L’avvertimento rivolto a stranieri e diplomatici in vista di nuovi attacchi. Con lo stallo a sul fronte, la guerra si sposta nei cieli, dove Mosca è più forte

(Davide Maria De Luca – editorialedomani.it) – Il ministero degli Esteri russo ha lanciato un avvertimento senza precedenti agli stranieri e al personale diplomatico della capitale ucraina: lasciate la città, ci saranno presto nuovi attacchi. A pochi giorni dal devastante attacco di sabato notte, Mosca lancia una nuova minaccia di escalation e la guerra in Ucraina ritorna in una fase «calda».
Non sul fronte di terra, però, dove gli eserciti restano impantanati in una guerra di posizione che nemmeno l’arrivo della primavera è riuscito a sbloccare, bensì nei cieli, dove la Russia mantiene ancora una netta e brutale superiorità sui suoi avversari, anche se a Kiev non mancano gli strumenti per mettere in atto una pericolosa rappresaglia.

La minaccia
La Russia aveva già consigliato agli stranieri di lasciare Kiev, ma fino a ora la minaccia era stata ipotetica. Mosca minacciava attacchi gravissimi se gli ucraini avessero colpito la parata dello scorso 9 maggio a Mosca.
La parata si è svolta senza problemi, ma ora Mosca ha deciso di confermare la sua minaccia. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha detto che la «goccia che ha fatto traboccare il vaso» è stato l’attacco contro la città di Starobilsk, nell’Ucraina occupata, dove i droni ucraini hanno ucciso 18 persone nei giorni scorsi. In risposta, ha annunciato che la Russia colpirà «industrie militari, centri decisionali e di comando», un eufemismo per indicare i palazzi del governo, situati nel centro storico di Kiev, a pochissima distanza dalle ambasciate e dagli hotel dove risiede il personale delle organizzazioni internazionali. Per questo, Lavrov ha invitato tutti gli stranieri a «lasciare la città il più presto possibile» e gli abitanti di Kiev «a non avvicinarsi agli obiettivi dell’infrastruttura militare e amministrativa».
Fino agli ultimi giorni, il centro della città era rimasto relativamente protetto dagli attacchi, ma il bombardamento di sabato è arrivato molto vicino, danneggiando monumenti storici come il ministero degli Esteri e il Museo d’arte ucraina.
Nel pomeriggio di lunedì, il ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha, ha invitato i suoi colleghi diplomatici a «non cedere ai ricatti russi». Un segnale, forse, che qualche diplomatico ha pensato di prendere seriamente la minaccia russa.
Per molti ucraini, però, le minacce di Mosca suonano a vuoto. Kiev viene bombardata senza interruzioni dall’inizio del conflitto. L’amministrazione cittadina ha calcolato che, in quattro anni, Kiev è già stata presa di mira da oltre 5mila tra missili e droni lanciati dalla Russia, molti dei quali intercettati dalla difesa aerea. E, per quanto Mosca abbia spesso presentato i suoi attacchi come una rappresaglia per questa o quell’altra azione compiuta dagli ucraini, i bombardamenti sono aumentati costantemente, mano a mano che l’industria militare russa aumentava la sua capacità di sfornare droni e missili. Nel solo mese di maggio, ad esempio, la Russia ha già colpito Kiev con più missili e droni che in tutto il 2023.

All’escalation russa farà probabilmente seguito una risposta ucraina. Soltanto lo scorso 17 maggio, Kiev aveva dimostrato di poter colpire Mosca con centinaia di droni e di essere capace di arrivare a pochissimi chilometri dal centro. Meno spettacolari, ma potenzialmente più efficaci, sono gli attacchi contro le raffinerie russe. Secondo Reuters, nella campagna di attacchi condotta nell’ultimo mese, gli ucraini hanno messo fuori gioco un quarto dell’intera capacità di raffinazione del petrolio russo, circa 238mila tonnellate al giorno.
Questo spostamento del focus del conflitto dal fronte alle città piene di civili e alle infrastrutture che le circondano difficilmente sarà una buona notizia per i civili da entrambi i lati del fronte.
Una mediazione internazionale che trovi una soluzione al conflitto diviene sempre più impellente, ma gli Stati Uniti si sono sfilati dal loro ruolo negli ultimi giorni e l’Unione europea si sta ancora organizzando per sostituire Washington. Per ora si cerca una figura che possa rappresentare l’Unione nel negoziato. Scartata l’alta rappresentante diplomatica dell’Ue, Kaja Kallas, invisa non solo alla Russia, ma anche a molti colleghi europei, il presidente della Finlandia, Alexander Stubb, ha avanzato la sua candidatura.
Stubb ha diverse carte dalla sua, come ad esempio un buon rapporto con Trump, ma sembra che ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che l’Europa riesca a trovare un accordo su come occupare questo nuovo ruolo diplomatico. Nel frattempo, l’escalation nei cieli ucraini prosegue, notte dopo notte.