(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Zapat-ero. E ora chi sei? Le cronache raccontano di questa icona della sinistra mondiale che nella cassaforte di casa non teneva la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma cataste di gioielli e orologi di provenienza dubbia. Un malloppo con cui meditava di scappare a Caracas come certi cattivi dei film di James Bond. Sembra un falso confezionato dalla propaganda di destra. Invece è vero, è Zapatero. Il socialista dal volto umano e dagli occhi da cerbiatto, l’anello di congiunzione tra Neri Marcorè e Bambi. Per lungo tempo fu il principe azzurro della sinistra italiana orfana di Berlinguer. Il leader progressista e austero, capace di rimanere tale anche al governo. Il fustigatore incorruttibile, il campione dei matrimoni gay e della tv pubblica sganciata dai partiti. La muleta da agitare sotto il naso di Berlusconi.

Zapat-ero. E ora chi sei? O eri così anche prima? Blair e Clinton non promettevano di cambiare il mondo, solo di comprarne un pezzo. Ma loro erano la sinistra degli affari, mentre lui predicava quella dei valori non quotati in Borsa. Eppure, se Trump è un cinico alla luce del sole, come definire chi viene sorpreso a fare l’esatto opposto delle aspettative che ha saputo suscitare? 

Chissà se un giorno la sinistra smetterà di cercare i suoi modelli tra i capi della nomenclatura, invece che tra le tante persone della società civile che certi valori li enunciano di rado, forse perché li praticano davvero.