(estr. di Pino Corrias – ilfattoquotidiano.it) – […] L’esibizione di enorme ricchezza sperperata al G7 di Evian non è una svista ma una premessa, una intenzionale rappresentazione del potere offerto agli occhi del 90 per cento del mondo, quello che circonda il nostro, dove si accavallano gli inferni della distruzione, della miseria, della malattia, della siccità. I sette capi del mondo si godono la vista del lago di Lemano dentro l’aria condizionata del massimo privilegio. Vivono nel paese delle favole, dove l’aria e l’acqua sono purissime, i vini non ne parliamo, mangiano aragoste a pranzo, ma volendo anche gli spaghetti al caviale a mezzanotte, ci mancherebbe. Hanno 19 ettari di parco a loro disposizione. 20mila uomini per la loro sicurezza – elicotteri, droni, tiratori scelti, incursori – che perlustrano il cielo e la terra pronti a liquidare qualunque interferenza possa molestare il loro quieto deambulare.

Lo scandalo del Vertice accade con calendario ricorrente. Questa volta l’ha convocato il piccolo re Emmanuel Macron, con Meloni Giorgia che ancora non si capacita di esserci, l’inglese Starmer a fine corsa, il tedesco Merz assediato in patria dai neonazi, e un monumentale Donald Trump che si annoia, caracolla, si schianta sulla poltrona, vuole parlare dei cazzotti visti nel suo circo privato della Casa Bianca, l’altra sera, quando i sudditi della sua orribile America hanno festeggiato i suoi 80 anni con piccole gocce di sangue sul ring e brindisi e fuochi d’artificio e rastrellamenti Ice.

[…] Per discutere di guerre, fame, massacri, clima che uccide, energia che manca, povertà che dilaga, hanno scelto il Royal Hotel, albergo Belle Époque affacciato sull’acqua più limpida d’Europa, circondato dal silenzio dei campi da golf. Perfetto per offrire il contrasto più perturbante tra la disperazione del mondo e il privilegio del potere. Come i re assoluti costruivano Versailles e la Città Proibita per nascondercisi dentro e destinare alla sola immaginazione dei sudditi gli ori e i velluti del comando, così il tecno capitalismo si annette la circolarità pubblica della rete per mettere in scena se stesso. Esibirsi per frammenti. Consentirci di calcolare la sua incolmabile distanza dalle nostre vite quotidiane. Fuori dai cancelli ci sono le immagini che ogni giorno scorrono nei telegiornali del nostro mondo: Gaza ridotta in polvere e macerie, il Libano bombardato un chilometro alla volta, il Sudan dimenticato, l’Iran imprigionato, l’Ucraina assediata, i campi di sterminio in Centro Africa e Myanmar, la siccità africana. I medici che dicono: abbiamo amputato senza anestesia, abbiamo curato senza medicine.

[… ]

Spendiamo nel mondo 3mila miliardi di dollari in armamenti. Ne basterebbe un terzo per rimediare a fame e malattie. Ma non c’è mai questo riequilibrio all’ordine del giorno. Semmai il contrario, incrementando la capacita di minacciarci a vicenda. E di distruggerci un pezzo alla volta, usando vittime sacrificabili. I 7 grandi del mondo finanziano la gran parte delle guerre, convinti come sono che la sola difesa sia la deterrenza. L’equilibrio della reciproca paura. Nessuno che si sogni di ascoltare il monito appena pronunciato da Leone XIV in Spagna: “La vera sicurezza nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica che sappia anteporre l’interesse dei popoli da quelli che traggono profitto dalla guerra”. Dice la realpolitik che tutto questo è inevitabile. La pace si fabbrica solo con la minaccia. Anche se i summit certificano il contrario, visti gli allestimenti securitari innalzati per difenderli. Ai 7 re serve un castello protetto e ripulito per tenersi al riparo dal disordine che preme. Servono il lago e le tovaglie impeccabili e le armi per fronteggiare l’odio che alimentano, controfirmare accordi d’alta scaramanzia e negli intervalli smaltire un po’ di sonno arretrato.