Il leader di Futuro nazionale, a caccia di consensi tra i No vax, prepara la giravolta. L’ideologo Gasperini: «Non ho mai fatto punture anti-Covid, presto il generale dirà la sua»

(ANTONIO BRAVETTI, FEDERICO CAPURSO – lastampa.it) – ROMA. «L’obiettivo è crescere», dice Roberto Vannacci. E per riuscirci, il leader di Futuro nazionale sa che dovrà continuare a far parlare di sé, ottenere titoli di giornale, spostare il limite dell’inaccettabile ogni giorno più in alto. Anche al costo di normalizzare la brutalità. Anche al costo di dire qualcosa in cui, in fondo, non crede nemmeno lui. Tutto per continuare ad aggregare intorno a sé pezzi di elettorato dimenticati, delusi, arrabbiati, e continuare a crescere.
Il prossimo passo, nella testa dei suoi fedelissimi, è ottenere il consenso della comunità No-Vax. Già domenica scorsa, quando Vannacci riunisce le sue truppe a Roma, gli racconta a lungo lo strampalato programma di governo del suo partito, ma il tema dei vaccini emerge dalla platea. Appena concluso l’intervento del leader, mentre partiva la musica di chiusura e in sala ci si salutava, un militante va verso il palco e protesta: «Non ha detto nulla sui vaccini!». Interviene allora Lorenzo Gasperini, il responsabile del Programma di Futuro nazionale, pronto a offrire rassicurazioni: «Vuole sapere quanti vaccini Covid mi sono fatto io? Zeeero!», risponde con una certa fierezza. E lo ripete, casomai non fosse chiaro, stavolta tendendo verso il militante la mano con indice e pollice chiusi in un bel cerchio: «Zeeero!». Il No-Vax, seppur rinfrancato dalla consapevolezza di non essere finito nel partito sbagliato, non sembra ancora soddisfatto: «Ma allora fategli dire qualcosa». Gasperini lo rassicura: «Stia tranquillo, il generale ne parlerà a breve. Dirà la sua posizione sui vaccini».
A dire la verità, la posizione di Vannacci sui vaccini un po’ la si conosce già. Quando era in Russia ha ricevuto il vaccino Sputnik e poi al rientro in Europa si è sottoposto a una doppia dose di Moderna senza ripensamenti: «Ho fatto un atto di fede. Non vedo perché non dovrei fidarmi di una struttura dello Stato che pensa a garantire la salute della cittadinanza», diceva poco tempo fa nel corso di un dibattito televisivo. Dovrà fare l’ennesima giravolta, per aggiungere un altro tassello a quella stessa strategia che lo ha portato a negare l’esistenza giuridica del “femminicidio” e l’idea che la discriminazione di genere possa essere ritenuta un’aggravante. Parole indirizzate a quella crescente comunità di uomini che si sente minacciata dall’emancipazione della donna, che ne ha paura, che ai diritti femminili contrappone la difesa dei privilegi maschili.
La segretaria del Pd Elly Schlein cerca di smorzarne l’effetto: «Nelle sue parole non c’è nulla di nuovo. Persino gli slogan sono già visti, già sentiti, triti e ritriti. Paradossalmente – fa notare – abbiamo già visto dove vanno a finire, perché oggi Vannacci dice ciò che prima di andare al governo dicevano anche Meloni e Salvini».Questa corsa verso gli estremismi, però, «preoccupa molto» l’ex premier Romano Prodi, perché è un fenomeno ormai diffuso in tutta Europa e segna «un problema di trasformazione della democrazia».