Epitaffio per la politica

(di Andrea Zhok) – Ieri due eventi hanno catalizzato l’attenzione sui social media: i cent’anni dalla nascita del PCI e l’ineffabile Alan Friedman che dà della escort a Melania Trump. Per quanto possa non apparire a prima vista, questi due eventi sono emblematici della trasformazione avvenuta nel senso della politica. Se pensiamo alla nascita del PCI e alla sua storia, una cosa nessuno può negare, né sostenitori, né avversari: ciò che caratterizza quella storia, e l’ha resa per un certo periodo potente, costruttiva e fondante nella storia d’Italia, è la priorità assegnata alle idee. Non che mancassero personalità importanti, da Gramsci a Togliatti, da Amendola a Berlinguer, ma il partito non esisteva sulla base di questa o quella personalità di spicco, ma su quella di una prospettiva ideale sovrapersonale, storica, intergenerazionale. Che l’ideale comunista e la teoria che vi stava dietro avessero in sé molti punti scarsamente chiari e astratti, oggi lo sappiamo, con quella povera saggezza che è il senno di poi; e quella oscurità ed astrattezza alla fine il PCI l’ha pagata; ma in ogni caso anche gli errori politici, quando hanno questa dimensione prospettica ed ideale sono socialmente costruttivi. Se poi oltre agli errori ci sono molte intuizioni esemplari, il potenziale costruttivo è grande. La storia del comunismo è la storia della profonda concretezza che solo le idee possono avere.

Ma cosa c’entra tutto ciò con le squallide offese di cui sopra tra due cittadini americani? Ebbene, le parole di Friedman non sono ‘battute infelici’, sono l’indice della forma che ha preso da tempo la politica occidentale (a partire dal luminoso esempio statunitense). La politica non è più affatto questione di idee. Le idee non ci sono, e quando ci sono sono pressoché intercambiabili tra i contendenti. No, la politica è questione di personalità, caratteri, individualità, e si svolge tutta sul piano personale, dove vizi e virtù privati diventano il vero terreno del dibattito. Così tutto il punto delle nostre discussioni diventa un enorme gossip globale, in cui offese personali, retroscena indicibili, voci di corridoio su questo o quel vizio, foto rubate, fuorionda, “character assassinations”, sono al centro della scena, mentre ad essere fuori scena (oscene) sono le idee, quasi un dettaglio imbarazzante di cui vergognarsi. Si tratta di un arretramento della politica al Pleistocene, travestito da progresso. Da Clinton a Strauss-Kahn il sesso illecito è il più potente argomento per decidere le sorti di un politico. Dal politico ci si aspetta battute pronte e manifestazioni d’energia personale (è per questo che il povero Biden è costretto dallo staff a fare ogni tanto qualche scricchiolante passo di corsa a beneficio delle telecamere). Come un attore hollywoodiano, deve apparire onesto e gentile, spiritoso ed energico, sano e brillante. Questo stesso atteggiamento è, peraltro, quello che porta al centro della scena del dibattito politico non più le idee strutturali o le prospettive storiche, ma le questioni del singolo corpo vivente: genere, orientamento sessuale, etnia o razza, età. Si presume tacitamente che la vera politica, quella ‘concreta’, si fa dedicandosi a questi temi, e che dunque se hai coperto tutte le aree ‘sensibili’ il più è fatto (dopo tutto, di che altro si parla sui giornali a livello politico internazionale, se non di come questo ministero o quella carica siano stati assegnati a una donna, o un trans, o una persona di colore, ecc.). Che cosa pensino, cosa sappiano o vogliano fare, che idee abbiano sull’economia e la società è trascurabile e accidentale. (Tanto in quel campo ci si affida al pilota automatico del capitale.)Ecco, lo stridente contrasto tra le speranze collettive nate a Livorno il 21 gennaio 1921, e gli odierni sputtanamenti privati dei VIP politici sta tutto qua: è l’emblema del cambiamento di un’epoca, con la concomitante morte di quella che un tempo si chiamava politica.

12 replies

  1. Quella che ha descritto Andrea Zhok è solo la spettacolarizzazione della politica, che non è affatto morta.
    Sono i “circenses” elargiti al popolo bue lobotomizzato perchè stia ben lontano prima di tutto dalle idee e
    poi dalla “politica” vera, quella che viene decisa e attuata al riparo da occhi indiscreti.
    La parola, nobilissima, “ideologia” è stata relegata tra le parolacce che il politically correct non deve più
    nemmeno pronunciare a meno che, chi osasse farlo, non sia disposto a lasciarsi subissare da un becero
    coro di Fascista, Nazista, Comunista, e qualunque altro -ista venga in mente a chi controlla la comunicazione
    ad ogni livello.
    Così anche lo scontro Renzi-Conte viene venduto come un duello rusticano al penultimo sangue tra due
    personalità confliggenti (il vecchio maschio Alfa sfidato da chi vorrebbe scoparsi le femmine del branco)
    e non, com’è nella realtà, un tentativo tutto politico dell’establishment di riprendersi gli spazi di manovra
    in cui è abituato a muoversi.
    Lo straniante, e penoso, spettacolo andato in scena nelle aule parlamentari fa anch’esso parte di quelle
    tecniche di “distrazione di massa” che così bene hanno funzionato sotto l’attenta regia del neo-liberismo
    capitalista.
    I “padroni del vapore”, dopo aver distrutto il senso della parola “ideologia”, ora sono già molto avanti nella
    strategia di estirpare dalle nostre teste perfino i pensieri che non siano stati preventivamente immessi da loro.
    Sta ad ognuno di noi non lasciarglielo fare… ma la vedo molto, ma molto dura.

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    • Cit. “I “padroni del vapore”, dopo aver distrutto il senso della parola “ideologia”, ora sono già molto avanti nella strategia di estirpare dalle nostre teste perfino i pensieri che non siano stati preventivamente immessi da loro. Sta ad ognuno di noi non lasciarglielo fare… ma la vedo molto, ma molto dura”

      I paradigma per eccellenza di tutta questa strategia sono i reality show e talk show televisivi, dove il pubblico stesso è diventato il grande fratello mobilitato sia come giudice sia come guardone, in una dimensione superficiale così sono malleabili (stesso processo nel consenso politico) in ogni istante e, “sovraesposti alla luce dei riflettori”, spinti a prodursi e a esprimersi su la qualunque, a esporre tutta la propria vita quotidiana, tutte le proprie disgrazie, tutti i propri desideri, tutte le proprie possibilità. Cosicché la potenza del controllo è interiorizzata e il pubblico non è più vittima delle immagini (“pedagoghe”), si trasforma esso stesso in immagine.

      E’ allora preso dallo sconforto ti rendi conto che non c’è più niente da vedere; è lo specchio dell’osceno, dell’appiattimento e del grado zero.

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      • @beyond…
        A causa della messa in stand by del mio account originale, non mi è consentito esprimere
        il mio apprezzamento, il banalissimo “mi piace”, ai commenti altrui.
        Lo faccio così: 👍👍👍

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  2. Il paradosso è che la maggioranza dei paladini della fuffa mediatica e politica riflette solo l’oscenità della loro condizione umana; ma questa oscenità più è sovraccarica di significato meno li tocca; ed è questo il segno della nostra ultimissima moralità e totale oscenità.

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  3. Alan Friedman è l’ennesima prova del fallimento di un’ideologia nata male e finita peggio.
    Il comunismo, sebbene portatore di alti ideali e una sua ragion d’essere, conteneva in sè il germe del male.
    L’internazionalismo.
    Non si possono infatti difendere le istanze del popolo allontatando da esso l’accesso alle stanze dei bottoni.
    Non è un caso che il peggior capitalismo e il più predatorio, se ne stia servendo per scardinare gli ultimi baluardi: le sovranità nazionali, che riflettono i desiderata dei popoli e non delle oligarchie aplolidi e che le sinistre chiamano con disprezzo “populismi”, adoperandosi per sostituirle, da utili idioti, con organi sovranazionali dietro cui si nasconde la dittatura dell’1%.
    L’ideologia è finita solo per loro, che in piena dissonanza cognitiva chiamano libertà la repressione, democrazia l’oligarchia tecnocratica, redistribuzione sociale l’impoverimento della classe simbolo di un ascensore sociale funzionante: la classe media.
    Alle sinistre, oramai zerbino del capitalismo estremo, non resta che delegittimare le ideologie ancora integre, cancellare le alternative all’unico futuro possibile (auspicato dall’1%), tacitando chi ha argomenti validi e qualcosa da dire.
    E mentre i privati trilionari per far questo si avvalgono di strumenti tanto potenti da poter zittire persino presidenti di stato, i piccoli e servili portaborse si accontentano di attaccare bollini (faxista, raxista…) ed esternare volgarità.
    Sempre in nome dell’ammore e della “pace ner mondo”, s’intende.

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  4. Questo Andrea Zhok parla, parla, e poi parla ancora. In gran parte sembra un vizio professionale, dopotutto viene pagato per dire parole, ma le usa in questi suo interventi qui, da queste parti, in maniera impropria, scoccevolmente libera di ignorare l’esistente per dedicarsi (o dedicarci) all’aria fritta incartandola nella presunzione d’essere chissa’ chi. Ah, les provocateurs…

    Se Veneziani parla per far sapere che lui, lui, non e’ di “sinistra” solo perche’ e’ intelligente ma anche perche’ ci ha pensato parecchio; se Buttafuoco schizza il portato aploide della propria introspezione di vecchia pellaccia del giornalismo nel caos attuale, questo tizio qua Andrea Zhok si pensa pintore finissimo dei narcisimi altrui ed esteta esperto nel maneggiare quello che porco cane se bisogna dirlo una volta per tutte cosi’ vediamo se non vi entra in testa.

    Se vedete questo tizio chi e’ e cosa fa, forse capite che ha studiato tutto e non ha imparato granche’.

    Il vuoto spento.

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  5. “(a partire dal luminoso esempio statunitense)” non so di chi sia la primogenitura ma ricordo qualcosa il 26 gennaio 1994

    “manifestazioni d’energia personale” niente di nuovo dal “il corpo del Duce” in poi

    “Ecco, lo stridente contrasto tra le speranze collettive nate a Livorno il 21 gennaio 1921, e gli odierni sputtanamenti privati dei VIP politici sta tutto qua: è l’emblema del cambiamento di un’epoca, con la concomitante morte di quella che un tempo si chiamava politica”

    quella scissione ha portato una grande sfiga all’Italia che non ha avuto un forte partito socialdemocratico. ma una litigiosità pervicace che dal Socialismo ottocentesco, a forza di scissioni, siamo arrivati a Renzi e Nencini.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/22/livorno-al-centenario-del-pci-sfilano-5-partiti-e-sigle-diverse-tutti-in-orari-distanti-parliamo-di-unita-ma-non-facciamo-che-dividerci/6074619/

    Fino all’offesa di una delegazione del Partito democratico guidata dal deputato Andrea Romano (remember referendum?)
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/21/livorno-cori-e-fischi-contro-la-delegazione-del-pd-alle-celebrazioni-del-centenario-del-pci-via-chi-ha-rinnegato-la-propria-storia/6074122/

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  6. Friedman ha sbagliato a chamare escort la signora Trump. Le escort in genere si fanno pagare: non credo che lei lo faccia ; penso che preferisca unirsi a ragazzotti che possono darle quello che Donald ormai non puo’ piu’. Perchè scandalizzarsi ? Eppoi in genere le escort sono anche simpatiche.

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