Conte, l’Uomo della Coincidenza

(Stefano Baldolini – HuffPost) – Poiché per la Provvidenza tutti i posti sono occupati, a Giuseppe Conte, ex premier, non resta che quello da uomo della Coincidenza. È un destino strano e ripetibile quello del già “Avvocato del Popolo” di Volturara Appula. Dove non c’è una soluzione semplice e dove le debolezze reciproche si moltiplicano, “Giuseppi”, mite e compassato, entra prepotentemente in gioco. È un deus ex machina calato dal basso. Un rovesciamento di prospettiva. Un professionista dello stallo alla messicana.

Prendiamo il marasma in cui si sono infilati i 5 stelle e il Pd in questi giorni di crisi con esito Draghi. Dilaniati al loro interno, indeboliti verso l’esterno, i sondaggi in picchiata, costretti a una innaturale amalgama per sopravvivere, si inventano, alla vigilia della fiducia all’ex bigovernatore, la formula dell’Intergruppo parlamentare. La buona intenzione è quella di non gettare al vento il percorso fatto insieme in questi drammatici mesi pandemici e infatti si imbarca anche Leu del ministro alla Salute confermato (e ancora molto gradito) Speranza. L’obiettivo è una federazione di forze assai fragili, un ulivo un po’ malaticcio, come preda di una qualche forma politica di xylella.

All’incrocio di queste debolezze, si staglia proprio lui, Giuseppe Conte, complice un tavolino piazzato alla bell’e meglio davanti palazzo Chigi, da lui stesso liberato dopo un paio di giri di consultazioni andate a vuoto. Un predellino in minore l’hanno definito in molti, ricordando quello che il Cavaliere fece subitaneo e ispirato qualche anno fa per creare tra il popolo di piazza San Babila la non fortunatissima esperienza del Popolo della Libertà. Un nuovo Prodi, hanno auspicato altri, perseverando nel giochino dell’eterno ritorno della seconda repubblica.

Sarà, intanto, per non farsi mancare niente, e quindi nemmeno la leadership di un partito (che lo renderebbe meno esposto del Professore), il nostro finisce volente o nolente anche nel girone infernale dei pentastellati, alle prese con diaspore eccellenti, guerre per bande, contese tra fondatori più o meno carismatici. Qui, tra le astratte geometrie di Rousseau (Casaleggio Vision) e la concreta sabbia di Marina di Bibbona (villeggiatura di Grillo), il copione si ripete. Tutti contro tutti, ognuno a tiro dell’altro con le armi puntate. Il solito stallo e il probabile esito: Conte.

Lui, dal canto suo non si scompone, come Forrest Gump sembra arrivare sempre per sbaglio nel momento fatale e ci sarebbe da scomodare il grande Stefan Zweig se non fosse che la storia in questione e i relativi crocevia, sono un po’ troppo minori. Niente maiuscola insomma, come si conviene a un personaggio che è arrivato alla ribalta un po’ per caso, un po’ per legittima e sopravvalutata ambizione, nel 2018, quando si trattava di risolvere un altro incasinatissimo sudoku di Palazzo. Coi 5 stelle vittoriosi ma non forti abbastanza da fare tutto da soli, e la Lega e il Pd, sconfitti ma non abbastanza per essere lasciati fuori. Anche lì, una caotica somma zero di debolezze che produsse il governo gialloverde e l’estrazione dal cilindro del pupillo del professor Guido Alpa, esperto di gestione di grandi imprese in crisi.

Un “uomo senza passato” come lo definì Antonio Socci che evidentemente aveva apprezzato un genio del cinema nonsense come Aki Kaurismaki. Anche se, un po’ di storia – sempre con la minuscola – l’aveva anche l’avvocato patrocinante in Cassazione Giuseppe Conte: una simpatia (evidentemente non corrisposta) per il Renzi rottamatore, una presunta amicizia con Maria Elena Boschi, una solidissima con l’allora fedelissimo di Di Maio, Alfonso Bonafede, che lo traghetta nel M5s, da dove viene indicato come ministro della Pubblica Amministrazione in un eventuale governo. “Uno – scriveva Annalisa Cuzzocrea – che non fa mistero di aver sempre votato a sinistra, prima di essere folgorato dal MoVimento e di convincersi che ‘gli schemi ideologici del ‘900 non sono più chiavi di volta per comprendere la realtà’”.

In quei giorni di improvvisa gloria non potevano mancare i ricordi dei migliori amici. Come tal Antonio Piacentino che a un Giorno da Pecora narra del Conte calciatore, “regista, alla Fabio Capello”, del Conte già “elegantissimo”, del Conte “studioso e riservato”, del Conte cresciuto a San Giovanni Rotondo, e quindi cattolico e “molto devoto a Padre Pio”. Parole di circostanza certo, ma anche rivelatrici di una discreta connessione sentimentale che il premier arrivato dalle Puglie, 50 anni dopo Aldo Moro, è riuscito a stringere con il Paese, complice l’atteggiamento da provinciale di successo sceso da un treno regionale per salire al volo su un Eurostar. E una volta a bordo, lesto a dimostrarsi all’altezza. Eloquio un po’ contorto, pochette e gel un po’ da parvenu, ma anche molta pazienza e determinazione. Come col Salvini del Papeete, col virus, con i signori di Bruxelles da dove è tornato con oltre 200 miliardi di Recovery Fund (gli stessi che alla luce di SuoerMario, uno di loro, ci hanno messo un attimo a definire l’ex premier “figura non insostituibile”).

Ora l’ex “più amato” probabilmente non “mancherà a tutta l’Italia”, come grida in queste ore la sua Volturara, e i primi sondaggi pro Draghi sembrano già indicare la solita propensione dei concittadini a voltare le spalle ai perdenti. Con buona pace di Andrea Scanzi, che ne ha tessuto le lodi dopo gli applausi dei dipendenti di Chigi, rituale poi rivelatasi consolidato anche coi premier precedenti, e nonostante un post su facebook da un milione di like, Conte ha presumibilmente pagato la solita hybris. C’è chi gli addebita l’inutile fanfaronata degli Stati Generali in quel di Villa Pamphili, chi l’aver ignorato gli appelli e i movimenti Draghi, chi la propensione a una gestione troppo accentratrice dell’emergenza virus a suon di Dpcm, chi dei miliardi in arrivo dall’Ue. Nei momenti concitati della crisi aperta da Renzi (averlo sottovalutato, altro errore), il fatale indugiare a caccia di responsabili poco affidabili. L’onore delle armi glielo ha concesso Antonio Padellaro: “Stile e onore nel suo saluto”. Mentre il suo ingombrante alter ego, Rocco Casalino, lo ha riconosciuto come il “padre che non ha avuto”, e il demiurgo del suo governo giallorosso, Goffredo Bettini, lo ha definito “risorsa decisiva per il fronte democratico”.

Le cronache recenti riportano un po’ di prosa. Lui stesso che dice no alla corsa per il Campidoglio, la dem Bonafè che boccia senza pietà l’idea di una candidatura alle suppletive a Siena per un seggio da deputato. Sembra accantonata anche il sogno dei suoi fedelissimi di una lista a suo nome. Dopo l’uscita di scena senza veleni e costruttiva, pare, apprezzata dal Colle, il mancato ‘trisconte’ – come lo percula affettuosamente Giuliano Ferrara – è tornato sul podio, ma per una lezione (un po’ noiosa, invero) sulla pandemia per l’Università di Firenze, dove avrebbe finito – a sentir lui – l’aspettativa.

En attendant le fumisterie dei 5 stelle, il suo tempo politico è fermo all’sms di Matteo Renzi delle 17.37 del 2 febbraio scorso: “Il Conte ter è morto”. Il futuro? A sentire una vecchia volpe come Paolo Cirino Pomicino, per restare sulla scena, “Conte deve prima decidere chi è”, e soprattutto “capire che non ci sono uomini per tutte le stagioni”. Anche se su questo punto, l’Uomo della Coincidenza potrebbe ancora sorprenderci. Prendere treni in corsa, magari un po’ lenti, è la sua specialità. Poi a pagare a bordo si fa sempre in tempo.

17 replies

  1. Parole parole parole….Non era manipolabile dalle solite lobby e era circondato da una sorte di corte dei miracoli.Per questo è caduto.Per ora….

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    • Articolo che sa di vecchio, che fa riferimento a categorie vecchie (vedi la chiusa con citazione di Pomicino…).
      Caro Stefano Baldolini, poveretto, quando comincerai a ricevere i benefici dei 200 ml del recovery, pensa a Conte e accendi una candelina.

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    • @vincenzo valentino
      Dici? Hai avuto anche tu l’impressione che questo Stefano Baldolini, oltremodo verboso e autocompiacente,
      abbia svolto un tema di cui altri hanno fornito la traccia?
      D’altra parte: Fuffington Post…basta la parola!

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  2. la solita sequela di insulti nascosti dietro un malcelato classismo invidioso.
    Prosopopea sinistra che però adesso furoreggia anche a destra.
    Un Marcello Veneziani desinistra ma conciato come un professorino precario ex 68ino.

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  3. Quando ritornera’ il giornalismo con la G maiuscola nel bel paese….? Io di romanzieri d’accatto con la lingua marrone ne ho piene le particelle..

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  4. Questa specie di giornalisti si sentono quasi offesi dal fatto che “Giuseppi” continua a non “cacarli” e si sa che se a loro nessuno racconta i retroscena non capiscono una mazza. Per esempio, questo tizio che viene pagato come giornalista si è domandato come mai il messia dopo 24 ore dall’incarico non fosse stato capace di diffondere il calendario delle consultazioni?
    Un tizio che viene pagato come giornalista, anziché aspettare che qualche retroscenista gli racconti qualche balla, non dovrebbe domandarsi come mai, il messia, abbia pubblicato il calendario delle consultazioni solo dopo il discorso del Tavolino?

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  5. Mamma mia ai “padroni del vapore” fa proprio paura Giuseppi non solo hanno fatto di tutto per farlo cadere ma cercano anche di fare in modo che non solo non torni in sella ma che rimanga nella polvere e che venga al più presto “dimenticato” o ricordato come un male di cui ci siamo finalente liberati Conte per avere ancora molti Italiani a favore nonostante il 99 % della stampa e dei media in generale contro si è rivelato un vero bravo outsider della politica

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  6. Neanche adesso che è uscito di scena lo lasciano in pace, ancora a parlare di Conte per , non tanto velatamente, ridimensionarne la figura. Quindi l’intenzione è proprio quella di distruggerlo. Ciò significa che hanno davvero paura che Conte o come capo dei 5 stelle o fondando un suo partito o non so cosa possa accrescere il consenso già notevole di cui gode e magari alle prossime elezioni richiamare alle urne anche i tanti che in questi anni se ne sono tenuti lontano.
    Naturalmente, come diceva qualcuno… “Sono affari. Niente di personale”

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  7. Troika= UE, BCE,FMI = BRACCIO DELL’ESTABLISHMENT (SISTEMA).

    Il sistema ha usato il M5S poi quando la lega si è convertita inginocchiandosi (Salvini non cambia mai ma molto meno dei grolloparassiti vergognatraditori ) il SISTEMA è parso apprezzare….ed ha scagazzato Conte e soci perché troppo leccaculo e privi di ogni dignità tirando lo sciacquone…

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  8. Stefano Baldolini un altro servitore prezzolato di certo giornalismo italiano. A quando la riforma del conflitto di interessi e la riforma dell’editoria? Così certo gracchiare e certi zebbrini taciteranno per sempre.

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  9. Perché affermi delle stronzate. A tutti risulta che il governo Conte II è caduto per merito o colpa del senatore di rignano, non perché il M5S e il pd avevano litigato al punto da far cadere il governo. I giornalai-propagandisti-mercenari sono inesauribili, complimenti.

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  10. Stefano Baldolini il sedicente giornalista, autore dell’articolo dettato dai suoi datori di lavoro, sa solo, come del resto tutti gli altri sedicenti giornalisti a pagamento, vomitare veleno, insulti e invenzioni su un governo fatto cadere da un miserabile arrivista livoroso che ha purtroppo trovato sponda nei partiti che non vedevano l’ora di mettere le mani sul malloppo di € 209 miliardi, portati a casa con grande e inaspettata capacità e competenza dall’Uomo Conte.
    Purtroppo in questa Italia disastrata dai governi di destra e di sinistra, noi poveri cittadini non potremo mai sperare in una gestione onesta e trasparente del denaro pubblico perché ci saranno troppi interessi famelici da parte delle lobby che si sono anche comprate l’editoria tutta, tranne qualche eccezione. (Travaglio con il Fatto e Pedullà con La Notizia). Ovviamente a dare man forte a questi manigoldi, oltre ai giornali ci sono anche i talk show che non fanno altro che parlare male del Movimento 5s, nato come antisistema, (ma che purtroppo si sta istituzionalizzando), anche se ha portato avanti molti dei punti del suo programma. I poteri forti essendo sempre più forti, non rinunceranno mai al loro potere. In Italia, tanto per cominciare, per essere autenticamente un Paese democratico, occorrerebbe una legge sul conflitto di interessi, una stampa libera e sganciata da questi interessi. Solo così il cittadino potrebbe farsi un’idea meglio maturata e più consapevole quando viene chiamato a votare.

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