
(di MICHELE SERRA – repubblica.it) – La balordaggine dell’ “operazione Ufo” intrapresa dal ministro della Guerra americano, Pete Hegseth, per la serie “il popolo deve sapere”, è certificata dalla musica tambureggiante e melodrammatica che accompagna le esili tracce visive rese pubbliche. Potrebbero essere prodotte da un’astronave del pianeta Gnork piena di umanoidi con il naso a trombetta così come da un calabrone, da un aggeggio sperimentale di qualche centro di ricerche militare o civile, da un riverbero luminoso, da una foglia al vento, da una caccola rimasta appiccicata sull’obiettivo che riprende l’immagine.
Prepariamoci comunque a un’orgia di commenti emozionati, a un vero e proprio rinascimento ufologico: di tutte le dietrologie e i “non ce lo vogliono dire”, quella sugli Ufo è di gran lunga quella più a buon mercato, buona per grandi e piccini, per l’ingenuo credulone come per lo scafato complottista.
La scienza dice che c’è una forte probabilità che, in qualche galassia, possano essersi create le condizioni adatte ad altre forme di vita, alcune con il naso a trombetta, altre no. Ma ci sono zero rilievi scientifici a proposito di presenze aliene sulla Terra, e la distanza incolmabile tra i corpi celesti tende a escludere che gli anni luce possano essere percorsi, da casello a casello, da dischi volanti o razzi intergalattici.
Ma esiste una voglia irresistibile che queste presenze invece ci siano, minacciose se si è paranoici, salvifiche se si è religiosamente convinti che la salvezza arrivi dal cielo. L’alieno sadico di Mars Attacks! (capolavoro) e l’alieno amichevole di E.T. (capolavoro) sono grandi pezzi di cinema, ma Hollywood non basta: grazie al web e alla tecnologia, ormai ognuno è regista del suo film. E vede quello che vuole vedere, crede in quello che vuole credere.