(Tommaso Merlo) – Se si arriva alla firma, siamo alla conferma di una vittoria storica dell’Iran. Altro che regime change, gli Stati Uniti aggiungono alla loro collezione di sconfitte la peggiore di sempre, quella che segna la fine dell’impero a stelle e strisce. Altro che leader del mondo libero, impero decadente drogato di turbocapitalismo al punto da eleggere un vecchio delinquente e pure rincoglionito come presidente. Apoteosi narcisistica e consumismo esistenziale che si fa politico. Altro che egemonia mondiale, corrotti fino al midollo dal nazi sionismo, gli Stati Uniti si sono ridotti ad uno stato canaglia che non fa più paura a nessuno se non ai suoi cittadini. Dopo settimane di minacce o meglio fregnacce via social, Trump ha calato miseramente le brache. Lo Stretto rimarrà gestito dall’Iran mentre al pedaggio verrà cambiato giusto il nome, verranno restituiti miliardi rubati all’Iran in passato e levate almeno parte delle sanzioni. Invece di scomparire, il figlio dell’Ayatollah ha imposto le sue condizioni alla Casa Bianca. Ma inutile farsi illusioni, con Trump ogni accordo è carta straccia mentre coi nazi sionisti è carta igienica e la loro parola vale molto meno di zero. L’accordo prevede anche che i sionisti ritirino le truppe dal sud del Libano dove peraltro le stanno prendendo di santa ragione e la smettano di radere al suolo case e sterminare civili. Da Tel Aviv han già fatto sapere che non ci pensano neanche. Il popolo eletto o maledetto che dir si voglia, si arroga il diritto di assassinare, demolire e rubare terre altrui nella totale impunità da quando è sbarcato e non ha nessuna intenzione di smettere. Quanto a noi fessi occidentali dovremmo continuare a compatirli e giustificarli e girare la faccia dall’altra parte. Ma oramai lo fanno giusto le classi dirigenti che senza l’inchino al nazi sionismo non sarebbero su quelle poltrone. È finita un’era ed è solo questione di tempo. Negli Stati Uniti i politici che si schierano dalla parte di Israele vengono sommersi di letame equino e presto succederà anche da noi. Il genocidio di Gaza è uno spartiacque storico e nessuno è morto invano. Nessuno. Dopo ottant’anni di manipolazioni propagandistiche di massa, il genocidio ha permesso al mondo intero di capire la verità sull’ignobile persecuzione del popolo palestinese. E indietro non si torna. Scaduti i governi in carica, inizieranno sanzioni e boicottaggi che faranno fare ad Israele la fine del Sudafrica a meno che non imploda prima. Il progetto coloniale versa infatti in condizioni pietose dopo tre anni di delirio bellico nazi sionista. La società è esasperata e dilaniata, l’economia reale in ginocchio, l’esercito stremato e allo sbando, la politica più rissosa o rognosa che mai e la reputazione internazionale distrutta per sempre. Un presente mai così insicuro e un futuro mai così incerto con l’accordo tra USA ed Iran che è una legnata fortissima sul groppone di quel mostro di Netanyahu e dei suoi complici. Le opposizioni israeliane sono già all’arrembaggio e alle elezioni in autunno il mostro rischia la carriera e la galera per corruzione mentre il mondo intero lo vorrebbe vedere marcire in una cella all’Aia tormentato di incubi sulle migliaia di donne e bambini palestinesi che ha massacrato. I fatti del resto parlano chiaro. A Gaza Hamas è ancora lì e non si intravede nessuna soluzione, la questione Hezbollah peggiora invece di migliorare, lo Yemen non è indietreggiato di un millimetro ma soprattutto la testa del serpente iraniano se la ride. Era da quarant’anni che quel mostro di Netanyahu voleva che quei fessi degli americani riducessero in frantumi l’Iran come fatto con l’Iraq, la Libia e la Siria e c’è voluto quel rincoglionito narcisistico di Trump per riuscirci. Il problema è che le cose non sono affatto andate come speravano. Nonostante infiltrati, basi fantasma e diavolerie varie oltre che tonnellate di bombe a spese del contribuente americano, Teheran ha retto e risposto sorprendendo gli aggressori illegali e il mondo intero. E se si arriva alla firma, siamo ad una vittoria storica dell’Iran che si afferma come vera e unica potenza regionale alla faccia dei sionisti e quei poveracci degli evirati arabi disuniti si stanno già riposizionando. Novità di rilievo, lo scazzo tra Trump e il mostro. Già, la guerra in Iran è talmente devastante per l’economia americana che le pressioni della mafia sionista su Washington pare comincino a fare acqua. Colpa di un’inflazione fuori controllo come del resto il debito pubblico per colpa di una guerra impopolare già costata miliardi ad un paese sull’orlo della bancarotta finanziaria oltre che morale. Tasche e bilanci pubblici vuoti come gli arsenali mentre gli indici di gradimento di Trump sono precipitati a livello fognario. Uno scazzo frutto anche del capolavoro diplomatico iraniano che ha resistito alle provocazioni e giocato con l’ego tossico del peggiore presidente della storia. La direzione è quella giusta ma inutile farsi illusioni. Con Trump ogni accordo è carta straccia mentre coi nazi sionisti è carta igienica e la loro parola vale molto meno di zero.