
(di Michele Serra – repubblica.it) – Siamo così abituati a lagnarci dei tempi che corrono che rischiamo di perderci anche qualche vantaggio connesso. Per esempio: l’aria nuova, la sensazione non solo rovinosa, anche stimolante, che tutto stia cambiando a una velocità insospettabile fino a pochi anni fa. Come se non solo qualcosa di pauroso, anche qualcosa di sorprendente fosse alle porte.
Non ci annoia, insomma, e si è costretti a rimettere in ordine i pensieri. A partire dall’idea che “Occidente” sia un concetto in cocci, almeno nella sua configurazione atlantista, e che la diretta conseguenza sia l’obbligo di ragionare su altre basi, immaginare altri scenari. A ogni pie’ sospinto leggiamo o sentiamo che qualcuno, in Europa, dichiara che “dobbiamo fare a meno dell’America”. Politici, analisti, intellettuali, ormai è un coro. Si profetizzano o si auspicano il Canada “europeo”, il Giappone quasi, Pakistan, Turchia e sauditi nuovi custodi degli equilibri mediorientali, con l’Iran che forse dovrà fare i conti con i suoi confinanti islamici più che con la lontana America.
Si leggono (almeno così mi capita) le parole degli analisti e degli esperti di politica estera con una curiosità molto superiore rispetto al passato, cercando orientamento in un mondo che assomiglia sempre di meno a quello nel quale abbiamo vissuto fino a qui. Il pigro cerimoniale dei governanti europei che stringono la mano ai presidenti americani pronunciando le prevedibili formule di uno scontato vassallaggio appartengono al passato. In fondo, dopo il muro di Berlino, ne sta cadendo un altro, non così visibile ma altrettanto obsoleto.
Di sicuro c’è di nuovo che l’Iran ha vinto la guerra e Usa e Israele l’ hanno persa miserevolmente. Condoglianze Michelino.
"Mi piace"Piace a 1 persona