Quel decreto non è una cosa seria

(Marcello Veneziani) – No, non è una cosa seria, l’ennesimo dpcm del Prestigiatore Conte. Non risponde a nessuna strategia, nessuna terapia. Non serve a niente. E scarica la faccia feroce sulle Regioni e sui Comuni. Sono misure prese a orecchio, d’occasione, e si capisce lontano un miglio che sono provvedimenti di natura settimanale, non arrivano ai Morti, muoiono prima. Altri show e altre tavole dei comandamenti saranno in onda a breve; tanto vale istituire un programma, che so, Di lunedì, per fregare Floris, e sapere che ogni lunedì, come promette chi si mette a dieta, ci spariamo un bel decreto, e ci tocca di patire la predica del prestigiatore. Si capisce che sono provvedimenti non mirati al fatto, ma sono espedienti di avvocaticchi azzeccagarbugli; ritoccano un orario, un comma, una glossa, mimano una norma, fanno il verso a un rimedio. Agiscono ai bordi, non nel campo.

Sui trasporti, che oggi è il punto di maggiore vulnerabilità, zero interventi se non raccomandazioni alle regioni e ai loro governatori di mettersi agli incroci con la divisa da vigile per “modulare il traffico” in modo da evitare il sovraffollamento. Pilatesca pure l’idea di scaricare sui sindaci la chiusura di qualche strada o qualche piazza. Fate voi. Sulla scuola solo fumo, nessun provvedimento concreto, solo un tiriamo a campare per vedere di nascosto l’effetto che fa. Anche sullo smart working c’è una generica esortazione all’incremento ma senza stabilire piani, norme, quote. Sullo sport niente di nuovo e di specifico, se non l’invito grottesco a trasformare sport collettivi in attività individuali. Dal calcetto al calciuno, si gioca da soli. Sui bar e ristoranti poi si crede che il virus attacchi solo dopo le 24, riducendo un paese alla scarpetta di Cenerentola: ed è ridicolo pensare che in una sala dove ci sono tante persone, l’accortezza prescritta è di avere tavoli massimo da sei e poi magari alle tue spalle ce ne sono altri sei che fiatano e mangiano…

Insomma il decreto risponde a un criterio sanitario, a una logica, a una profilassi? Macché, è una pura simulazione di intervento, far vedere che facciamo qualcosa, mimare divieti, inscenando un’ennesima pagliacciata.

Ma quel che è francamente insopportabile è il sottinteso del dpcm che rimanda la palla al destinatario e dice ai cittadini: vediamo come vi comportate. Se il provvedimento sarà inefficace, come è facile prevedere, la colpa sarà della gente che non lo ha osservato. Il sottinteso non è, vediamo se funziona, ma vediamo se fate i bravi. Criterio etico, pedagogico, non sanitario. A essere giudicata non sarà la norma ma il popolo che dovrà osservarla: se inefficace è solo colpa vostra. E si sa già in partenza che questi provvedimenti palliativi non freneranno alcunché.

Ma tutta l’azione del governo e la rappresentazione dei media è proiettata sul tema etico, scaricando la colpa su coloro che vengono chiamati, per criminalizzarli, addirittura negazionisti, per imparentarli a chi nega l’olocausto e dunque ritenerli privi di umanità e passibili di condanne gravi. Li accusano di essere complottisti, ideologici, dietrologi; ma voi state paragonando chi non vuol mettere la mascherina a chi nega i campi di sterminio…

La colpa di tutto questo non è di chi ha fatto propagare il virus o allertare con ritardo il mondo – dico i cinesi – o di chi dopo otto mesi non ha attrezzato il paese e la sanità di strumenti adeguati; no, la colpa è di qualche battuta o foto di TrumpJohnson o Bolsonaro, e da noi di BriatoreSgarbi o Salvini. Le cantonate non sono dei commissari speciali o delle task farse, delle protezioni civili o degli organismi sanitari, ma la colpa è di Enrico Montesano. Acchiappatelo, Monteinsano, sparge virus e fa l’apologia del covid…

Ma si dispone qualcosa in termini di controllo sanitario, di vigilanza medica, di esami e tamponi? Si è fatto qualcosa per colmare l’abisso che c’è tra la casa e l’ospedale, ossia l’assenza di una fascia intermedia, la mancanza di un’efficace presenza medica e infermieristica sul territorio, la carenza di interventi e cure a domicilio, neanche per telefono? Macché, zero: abbandonato in casa o inguaiato in ospedale.

Torniamo al punto di partenza e a quello che si ripete ormai in tutti i campi a proposito di tutto: “manca la visione” (gli unici a dirlo con dati alla mano sono i proprietari delle sale cinematografiche, prive di spettatori). Si, manca una strategia generale, un criterio di fondo per affrontare il virus. Per semplificare, sono possibili due linee principali, con ulteriori aggiustamenti considerando specifici casi e singole realtà: la linea drastica che dice, non possiamo più aspettare, ci vuole una stretta netta e allora si ha il coraggio di mettere un vero coprifuoco, magari dalle 22, di raccomandare di restare a casa e ben riguardati tutte le categorie a rischio; di affittare bus dai privati per raddoppiare le corse nelle ore di punta e dimezzare il numero dei viaggiatori per ogni veicolo; di chiudere dove è possibile, spostare nello smart working tutto il possibile, tracciare alcune zone rosse da cui non si può uscire né si può entrare.

Oppure, al contrario, si accetta con serietà e cognizione di causa, il rischio del contagio, si ridimensionano gli allarmi e si comparano dati, si distinguono tra i positivi asintomatici, gli ammalati e i ricoverati, si consiglia a tutti il distanziamento e la protezione, ma non si chiude il paese, non si ferma la produzione, i servizi. È un’assunzione seria di responsabilità anche questa, che in Svezia, ad esempio, è andata bene, o comunque non peggio degli altri paesi che hanno osservato il lockdown. Ma queste due linee indicate sono all’insegna della serietà. Da noi invece prevale il raggiro, l’accomodamento caso per caso, ora per ora; il resto è fumo, avanspettacolo, cabaret sul virus. Il dpcm di Conte è come ‘a mossa di Ninì Tirabusciò.

La Verità 20 ottobre 2020

10 replies

  1. Corbellerie organizzate e scientifiche.
    Se Conte ordina di chiudere, ecco che travalica le competenze di Comuni e Regioni, quindi l’indipendenza dei famigerati “territori”, e subito strillano come le oche del Campidoglio. Se lascia ad essi non la facoltà, bensì il dovere – secondo l’asserita, ribadita, sottolineata, da loro, competenza locale -, eccoli che strillano sempre come le bestiole prima citate.
    Scempiaggini

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    • Ce li ricordiamo tutti gli SCERIFFI, che chiudevano d’iniziativa parchi e piazze, girando video intimidatori e esilaranti contro chi osava sfidarli…e ora tutta la loro autonomia dov’è finita?
      Quando c’è da prendersi la RESPONSABILITÀ deve occuparsene paparino Conte?
      Dovrebbe conoscere la situazione di ogni singola strada e piazza di ogni paesello e città d’Italia? Magari sorvolare tutto il paese col mantello svolazzante scrutandolo con la supervista?
      Ma non era quello incompetente? finito per caso a fare il PDC? Quello dei pieni poteri coi DPCM?
      Ora che li vuole condividere… PAUUUUURA, EH?

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  2. Esatto Paolo!
    “Pilatesca pure l’idea di scaricare sui sindaci la chiusura di qualche strada o qualche piazza” E chi dovrebbe farlo, allora? Se non sono i Sindaci a sapere quali strade e piazze e quando, chi altri dovrebbe saperlo?

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  3. È puro masochismo leggere quel che scrive questo imbecille. A me non disgusta, anzi, leggere opinioni diverse dalle mie, e per questo ci ho provato. Ma si rende conto costui che parliamo di 60 milioni di persone, non degli abitanti di un condominio? Per far quel che lui suggerisce, di quei 60 milioni almeno 15 dovrebbero essere operatori sanitari. Che bello sparare cazzate, e per di più ricevere un compenso che , con i benefici all’editoria, paghiamo tutti

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  4. Ho sofferto.
    Guardate che è difficile riuscire ad infilare tante ca22ate una dietro l’altra. E, peggio ancora, sorbirsele.
    Se avessi potuto dargli uno schiaffone alla “vieni avanti, cretino”, per ogni singola idiozia vomitata velenosamente in questo “articolo”, non ci arriverebbe LUI, ai morti.
    E le presunte battutine che ci ammolla qui e là? Ne parliamo? Calc-etto, calci-uno che ci azzeccano? Anche una battuta necessita di logica e, tra etto e uno, nesso zero.
    Figo, poi, il modo in cui difende tutta l’armata Brancaleone dei NEGAZIONISTI.
    Sì, caro (si fa per dire) Veneziani. L’hai deciso tu CHE negazionismo si riferisce solo al l’olocausto?
    Non parliamo poi delle sue proposte DEMENZIALI e CRIMINALI.
    4 ignobili fesserie e il solito ignorante richiamo alla Svezia, che non poteva mancare. Perché non c’è andato lui, in Svezia, dove agli ultra65enni era rifiutata la terapia intensiva?
    Tra l’altro, un paese con una densità abitativa ridicola, che ironizzava sul nostro distanziamento ad 1 metro, per loro troppo INTIMO? E che comunque ha avuto i suoi morti, come gli altri, ma con la prospettiva eroica del gregge (sono soddisfazioni).
    Quello in cui vedrei bene COSTUI, invece che a scrivere idiozie di tal fatta.
    Veneziani, i pascoli della Sardegna ti aspettano.

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  5. Scusate se mi è venuta qualche maiuscola di troppo, la mia tastiera trasforma le parole, a volte, e capita che non me ne accorga.
    Ma oggi come darle torto?
    Dopo questo ignobile papello, voleva urlare persino lei.

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    • @Anail
      Come ho detto altre volte, mio figlio vive in Svezia. In quel Paese non hanno avuto i loro morti come gli altri, bensì 5 VOLTE di più contagiati e defunti di Danimarca e Norvegia ( in percentuale sugli abitanti). I due Paesi citati hanno chiuso le loro frontiere con la Svezia fino al 30 Settembre. Non vediamo i nostri parenti da 15 mesi se non con i sistemi dei social, perché è rischioso farli venire oppure andare noi. L’economia, poi, non è stata salvata anzi sta andando a “donne di facili costumi” perché non esiste l’autarchia e non puoi sperare di fare a meno dell’estero. Quante fesserie si scrivono, sui giornali, da parte di gente che non sa e non si informa oppure che sa e DISINFORMA.

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      • Infatti, non mi sono voluta allargare, non ricordando bene i dati. Ma certa gente HA IL DOVERE di scrivere cose corrette e se non lo fa è solo perché è in malafede.

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  6. Io ho smesso da un po’ di leggere gli articoli di costui, al pari di quelli di V.Feltri : più che sempiaggini non se ne ricavano : i suoi scritti, come da cognome, sono solo carta da buttare e buona solo per appizzare il fuoco!

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