La Sbolognina

(Marcello Veneziani) – Nel 1989 Achille Occhetto compì la famosa svolta della Bolognina, abbandonando il Pci e gettando le basi per il Partito Democratico. Trentadue anni dopo Nicola Zingaretti ha compiuto un’altra svolta, la Sbolognina: ha sbolognato il Pd, gettando il partito nel vuoto che a malapena la sua segreteria dissimulava. Si, perché non si è trattato di semplici dimissioni, non è uscito dal partito o dal suo vertice ma lo ha fatto esplodere con una carica di tritolo micidiale: è stato un atto d’accusa al partito da parte del suo leader che non ha precedenti.

Zingaretti ha usato le argomentazioni che usava fino a un mese fa l’opposizione per attaccare il Pd e il precedente governo: pensate solo alle poltrone, non avete altro orizzonte, altro interesse che quello personale. Terribile. Dico che usava l’opposizione, perché oggi neanche Salvini lo dice più, è un alleato di governo, usa un certo riguardo verso il Pd e pari riguardo viene usato dal Pd verso di lui. Invece il linguaggio forte contro il Pd lo ha usato il suo leader debole, in un attacco di nervi e di esasperazione e in una comprensibile fuga da una segreteria senza leadership. Neanche Renzi, quando lasciò il Pd usò un linguaggio così e attaccò in quel modo il suo ex partito. Col paradosso aggiuntivo che Zingaretti in quel partito resta, ma segue da remoto. Gli Zingaretti tornano a casa: il fratello termina il suo ciclo da commissario Montalbano e lui conclude il suo ciclo da commissario liquidatore. Camilleri non c’è più, ma anche nel Pd si è perso l’autore, l’ispiratore. Goffredo Bettini può tornare in Thailandia.

Zingaretti aveva fatto del Pd la guarnizione dei 5Stelle, una protesi per proteggere e rivestire Conte, che lui stesso aveva salutato come federatore, punto d’equilibrio della confederazione giallorossa, insomma sovrasegretario del Pd. Un caso di cessione di sovranità che non ha precedenti. Per carità, Zingaretti è una brava persona anche se così di solito si dice delle persone che occupano posti più grandi di loro.

E l’annuncio di catapultare Enrico Letta alla guida del partito segna la conferma che il vuoto resta al vertice del partito della sinistra. Perché non nasce da una leadership conquistata nel paese, nel popolo, nella sinistra, nel partito; ma un puro commissariamento, una designazione oligarchica di un notabile, piovuta dall’alto e forse dall’esterno. L’unico movente per la sua nomina sarebbe l’antirenzismo: anzi, la stessa alleanza coi grillini sarebbe in realtà la riproposizione dello schema Associazione Vittime di Renzi. Non a caso l’ultimo atto politico di rilievo di Letta è stato accogliere nell’associazione suddetta l’ultima vittima di Matteo d’Arabia, il sullodato Conte, elogiandolo in un tweet e compiangendolo, vittima dello stesso serial killer saudita-fiorentino.

Lo schemino è il seguente: Conte sarà il leader moderato dei populisti, e Letta potrebbe essere il reggente moderato della sinistra. Insieme fanno il format per l’eurosinistra. Dal canto suo Letta sa che può conservare la segreteria se non si consulta la base che già bocciò l’ex dc Franceschini preferendogli il compagno ex Pci Bersani. Perciò chiede che non si vada presto a congresso, ma che lui sopravviva almeno fino alle elezioni politiche, alla scadenza ordinaria. Dal suo punto di vista una polizza minima e comprensibile.

Anche Letta è una brava persona, anche se l’aspetto è più quello di un funzionario dell’unione europea, un erasmus attempato che ora dirige un centro-studi, più che un leader politico.

Ma il vero problema, il vero paradosso e la vera anomalia è che la sinistra pervade ogni ambito – culturale, istituzionale, universitario, mediatico, giudiziario, cinematografico, teatrale, e potremmo continuare – è presente dappertutto meno che nel suo ambito naturale e più confacente: la politica. In politica la sinistra non c’è, è un dentifricio uscito dal tubetto, non ha un leader, non ha una linea. Magari è al governo, anzi è al potere; ma non è politicamente viva, presente, pensante. Un tempo aveva un apparato forte; ora ha un apparato malconcio, diviso, barcollante. E una parte del partito, per usare la metafora del raffinato politologo Rocco Casalino, è una metastasi del renzismo, rimasta nell’organismo anche dopo l’estirpazione del suo focolaio. La parte restante è sì un partito liquido, come lo figurò lo stesso Zingaretti, perché in realtà è un riflusso di umori e malumori, un travaso di bile e succhi gastrici. Tutto meno che un partito. Calcio dell’asino al leone agonizzante, anzi estrema minzione sul corpo malato del partito è l’arrivo in sede delle sardine, quel movimento di micro-nullità da passeggio che si atteggia a sezione giovanile della sinistra.

Intendiamoci, partiti veri e propri, come li conoscemmo in passato, non ce ne sono: ci sono quattro o cinque partiti e partitini che ruotano intorno al loro leader, ci sono perfino grandi leader per partiti minuscoli, come è il caso di Italia viva. Poi c’è la mucillagine dei 5Stelle, che non si può definire né un movimento né un partito; e c’è quel che resta del Pd, Partito Dilaniato.

Insomma, il paradosso della situazione è questa sinistra tentacolare ma acefala: è dappertutto, invade ogni ambito, si fa codice d’accesso, canone di linguaggio, permesso di circolazione, ideologia da asporto. La sinistra è ovunque meno che in politica. E nel Pd. Con tutto il cuore preferiremmo l’inverso.

La Verità 12 marzo 2021

21 replies

  1. “Ci sono perfino grandi leader per partiti minuscoli, come è il caso di Italia viva.”

    Caro Marcellino, pensa che Italia viva non è minuscolo, proprio non esiste. Il tuo leader, che apprezzi per aver lasciato il pd con paroline dolci, mica come quello scostumato di Zinga, si è tenuto i voti del pd e ha pensato bene di non passare dal via, ovvero dalle elezioni..

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    • Grande leader: Renzi. 🤮 Pensa che alta concezione della politica.
      Uno che si fa i caxxi suoi, ti usa, ti tradisce, fregandosene altamente del bene del Paese e servendo dittature estere, senza nessun senso di responsabilità e malato di protagonismo.
      Complimenti. Tipico di chi ancora ambirebbe ad avere il DUCE.
      Uomini mai cresciuti, che necessitano di capi autoritari, padri padrone che decidano per loro e li conducano per mano verso sicuri disastri.
      Elementi della più becera destra, che, secondo me, a questi livelli, non è una categoria politica, ma psicologica.

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  2. Già dall’incipit
    “Nel 1989 Achille Occhetto compì la famosa svolta della Bolognina, abbandonando il Pci e gettando le basi per il Partito Democratico.”
    in cui MV è vagamente in anticipo sui tempi, ma solo di 18anni, poca roba, si evince la CIALTRONERIA di questo sedicente giornalista.

    Tutto il resto è LIVORE.

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  3. Poveraccio sto destroide senza più alcun seguito vederlo costretto a parlare di sinistra, e vederlo costretto pure a non poter più parlare della sua amata destra, di sicuro per aver ricevuto ordini superiori.
    Vorrei tanto che ci parli di destra e di destra europea pre covid e post covid, sviluppando i suoi pensieri anche sulle azioni e sulle non azioni delle destre in italia e in europa durante la pandemia, caro sig.Veneziani!

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  4. L’unica destra “decente” la voleva Gianfranco Fini. E i Veneziani hanno contribuito a distruggerlo ( tra i killer, lui, il più squallido). Ricamando un disegno delegittimante sull’ex leader di AN, cui peraltro ha contribuito lo stesso Fini con qualche cazzata. Ma è evidente che l’unica “destra” che può rappresentarsi in Italia, con questi intellettuali al seguito, è cialtroneria, rutto libero e illegalità. Tranne poche eccezioni questo offre il convento destro.

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  5. ma che divertenti gli imbecilli che partono lancia in resta solo perché l’autore è Marcello Veneziani, e che non si curano neanche del contenuto dell’articolo (che parla del PD), ma sproloquiano di destre accettabili (che cazzo c’entrano, Paole’?), Renzi, livore (detto dalla più livorosa frequentatrice di questo blog), e roba varia.
    nessuno che dica che quello che ha scritto Veneziani sul PD è ampiamente condivisibile.
    tutti cretini che si focalizzano su chi ha scritto una cosa, più che su cosa è stata scritta.
    l’ha scritta uno che mi piace? è cosa buona e giusta, sacrosanta, è vangelo!
    l’ha scritta uno che mi sta sulle balle? è un rutto libero.
    se lo stesso articolo, parola per parola, portasse la firma di Travaglio (che sul PD ha scritto pure peggio) tutti i grilloti sarebbero lì a sbavare e a dire quant’è bravo, compresa la nostalgica bolscevica che probabilmente tappezza camera sua con le foto di Lenin e Pol Pot ed è ancora convinta che ci siano la cortina di ferro e l’URSS.
    l’ha scritta Veneziani ed è sbagliata a prescindere.
    patetici faziosi.

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    • Ah, quindi è quello il tuo problema? E io che pensavo articolassi un attimo, invece è la solita questione determinata da quel binario monodirezionale che avete in testa tu e gli altri poracci che vorrebbero pisciare più lontano di Travaglio.
      Fammi capire, e per farlo ti appoggi a uno che giusto l’altro giorno ha detto di pisciare seduto perché non centra il buco?

      Sì, patetico è la definizione giusta, mollalo sto righell

      P.s. Nel mio salone, non nella cameretta, ho la locandina della prima di “Promemoria!”!

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      • “tu e gli altri poracci che vorrebbero pisciare più lontano di Travaglio.”: ma, veramente Trabajo è uno che piscia controvento, indi per cui, TUTTI pisciano più lontano…

        “e per farlo ti appoggi a uno che giusto l’altro giorno ha detto di pisciare seduto perché non centra il buco?”: se pisci in piedi sei irrispettoso. Se lo fai da seduto è perché sei un handicappato che non sa centare il buco. E fate pace con la scatola cranica una buona volta, ‘mbescilli!

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      • Aridaje! Ma stai sempre a cercare quello che svrivo? Fattene una ragione! In effetti oltre che Pietro Maso, Traini, Pacciani, Benno mi pari più simile a Luigi Chiatti.

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      • Rob Erto, è colpa mia. Il binario monodirezionale lo ha chiamato in causa. Dovevo specificare che non era rivolto a chi soffre di psicopatologie che richiedono cure più specifiche.

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      • ahahah… e arrivò anche er cicisbeo più fico der bigoncio, quello che si procura apposta la congiuntivite… ahahah…

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    • Ritenta, non ne hai azzeccata una.
      Io non mi avventurerei a cercare di difendere questo giornalaio, non nel merito, ma pensando che alla parola “pd” chiunque debba scagliarvisi contro, come un cane rabbioso e voi.
      Se attribuisci agli altri i tuoi parametri, dubito che imbroccherai mai un concetto rispondente alla realtà, invece che agli oscuri ambiti della tua mente.
      Se poi, io sono livorosa (e ovviamente verso te e gli altri poveri agnellini indifesi), non so immaginare un aggettivo consono a te e ai tuoi degni compari, che, comunque, le reazioni avverse, le chiamate, proprio. E anche volontariamente!
      Quindi, pensa l’amabilità… la potete insegnare!

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  6. Bravo Mazzuolatore! Hai fatto bene a mazzolarli questi grilloidi abbeverati alle sciocchezze travagliesche.

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  7. ‘Poi c’è la mucillagine dei 5Stelle, che non si può definire né un movimento né un partito’ e per concludere, il merdaio della destra rappresentata da tre concimaie, una più puzzolente dell’altra, accomunate dal ladrocinio.
    A ‘mbecille!

    Redazione, e basta dai! Ma la fate finita di usare quello che scrive il veneziani come riempitivo, che rimedia gran quantità di vaffa’n culo? Il suo posto dove esternarsi è sui giornali carta igienica libero, la verità e il giornale. Lasciatelo a pascolare tranquillo in compagnia dei suoi amici camerati. Levatecelo da tre passi dai coglioni.

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