Meloni al governo perché lui fu querelato avendo definito “bastardi” Salvini e la leader della destra. Immolandosi come vittima preventiva ma irriducibile, vorrebbe mostrare che con la destra al governo stiamo perdendo la libertà e i diritti. E invece ogni giorno assistiamo ad atti d’intolleranza, esclusione e censura verso chi è difforme dal canone ideologico dominante o esprime idee “di destra”. Ma la sinistra, sull’onda di Saviano, parla a contrario di una perdita della libertà a causa del neonato governo di destra… Ancora una volta la realtà è sotto gli occhi di tutti e cozza in modo vistoso con la falsa rappresentazione che ne danno media e politici di sinistra.

Ma la domanda da cui siamo partiti resta ancora senza risposta: dove nasce, come si forma l’opinione pubblica che diverge così radicalmente dal canone ufficiale? Nasce dal disagio e per contagio, non segue i percorsi indicati dal potere e dai suoi agenti e funzionari. Ma non esistono luoghi, istituzioni, centri in cui si formano queste opinioni fluttuanti e antagoniste. Un tempo c’erano partiti, apparati, pensieri in forma di fedi e di ideologie. E oggi invece? Ci sono flussi, onde, maree.

Si, è l’avvento del liquido sul solido, come già avvertiva da anni Zigmunt Bauman; è il primato della comunicazione social, magmatica e virale rispetto alla comunicazione istituzionale, rigida e dogmatica, somministrata attraverso canali e prescrizioni.

Quella che Ricolfi chiama la Mutazione ha un presupposto: la mutazione attecchisce perché i soggetti sono mutanti. Non hanno pensieri consolidati ma umori fluidi, correnti che si propagano in modo torrenziale.

A sospingere i flussi, le onde e le maree sono i venti, le fasi lunari e altri fenomeni che non dipendono da apparati, testate o istituzioni, e chi prova a incanalarli si trova piuttosto scavalcato dalle esondazioni.

I leader, per esempio, non orientano i flussi ma li cavalcano: un leader efficace sa essere innanzitutto un surfista, si avvale di una tavola di mobili riferimenti e riesce a barcamenarsi e procedere speditamente sulla cresta dell’onda. Questa è oggi l’opinione pubblica. E se cerca riferimenti più stabili, non si fa incanalare né sale a bordo di vascelli che seguono una rotta ideologica, ma punta direttamente alla terraferma, cerca punti fissi, anche rocciosi. Da qui l’apparente paradosso che i mutanti ondeggiano tra flussi e maree, ma cercano porti sicuri, si aggrappano poi a solide realtà. Sarà contraddittorio il loro ondeggiare tra flussi e maree e poi richiamarsi a orizzonti di stabilità (per semplificare, la terra, i punti fermi, Dio, patria e famiglia). Ma è la loro condizione reale, il loro vivere in balia delle onde e cercare al tempo stesso ancoraggi o approdi conservatori. La tendenza originale del nostro tempo è proprio in questa contraddizione: fluttuare, vivere in un paesaggio mobile, che somiglia a un mare e insieme cercare mete stabili, approdi sicuri, valori permanenti seppure difficilmente accessibili. Tra la condizione fluttuante e l’aspirazione alla stabilità, c’è un solo, ma solido legame: la vita reale che si oppone alla ricostruzione ideologica, i suoi bisogni e le sue esperienze che non rientrano nei moduli prefabbricati e correttivi.

(Panorama, n.48)

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