(beppegrillo.it) – Avevamo già dato la notizia dei licenziamenti di Meta, ottomila posti di lavoro tagliati (ufficiale il 20 maggio 2026) mentre l’azienda spostava miliardi verso l’intelligenza artificiale. La notizia però che mancava, e che la trasforma in qualcosa di ancora più drammatico, è che Meta stava simultaneamente battendo ogni record storico di fatturato, con 56,31 miliardi di dollari in un solo trimestre, e che anche Google, Microsoft e Amazon hanno pubblicato risultati molto forti, trainati in larga parte dalla corsa all’AI e al cloud.

Per l’intero anno 2025, Meta aveva già incassato 200,97 miliardi di dollari di ricavi, con una crescita del 22% anno su anno, e la divisione Family of Apps, quella che comprende Facebook, Instagram e WhatsApp, aveva generato circa 102 miliardi di dollari di reddito operativo su quasi 199 miliardi di ricavi, con un margine operativo di circa il 51,5%, una redditività che la maggior parte delle aziende al mondo si sogna.

Zuckerberg ha alzato la previsione degli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale a una forchetta compresa tra 125 e 145 miliardi di dollari nel solo 2026, una cifra vicina al doppio di quanto speso nel 2025 e superiore al doppio se si considera il limite alto della stima. Per sostenere questa nuova fase, Meta sta spostando risorse verso macchine, modelli e infrastrutture, mentre migliaia di lavoratori vengono lasciati a casa. Settemila dipendenti sopravvissuti ai tagli sono stati reindirizzati verso team legati all’intelligenza artificiale, mentre Zuckerberg ha avviato una campagna aggressiva per reclutare ricercatori di altissimo livello attraverso la nuova divisione Meta Superintelligence Labs, guidata da Alexandr Wang, ex CEO di Scale AI.

La disparità tra queste due realtà parallele, tagli agli stipendi ordinari e compensi straordinari per una ristretta élite tecnica, disegna il quadro del nuovo squilibrio interno alla Silicon Valley: da una parte migliaia di lavoratori espulsi o ricollocati, dall’altra pacchetti di compensazione che avrebbero superato i 100 milioni di dollari per alcuni profili di punta dell’intelligenza artificiale.

La quota azionaria degli aumenti annuali era già stata ridotta del 5% a febbraio 2026, dopo un taglio del 10% l’anno precedente, e i dati di Blind, il network professionale anonimo che richiede la verifica con email aziendale, mostrano che il rating complessivo dei dipendenti Meta è sceso del 25% rispetto al picco registrato nel secondo trimestre del 2024. Dentro Meta, secondo diverse ricostruzioni, i dipendenti sapevano da mesi cosa stava per succedere, e qualcuno aveva costruito siti web con il conto alla rovescia verso la data dei licenziamenti, uno dei quali portava come intestazione “Big Beautiful Layoff”, ironia nera che condensava il senso di impotenza collettiva. Un dipendente della divisione policy ha raccontato a Wired un clima di distacco dalla missione aziendale e la sensazione che i lavoratori vengano usati per addestrare i modelli destinati a sostituirli: “Prima si raccoglie il sapere umano, poi lo si trasferisce dentro sistemi automatici, poi si scopre che una parte di quel lavoro umano viene considerata superflua.”

Secondo un’analisi di Goldman Sachs, i licenziamenti guidati dall’intelligenza artificiale equivalgono a oltre 16.000 tagli netti mensili nel mercato del lavoro statunitense, con la perdita che ricade in modo sproporzionato sui lavoratori della Generazione Z e sulle posizioni entry-level. Ogni mese vengono eliminati circa 25.000 posti per effetto diretto della sostituzione automatizzata, mentre circa 9.000 nuove posizioni vengono create in compensazione. Cisco, nella stessa fase dei licenziamenti Meta, ha annunciato il taglio di quasi 4.000 dipendenti, dentro una ristrutturazione orientata proprio verso AI, sicurezza e nuove aree di crescita.

Cinquantasei miliardi in un trimestre e ottomila persone sbattute fuori dalle aziende sono il paradosso del nostro tempo. La questione centrale ormai riguarda il potere sui dati, da quanto tempo lo diciamo? Dobbiamo riprendere in mano il potere dei nostri dati, il potere sulle informazioni, sul sapere collettivo che ogni giorno consegniamo a queste piattaforme. Ogni giorno consegniamo pezzi di noi stessi a queste aziende, ogni volta che apriamo un’app, scriviamo un messaggio, guardiamo un video, lasciamo una traccia; tutto diventa addestramento, previsione, valore, quindi soldi.

Riprendere il controllo dei nostri dati significa riprendere una parte del controllo sul futuro del lavoro e sulla ricchezza che generiamo, perché se l’IA viene costruita con il sapere di tutti, i benefici non possono restare nelle mani di pochi…devono tornare a noi.