La Bestia… nera del Capitano

(Davide Manlio Ruffolo – lanotiziagiornale.it) – Dalle stelle alle stalle. Si può riassumere così la parabola di Luca Morisi, l’ex deus machina dei media di Matteo Salvini, che venerdì ha lasciato il suo incarico di spin doctor del Capitano e, dopo appena tre giorni, è finito nel mirino della Procura di Verona per una brutta vicenda legata alla droga. Il guru della comunicazione e capo della Bestia, ossia la macchina che cura i profili social di Salvini e ne ha fatto la sua fortuna, è finito sotto indagine per cessione e detenzione di stupefacenti.

L’INDAGINE. A mettere nei guai Morisi è stata un’operazione di routine avvenuta intorno a Ferragosto quando una pattuglia dei carabinieri del comando locale ferma un’automobile. A bordo ci sono tre ragazzi che mostrano eccessivo nervosismo e ciò basta ai militari per convincerli che stessero nascondendo qualcosa. Per questo li fanno scendere e subito dopo iniziano a controllare la vettura dove scovano un flacone sospetto con del liquido al suo interno. Convinti che si tratti di una qualche sostanza per sballarsi, iniziano a mettere sotto torchio i ragazzi sperando di carpire qualche informazione utile alle indagini.

Stando a quanto trapela, uno di loro se la canta e racconta dove, come e da chi hanno acquistato la sostanza. Ma è il nome del presunto pusher indicato dal ragazzo a far sobbalzare gli agenti: “Ce l’ha data Luca Morisi che abita a Belfiore”. Che le cose siano andate davvero così, è tutt’ora da accertare, ma proprio quelle parole danno il via all’indagine che sta mettendo in forte imbarazzo il Capitano. Una vicenda ancora oscura dove, al momento, non c’è certezza neanche su quale sia la sostanza contenuta nel flacone su cui sono in corso accertamenti specifici.

Può sembrare poco rilevante sapere la natura del misterioso liquido ma non è affatto così. Proprio il tipo di stupefacente, infatti, può fare la differenza su come qualificare la vicenda e su quale reato si può eventualmente contestare. Se dovesse trattarsi di una sostanza come il Gbl, detta “droga dello stupro”, o del Ghb, nota come ecstasy liquida, la sola detenzione rappresenterebbe un reato. Se, invece, dovrebbe trattarsi di qualche altra sostanza come il Popper, una sostanza legale in Italia, potrebbe non configurarsi alcun reato.

QUESTIONE DI DIRITTO. Che potrebbe trattarsi proprio di una sostanza legale lo fanno pensare sia le parole della procuratrice della Repubblica di Verona, Angela Barbaglio, che dalla lettera con cui proprio l’ex guru di Salvini ha dato la notizia dell’indagine. Per il vertice dell’ufficio giudiziario “si tratta di un fatto banale per quanto riguarda l’autorità giudiziaria. Morisi è iscritto nel registro degli indagati per supposta cessione di sostanza stupefacente, sulla cui natura si attende ancora l’esito delle analisi”.

Il magistrato spiega anche che durante la perquisizione della villa di Morisi i carabinieri “hanno trovato una piccola quantità di cocaina per uso personale e questa detenzione configura solo un illecito amministrativo e non penale”. A far pensare che la situazione sia proprio quella di una sostanza legale emerge soprattutto dal testo della lettera dell’ex spin doctor in cui scrive: “Non ho commesso alcun reato ma la vicenda personale che mi riguarda rappresenta una grave caduta come uomo. Chiedo innanzitutto scusa per la mia debolezza e i miei errori a Matteo Salvini e a tutta la comunità della Lega a cui ho dedicato gli ultimi anni del mio impegno lavorativo” e fa sapere di aver “rassegnato il 1° settembre le dimissioni dai miei ruoli all’interno della Lega: è un momento molto doloroso della mia vita, rivela fragilità esistenziali irrisolte a cui ho la necessità di dedicare tutto il tempo possibile nel prossimo futuro, contando sul sostegno e sull’affetto delle persone che mi sono più vicine”.

Inevitabilmente la vicenda ha scatenato diverse reazioni. Matteo Renzi sottolinea che “non faremo a Morisi quello che la Bestia ha fatto a noi in vicende molto meno serie mentre la ministra 5S delle Politiche giovanili Fabiana Dadone incalza il Capitano: “Mi chiedo se qualcuno citofonerà a casa di Salvini, spero non succeda perché le fragilità umane non devono essere oggetto di propaganda”. Parole a cui il leader leghista ha risposto piccato: “Se dovessi commentare le vicende di casa Grillo, saremmo ancora qua a parlare. Per rispetto del prossimo non commento casi personali”.

“Sono spiaciuto della schifezza mediatica che condanna le persone prima che sia un giudice, un tribunale a farlo” ha detto, questa mattina, Salvini tornando a parlare del caso Morisi. “Non conosco la vicenda, sono vicende personali” ha aggiunto il segretario della Lega ripetendo che “Luca è una gran brava persona, un amico”. Ci sono giornalisti che sbattono “il mostro in prima pagina. Se poi la settimana prossima uscirà, come sono convinto, che il dottor Luca Morisi non ha commesso alcun reato, chi gli restituirà la dignità? Chi gli chiederà scusa?”.

“In un Paese civile – ha detto ancora Morisi – prima di condannare qualcuno, prima di sputtanare qualcuno si aspetta che sia la giustizia a fare il suo corso. E faccio un esempio. Per mesi le prime pagine dei giornali hanno parlato dei fondi russi, Salvini ha preso i soldi dalla Russia, scandali, inchieste intercettazioni. E il risultato dopo anni di infamie: zero. Se tutti attaccano solo la Lega siamo gli unici che danno veramente fastidio a un sistema che vorrebbe portare indietro l’Italia: Se Luca ha sbagliato nella sua vita privata sono il primo a dirgli ‘ma che diamine hai fatto? Ma perché? Però è una vicenda privata. Io non mi sono mai permesso di commentare le vicende del figlio di Grillo o degli amici di Conte o di qualche altro politico di sinistra. Io mi fermo davanti all’uscio di casa”.

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5 replies

  1. Il viavai in cascina, il flacone “in coda” e la coca di Morisi

    Droga e malaffare. Morisi, il guru social della lega, è indagato per “cessione”. Consip: papà Renzi a giudizio e Verdini condannato. Ilva: l’ex commissario laghi arrestato per corruzione di giudice

    (di Davide Milosa – Il Fatto Quotidiano) – Quaranta appartamenti di medie dimensioni ricavati dal fienile di un’antica villa veneta. Tanta campagna, tanto verde e tanta privacy a pochi chilometri dall’autostrada Milano-Venezia. Qui ha la residenza Luca Morisi, mantovano classe ’73, “inventore” della macchina social di Matteo Salvini. Della “Bestia”, però, Morisi ha lasciato da pochi giorni la guida. Ieri ha passato la giornata nella casa di famiglia nel centro di Mantova. Troppo il clamore per l’inchiesta che lo riguarda e che lo vede indagato per cessione di droga così come si legge negli atti della Procura di Verona. Il caso, riportato su alcuni quotidiani, ha consigliato a Morisi di dimettersi da ogni incarico all’interno della Lega.
    I fatti, come per ora ricostruiti, risalgono alla prima metà dello scorso agosto, quando l’ex guru social del Carroccio si trovava nel suo appartamento del comune di Belfiore, a 20 km da Verona. La zona è molto frequentata. Il via vai è continuo. La cascina è stata ristrutturata da una società immobiliare le cui quote sono detenute da una società di diritto inglese. Quasi tutti i proprietari usano gli appartamenti come appoggio per una notte o per qualche giorno. Sono pochi quelli che ci abitano regolarmente. Morisi, 48 anni, l’aveva acquistata nel 2007, ritrovandosi qualche anno dopo come vicino anche un magnate russo. Lo scorso agosto il “dominus” delle campagne social di Salvini si trovava nel suo appartamento.
    Fuori, invece, i carabinieri della compagnia di San Bonifacio, competenti per quel territorio, per come spiegato dal Procuratore di Verona Angela Barbaglio, stavano effettuando controlli di routine. Insomma, non era la prima volta. Quella sera viene fermata un’auto con a bordo tre ragazzi. Il controllo avviene poco lontano dall’abitazione di Morisi. E dà in apparenza esito positivo. Viene trovata una boccetta con dentro del liquido incolore. I ragazzi, senza precedenti penali, non si mostrano reticenti e spiegano che quella è droga (senza specificare quale) e che sarebbe stato proprio Morisi a dargliela. Aggiungono di conoscere l’influente leghista.
    Spiegano di aver ricevuto la sostanza da lui, ma non parlano né di acquisto né di prezzi. Da capire se stavano andando o uscendo da casa del leghista. Emergerà che i ragazzi non sono della provincia di Verona e con buona probabilità, spiegano fonti investigative, nemmeno veneti. I militari così tornano indietro e bussano a casa Morisi. Dalla perquisizione salta fuori una modica quantità di cocaina, per nulla occultata e chiaramente per uso personale. Nessun reato viene contestato per questo.
    Diversa la situazione per la presunta droga liquida. A ieri, e a oltre un mese dal controllo dei ragazzi, la sostanza non era stata analizzata. E la spiegazione è apparsa subito semplice: il caso di agosto è stato derubricato dalla Procura di Verona come ordinaria amministrazione dunque l’analisi del liquido è andata in coda alle altre sostanze da testare. Tanto più che il laboratorio scientifico serve tutto il Veneto e la provincia di Mantova.
    Ora però le cose cambiano, a partire dal fatto che il fascicolo è stato preso in mano direttamente dal procuratore assieme al sostituto procuratore Stefano Aresu che quella sera di agosto era di turno. A quanto risulta, inoltre, i carabinieri durante la perquisizione hanno portato via cellulari e supporti informatici per capire chi fossero i contatti di Morisi. Naturalmente molto è ancora da capire. A partire dalla sostanza.
    Se quel liquido incolore dovesse rivelarsi Gbl o Ghb, e cioè la droga dello stupro, sarebbe confermata l’iscrizione alla quale presumibilmente si aggiungerebbe anche l’internazionalità del reato, visto che 9 volte su 10 la sostanza viene acquistata online dall’Olanda. Diverso il caso se il liquido si rivelasse altra sostanza, molto usata durante le feste e ritenuta legale in Italia. Insomma le analisi chimiche saranno dirimenti. Anche per questo, spiega il procuratore, “Luca Morisi è iscritto per supposta cessione di sostanze stupefacenti”.
    A far ipotizzare che quella trovata ai ragazzi non sia droga dello stupro vi è anche la dichiarazione con cui Morisi ha confermato i fatti precisando che non ci sarebbe “alcun reato” ma “una grave caduta come uomo”.

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  2. Salvini: “Io non mi sono mai permesso di commentare le vicende del figlio di Grillo o degli amici di Conte o di qualche altro politico di sinistra. Io mi fermo davanti all’uscio di casa”. Si’, al citofono…

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  3. Hummm.
    Non ci sarebbe alcun reato, cioè? Se l’ha ceduta senza farsi pagare ci saranno ragioni peggiori, mica fa beneficenza.
    Ma pure sulla cascina c’era qualcosa di losco, mi ricordo vagamente uns puntata di report in propositO.

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  4. Sono indeciso:

    secondo voi il ‘bestia’ somiglia più a Goebbels o a Gollum?

    O forse si comporta come il primo e appare come il secondo?

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