Forza Conte

(Tommaso Merlo) – A Bruxelles si gioca una partita storica. Non solo per i soldi che ci salveranno dal baratro ma anche per il futuro politico continentale. Grazie a Conte l’Italia è in prima linea. Con un governo Salvini non saremmo mai arrivati nemmeno a questo punto. Saremmo isolati o peggio ancora al fianco dei paesi “frugali” o meglio egoisti o meglio nazionalisti. Gli amichetti di Salvini che pur di sabotare la nave europea sarebbero disposti a farci affondare tutti, ognuno sulla sua zattera, al grido di “prima se stessi”. Con un governo Salvini saremmo all’angolo perché il sovranismo rimane il nemico numero uno in Europa e Salvini uno dei suoi esponenti più illustri. Salvini è stato mediaticamente annacquato e addolcito in Italia, ma in Europa lo conoscono per quello che è, un politicante di ultradestra, antieuropeo e con l’aggravante filorussa. Lo hanno visto all’opera per anni. Conoscono bene il suo stacanovismo per non parlare della coerenza. Da indipendentista padano a patriota italiano a tempo scaduto. Con il savoir-faire e le sopraffine qualità diplomatiche di Salvini la pandemia si sarebbe trasformata in un’occasione per arenare il progetto continentale invece che rilanciarlo. Perché politicamente è questo che c’è in ballo oggi. Un Europa che da fastidiosa zavorra si trasforma in un porto salvifico. Un Europa che da problema diventa soluzione. Se si arrivasse ad un soddisfacente compromesso sul Recovery Fund sarebbe un devastante tsunami politico per i sovranisti. Verrebbero spazzati via anni di propaganda che hanno dipinto l’Europa come causa di tutti i mali al solo scopo di perseguire retrogradi fini nazionalisti. Un inganno. L’Europa politica e sociale è ancora tutta da costruire e se negli ultimi anni l’Europa si è rivelata un freddo carrozzone burocratico schiavo di deleterie logiche neoliberiste, questo lo si deve agli stati membri, fautori delle stesse logiche e che ancora detengono saldamente il timone nelle loro mani. Proprio come dimostrano le negoziazioni di queste ore, proprio come ha dimostrato la pandemia. Una tempesta che ci sta ricordando di essere tutti sulla stessa barca e che solo remando nella stessa direzione ci possiamo salvare. Ma l’avaria europea si deve anche a tutte le classi dirigenti continentali che ancora non sono genuinamente europee. Che ancora sono intrise di cultura nazionale e incapaci di virare per davvero. L’Europa politica e sociale si compirà solo quando i popoli europei matureranno la consapevolezza di condividere un destino comune ed eleggeranno rappresentanti capaci di condurli verso un orizzonte continentale. L’era degli stati nazione è finita da tempo. Tutte le sfide che abbiamo di fronte sono globali, da quelle economiche a quelle ambientali, da quelle migratorie a quelle legate alla sicurezza. E chi oggi comanda la scena internazionale ha già una “massa” continentale. Gli Stati Uniti, la Cina. Affinché gli staterelli europei possano ancora avere voce in capitolo e non solo subire scelte altrui, l’unica via è l’Europa. L’unica. La mareggiata pandemica è solo l’ennesima conferma. Se l’Europa risponderà adeguatamente, se si dimostrerà solidale e lungimirante, il processo di unificazione riprenderà a veleggiare mentre i sovranisti affogheranno. Una partita storica che grazie a Conte l’Italia gioca in prima linea. Forza.

4 replies

  1. Il sogno europeo è ancora un sogno e tantissimi sono i vincoli che hanno assoggettato, ai diktat economici continentali, vari settori, che, di conseguenza, hanno subito un vero e proprio tracollo come il settore agro alimentare che, per correre sulle autostrade europee e sulle piazze dei mercati mondiali, è stato forzatamente industrializzato; da ciò sono derivate molteplici conseguenze tra le quali anche l’abbassamento della qualità a scapito della quantità, la riduzione esponenziale sia dei dei piccoli produttori ( vedi quote latte in Sardegna) ma anche la scomparsa delle botteghe storiche che non sono riuscite a sopravvivere al mercato della grande distribuzione. A questi elementi si potrebbe aggiungere la scorporazione del mercato dal territorio con l’emigrazione del processo produttivo nei paesi europei con meno tassazione e manodopera a costi inferiori se non addirittura in Cina o in India. Se in male si vuole vedere il peggio, tale scorporazione è avvenuta, per azioni indirette, anche sul versante agro alimentare in quanto non si riesce a vedere più un campo abbandonato alle ortiche o ai rovi, come luogo di semina e raccolto o come luogo di pastorizia, ma solo come lottizzo o possibile lottizzo per il circuito del cemento legato anche ad uno status di benessere apparente emerso in questo scorcio di tempo.
    L’Italia non è solo Alitalia e Anas e molta parte dei territori hanno vissuto di una rendita culturale, turistica e eno gastronomica messa a dura prova anche da una cementificazione selvaggia.
    Credo che le questioni dovrebbero essere comprese nelle molte sfaccettature con le quali si presentano ma che hanno, come ultima risposta, il guadagno relativo con le possibilità di risparmio e nuovi investimenti conseguenti. Se le pecore non portano a sopravvivere attraverso la vendita della lana, del latte e dei prodotti caseari, a meno di averne 100 o 1000, chi se lo può permettere sono davvero in pochi; e questo riporta in seconda battuta anche alle nostre tradizioni e alle nostre maestranze, buggerate da un equilibrio distorto sulla via del globale…

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  2. No no… se l’Europa è quella che ancora vedo e sento, no.
    Che crolli pure, ne facciamo un’altra il giorno seguente.
    Questo non è egoismo è realismo.
    Di persone come Rutte, Merkel, e 4 cretini scandinavi al seguito, nel mio tavolo (stando cosi le cose) a mangiare con me non ce li voglio.
    Con i 5 S abbiamo rimesso sui binari giusti un treno deragliato, accendere i motori e farlo ripartire è un altro paio di maniche, ci vuole tempo.
    Il danno economico post covid19 è presto detto, 200 miliardi, in più, (se vogliamo dirla tutta), un piano decennale di spesa pari a 500 miliardi, cioè 50 miliardi ogni anno. Senza se e senza ma.
    Queste sono le cifre del disastro in Italia da 20 anni a questa parte.
    Il patto di stabilità lo avete sospeso voi e per cosa?
    Per farvi gli affaracci vostri, la Germania ha puntellato il suo stato con il gruzzoletto messo da parte in questi anni, con soldi rubati qua e là anche ai danni nostri.
    Adesso ritorniamo amiconi come prima?
    Ennò , mo ti metti lì e ci stai.

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