
(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] L’Ucraina è semidistrutta e senza speranze di vittoria. Con il passare del tempo, sprofonderà sempre più nel baratro. Perché Zelensky minaccia di rovesciare Putin? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo liberarci della “teoria dell’eroe”. Secondo il Corriere della Sera e l’apparato intellettuale della Nato, Zelensky è ardimentoso perché è un uomo dalle qualità sovrumane: un eroe. Ma se guardiamo il mondo dal punto di vista di Zelensky, le cose appariranno in modo diverso.
[…] Zelensky vede che l’Ucraina ha perso le regioni più ricche e strategiche, e lo sbocco al mare, quasi interamente. Dunque, Zelensky è consapevole che l’Ucraina non potrà più essere un Paese prospero attraverso i commerci. L’unica possibilità che l’Ucraina ha di essere importante in Europa è di trasformarsi in una novella Sparta; uno Stato guerriero che vive di armi e soldati per creare posti di lavoro nell’industria bellica; che prospera nella guerra o nell’imminenza dello scontro. Zelensky crede – come emerge dalle sue dichiarazioni, ma anche dai contratti per la fabbricazione di armi che stipula con i governi occidentali e dalla furia con cui si precipita in tutte le guerre per vendere i droni – che la guerra sia il futuro dell’Ucraina. La guerra, per Zelensky, è diventata fonte di vita, dopo che Putin, strappando all’Ucraina la parte migliore di sé stessa, l’ha ridotta a dipendere dalla beneficenza dei governi stranieri.
Tuttavia, il progetto politico-economico di radicare la vita nella morte non può funzionare senza i missili intercettori. Questa è la ragione per cui Zelensky si dimena per ottenere i Patriot. Il radicamento della vita nella morte non può avvenire se Putin acquisisce il controllo dei cieli ucraini. La vita nella morte può essere progettata soltanto se Zelensky riesce a proteggere i cieli di Kiev. Ecco perché Zelensky ha insistito nel chiedere alla Nato di chiudere i cieli ucraini, ovvero di sparare sugli aerei russi, fino al “no” a muso duro. L’idea di Zelensky è che se la guerra viene combattuta soltanto in Donbass, allora il radicamento della vita nella morte può funzionare creando una guerra d’attrito permanente per ottenere: 1) i finanziamenti dall’Unione Europea, vale a dire quella ricchezza che l’Ucraina non è più in grado di produrre; 2) i finanziamenti delle agenzie internazionali; 3) i contratti per costruire armi con la Germania e l’Italia; 4) un posto da comparsa ai tavoli della Nato e dell’Unione europea. Sotto il profilo teorico, il progetto di radicare la vita nella morte in Ucraina può funzionare perché coincide con gli interessi della Commissione europea, quel gruppo di persone che Putin ha sfidato direttamente con la guerra. Nelle dichiarazioni ufficiali dei vertici dell’Unione Europea, da Giorgia Meloni a Kaja Kallas, gli ucraini devono essere armati e finanziati affinché combattano al posto degli italiani e degli europei: “Gli ucraini combattono per noi”. Kallas ha spiegato che gli ucraini dovranno combattere il più a lungo possibile per consentire all’Europa di completare il piano di riarmo.
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Tutto questo sembra perfettamente razionale sotto il profilo della costruzione della vita nella morte, ma c’è un problema. Putin, a un certo punto, potrebbe decidere di marciare su Kiev, avendo il controllo dei suoi cieli. Sarebbe difficile a Kiev reggere a un assedio dell’esercito russo, mentre viene continuamente bombardata dai missili più avanzati del mondo. Il progetto di radicare stabilmente la vita nella morte può funzionare se a morire sono soltanto i soldati ucraini in Donbass.