
(ilfattoquotidiano.it) – Questa settimana, Matteo Renzi se l’è vista brutta: quando ormai pensava di aver dato fondo all’inventiva per mantenere altissimo il livello di presenze in tv e sui giornali, ecco il colpo d’ala. Grazie ai manifesti autarchici di Italia Viva che fanno il verso alla duciona ferroviaria Giorgia Meloni, Matteo ha incassato ospitate più belle e più eccitanti che pria. Non bastavano cinque interviste in una manciata di giorni: il salotto di Porta a Porta dall’amico Bruno Vespa, lo sgabello di Gerardo Greco a Omnibus, il trespolo nel podcast SuperNova con Alessandro Cattelan, l’intervista fissa al Foglio e persino al quotidiano T . L’italovivo ha ottenuto altri fiumi di inchiostro per la sua impresa di ardito. Il meglio però non è uscito dalla penna dei giornali, amici o finti nemici che siano, ma dalla sua: La Stampa gli ha riservato uno spazio da editoriale per smentire la smentita di Giorgia sulla censura che avrebbero subito i manifesti renziani. Meglio ancora il botta e risposta in prima pagina con il direttore di Libero, già ex capo ufficio stampa di Meloni a Chigi, Mario Sechi. Che lo rimprovera ma, sotto sotto, avercene nel centrodestra di Renzi. Il problema però è che poi non se lo prendono.
Deve rimanere libero per rompere i c0gl… le uova nel paniere a NOI.
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Si stà conquistando un “posto di rilievo” nel futuro camposantolargo.
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