Giorgia Meloni Premier e l’incognita Conte

(Tommaso Merlo) – Se continua così l’unico risultato dell’ammucchiata sarà l’incoronazione di Giorgia Meloni a Presidente del Consiglio. Lo confermano già i primi sondaggi. La destra vola trainata dalla sua eroina. La Meloni dovrà solo rimanere coerente e attendere che gli altri partiti precipitino nel pozzo nero scavato da Draghi. Sarà così che finalmente a guidare l’Italia sarà una donna anche se espressione della peggiore destra di sempre. Salvini del resto alla lunga si è dimostrato come tutti gli altri, cambia idee e identità come le scarpe. La Meloni invece ha radici profonde nella destra sociale e che sia davvero “nera” lo si capisce soprattutto dai “fratelli d’Italia” sparsi per lo Stivale, molto meno abili a ricamare in politichese. La Meloni raccoglierà i delusi di Forza Italia e della Lega che si son messi ad inciuciare con l’odiata “sinistra” per abbattere una “dittatura sanitaria” che esisteva solo nella loro propaganda. Ma la Meloni raccoglierà anche i delusi dalla politica in generale dopo lo spettacolo indecoroso delle ultime settimane. Alla Meloni ormai manca poco per superare la Lega, a quel punto la leadership di un centrodestra dato per vincente spetterà a lei e le porte di Palazzo Chigi si spalancheranno. Un’ascesa favorita dal fatto che dall’altra parte della barricata non c’è opposizione e milioni e milioni di cittadini sono rimasti senza un partito di riferimento. Una vergogna democratica di cui nessuno parla. L’unico che potrebbe battere la Meloni e ribaltare tutto è Giuseppe Conte la cui sorte rimane però un’incognita. Il Pd si conferma una casa di riposo, ha i suoi clienti fissi e finché campano tira avanti con quelli. Zero idee, zero slancio e scazzottate tra correnti nella sempiterna illusione che ottenendo la testa del segretario risolveranno miracolosamente tutto. Il Movimento è invece in frantumi e i suoi dirigenti cercano disperatamente di aggrapparsi a Conte per non annegare. Col rischio di trascinare a fondo pure lui. E questo sarebbe davvero un peccato perché Giuseppe Conte è l’unico che potrebbe battere la peggiore destra di sempre. Conte ha un consenso vasto e trasversale che va ben oltre il Movimento, un patrimonio raro che andrebbe tutelato con cura. Conte è stato fatto fuori proprio per la sua anomala popolarità, per la credibilità che si è conquistato sul campo e per la forza che avrebbe di coalizzare un fronte anti-sovranista. Cosa malvista dal renzismo ed affini che vogliono invece allargarsi al centro e liberarsi dal populismo grillino. Proprio come confermano le fibrillazioni nel Pd di questi giorni. Conte è nella stessa posizione della Meloni, più sta fermo, più fieno mette in cascina per il suo ritorno. Giorno dopo giorno l’ammucchiata Draghi sta infatti smentendo mesi e mesi di becera propaganda contro Conte e il suo governo. Con Draghi non è cambiato nulla se non in peggio. La linea politica è stata fotocopiata e l’unica vera novità è l’imbarazzante mutismo del premier. Draghi ha poi nominato una compagine governativa sconcertante che è riuscita nel miracolo di deludere tutti e far immediatamente rimpiangere il bistrattato Conte. Ormai solo i giornali delle lobby negano l’evidenza. Il governo dei peggiori esaspererà il malcontento. Sia quello dovuto alla complessa coda pandemica, sia quello verso la solita politica senza spina dorsale e senza faccia. Tutto fieno per la Meloni che dovrà solo rimanere coerente e attendere che gli altri partiti precipitino nel pozzo nero scavato da Draghi. Se continua così l’unico risultato dell’ammucchiata sarà l’incoronazione di Giorgia Meloni a Presidente del Consiglio. Con una solita incognita, Giuseppe Conte. L’unico che potrebbe batterla a patto che nel frattempo non si bruci.

16 replies

  1. Analisi perfetta!! Conte deve solamente restare fermo in attesa, non si deve bruciare adesso…inoltre il pd sta’ tramando per far fuori Zingaretti e tornare renziano, quindi anche l’asse m5s-pd-leu diventa sempre più lontano

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  2. Parola sante
    Grillo non ci sta capendo nulla in questa fase.
    I suoi poi sono dei dilettanti allo sbaraglio, però aho moderati e liberali.

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  3. “L’unico che potrebbe battere la Meloni e ribaltare tutto è…”
    Ho pensato “adesso scrive Marco Rizzo, e invece niente. I Merlo del mainstream dominante scrive Conte aka Draghi 1.

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  4. Infatti è inutile tirare Conte per la giacchetta perché il M5S è in crisi. Il movimento risolva i suoi problemi, lavori al meglio in questo governo del cavolo, poi si presenti agli elettori indicando Conte come candidato indipendente alla Presidenza del Consiglio, senza candidarlo in Parlamento. Se la mossa non funziona, pazienza, almeno tanto Conte quanto il M5S avranno mantenuto le loro rispettive linee, che non sono perfettamente coincidenti. Ciò non significa che a priori sia meglio l’una o l’altra, semplicemente trovo che un rapporto dialettico sia più produttivo.

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    • @Pirgopolinice
      Ecco, bravo/a … L’hai detto!
      Le linee del Mov (sì… ma quale?) e quelle di Conte non sono perfettamente coincidenti.
      Conte, come la vedo io, è un Socialdemocratico… ammesso che questo voglia ancora
      significare qualcosa per chi ascolta o legge questa desueta parola.
      Ma il Mov, oggi, che cos’è?
      Spero che si sbrighino a farcelo sapere quando all’Elevato sarà passata la sbornia, e che
      non ricomincino con la solfa idiota del “Noi non siamo né di destra né di sinistra”.
      Possibile che quegli obnubilati che guidano il Mov non si siano ancora resi conto che il motivo
      principale per cui si sta sfasciando è proprio la mancanza di una identità, di un manifesto
      politico (ideologia?) intorno a cui stringersi e riconoscersi?
      Se Conte costringerà il Mov a schierarsi con lui in una scelta di campo che di fatto è già
      avvenuta anche se, per qualche oscuro motivo (idiozia?) non è mai stata esplicitata, allora
      ben venga l’incontro tra due linee non più parallele.

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  5. Conte camaleonte è perfetto come leader minimo del movimento 5 giravolte. Vuoi mettere? Campagna elettorale tra lui e la meloni che se le dicono di tutti i colori per poi finire a governare insieme. D’altronde mancano solo quelli di fdi poi possiamo dire che il movimento 5 giravolte ha proprio governato con tutti

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  6. Nell’attuale contesto del Bel Paese quaranta milioni di baionette (ecco il vero gregge) credo sia una pia illusione, gli ci vorrebbe una portavoce come Maria Giovanna Predassi ma non al momento non se ne vedono all’orizzonte. Repubblichini quasi estinti, rimangono uno sparuto numero di cialdiniani nostalgici tipo il “filosofo”di Bisceglie & C. ma essendo in parte affrancati dal bisogno, vedi Vermentino di Berghem, credo che per la Piccola Italiana superare il cerchio di fuoco sia estremamente arduo. Senza considerare la “democrazia.”

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  7. Ecco, con la “Meloni Premier” potremo dire che “raggiunto il fondo”… abbiamo “iniziato a scavare”…

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  8. A quest’ora della domenica il mio post passerà inosservato. Ed è un peccato perchè si parla di approccio pragmatico e trasparente degli svizzeri alle attività di lobbyng.
    Della fascio coatta peracottara a rotelle mi interessa MENO DI ZERO. Se una larga fetta di connazionali è felice di farsi intortare da una banda di pregiudicati specializzati nello strillo, nell’insulto, in proposte panchiste e demenzialmente populiste sono cazzi loro.
    L’importante è che restino ai margini per lucrare un pò di visibilità fine a se stessa. Perchè laddove hanno governato disastri finanziari e corruzione sono stati ricordi memorabili. Tipo a Roma con Alemanno.

    Imprese svizzere investono in lobbying a Bruxelles

    BERNA – Le aziende, le associazioni e le organizzazioni svizzere spendono tra i 46 e i 60 milioni di euro all’anno per fare lobbying presso l’UE. In cima alla classifica c’è l’industria chimica con oltre 7 milioni di euro, seguita dalla farmaceutica e dalle banche, stando ad un’indagine di Lobbywatch pubblicata oggi.

    Anche se la Svizzera non è membro dell’Ue, le direttive di Bruxelles sui pesticidi, sul trasporto delle merci o sulla sicurezza alimentare hanno conseguenze anche per le aziende, le associazioni e le organizzazioni elvetiche. Molte di esse quindi non limitano le attività di lobbying al livello federale, ma sono anche attive a Bruxelles, si legge in un comunicato odierno.

    L’inchiesta si basa sui dati del registro della trasparenza UE, nel quale vengono registrate tutte le organizzazioni che fanno lobbying a Bruxelles. Nel registro vengono indicate le somme spese per far pressione sulla Commissione europea e i segretariati generali, il numero di lobbisti, le carte di accesso al Parlamento europeo e informazioni sugli incontri con i commissari europei.

    In totale 275 imprese e organizzazioni con sede in Svizzera sono iscritte nel registro della trasparenza. Le informazioni sono accessibili al pubblico sul sito Lobbywatch.ch.

    Secondo l’associazione, anche in Svizzera sarebbe necessaria maggiore trasparenza non solo per quanto riguarda i politici, ma anche per l’amministrazione federale. A suo avviso, un registro simile a quello dell’Ue sarebbe un passo importante verso un’amministrazione più trasparente e legittimata democraticamente. Lobbywatch, precisa ancora il comunicato, è l’unico organismo ad assicurare la trasparenza dei legami di interesse dei parlamentari dopo che il Parlamento ha bocciato la proposta di istituire un registro di lobbisti.

    Da noi invece fanno lobbyng di nascosto, finanziando le fondazioni PERSONALI dei vari leader politici, sganciando denaro dietro lo scudo della privacy. Legge pensata, voluta e votata in questo modo dal bomba rignanese ma fatta propria da quasi tutti i partiti. Compreso quello della fascio coatta peracottara a rotelle.

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