Comunque vada il Quirinale la legislatura è ormai finita. Da luglio saremo in campagna elettorale

(Franco Bechis – iltempo.it) – Non sono pochi – anche se magari vivono l’attesa sottotraccia – ad ambire alla successione di Sergio Mattarella al Quirinale. E la partita è sicuramente tutta da giocare, anche se oggi pare un derby fra due soli contendenti: Silvio Berlusconi e Mario Draghi. A non fare particolare gola a quasi nessuno invece è l’altra poltrona eventualmente in palio, quella di palazzo Chigi. È vero che si è scritto molto in queste settimane del destino del governo e perfino delle preoccupazioni che avrebbero cancellerie internazionali sull’eventuale dipartita di super Mario da palazzo Chigi.

Si è pure detto dell’angoscia che starebbero vivendo parlamentari oggi in carica con il loro importante stipendio mensile e destinati alla Naspi o al reddito di cittadinanza se la legislatura improvvisamente franasse. Ma tutte queste considerazioni sembrano non tenere in conto la realtà, la logica e lo spirito della politica italiana. Perché se ci si fermasse a vedere le cose con un minimo di distacco, a tutti salterebbe agli occhi una verità: per quanto dispiaccia ai più, la legislatura comunque non si può allungare e fra la fine del mese di febbraio 2023 e al più tardi ai primi giorni di marzo gli italiani saranno chiamati ad elezioni politiche generali e al rinnovo di Camera e Senato nella versione ridotta dalla recente riforma costituzionale. Quindi fra esattamente 12 mesi la legislatura sarà terminata con la convocazione dei comizi elettorali.

Potete immaginare centrodestra e centrosinistra, ma anche semplicemente Matteo Salvini, Enrico Letta e Giuseppe Conte iniziare solo a quel fischio di inizio la campagna elettorale dandosi botte da orbi dopo avere governato insieme fino a gennaio? L’unica risposta seria è no. Per forza di cose dovranno separarsi prima, rendere il governo in carica un fantasma incapace di decidere una sola cosa che richieda l’accordo fra i futuri opposti, e rotolare stancamente verso il fischio ufficiale di inizio della campagna elettorale. Quando accadrà? Almeno qualche mese prima. Quindi di fatto ora si eleggerà un presidente della Repubblica non senza fatica e qualche ferita, e poi al governo – chiunque ne sia alla guida – resteranno per adottare vere decisioni e abbozzare qualche riformina al massimo 4 o 5 mesi. Si arriva a giugno-luglio al massimo, poi ci si separa di fatto. Se il clima diventasse rovente, la cosa più saggia sarebbe lo scioglimento anticipato della legislatura e il voto a settembre. Alternativa: una pausa per fare una leggina di bilancio del tipo «10 a me, 10 a te, 10 a quell’altro» che sarebbe meglio non fare, ma in questa situazione inevitabile, e poi via alle tenzoni destra-sinistra perché questa volta i poli resteranno due. 

Scenario troppo pessimista? Può essere, ma provate a disegnare quello opposto: tutti a braccetto e poi obbligati a sfidarsi in quindici giorni per arrivare al comando del Paese con i rispettivi schieramenti. Ecco, questo sinceramente è scenario lunare, non terrestre. E men che meno italiano. Quindi non ci sarà la corsa a fare il re di inverno, perché l’orizzonte temporale è più meno quello e nessuno avrebbe dalla sua la forza di Excalibur come accadde ad Artù. In quei quattro o cinque mesi al massimo palazzo Chigi diventerebbe la sede di un amministratore di condominio, in grado di fare passare all’assemblea dei litigiosi proprietari di appartamento qualche delibera poco rilevante. Capisco bene che questa non sia l’ambizione personale di Draghi che è sì neofita della politica ma non così digiuno da non capirla. Ma anche un politico di rango girerebbe al largo da quella poltrona, che ha solo rischi di brutte figure e zero possibilità di fare passare alla storia chi dovesse sedervisi per malasorte.

Restasse Draghi, non avrebbe alcuna somiglianza non dico con il SuperMario immaginato dai leader e dai mercati internazionali, ma nemmeno con quello che fin qui ha tenuto la rotta fra marosi e qualche botta irriverente rimediata. Con l’elezione del presidente della Repubblica di fatto quindi si chiuderebbe comunque questa legislatura, lasciandola sopravvivere ancora qualche settimana o mese fino a perdere qualsiasi forza e restare lì ferma nella logorante attesa delle prossime elezioni. Ma il sipario comincerà a calare giù fra un mesetto…

6 replies

    • Adriano,
      Ti trovo insolitamente ottimista rispetto ai nostri eroi. Chi è al primo mandato, tipo il bomba (e tanti altri), fino a settembre non può mollare. Rimarrei sul prosaico andante per essere sicuri.

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      • no, dopo il PDR dovranno formare un’altro governo con un’altra maggioranza, l’unica alternativa è che una parte dei 5S (Di Maio) si stacchi, ma la vedo come un’opzione opportunistica di brevissimo termine che non conviene all’attuale ministro. Per cui sarà un governo elettorale, si voterà alla fine della primavera.

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  1. Comunque vada il Quirinale la legislatura è ormai finita. Da luglio saremo in campagna elettorale.Una speranza. Gli italiani se ne faranno presto una ragione aspettando frementi di andare a votare (magari qualcosa di nuovo e “serio”).Peccato perché qualche squadra tornerà a giocare in periferia…m5s e iv e calenda dove però è anche nato un Maradona.Non tutto è perso…c’è bisogno di lavorarci ancora un po su…Peccato per l’occasione storica…buttata al vento.

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  2. Scommetto che, per antipatia, non staccheranno Draghi da Palazzo Chigi. on che ci perdano molto, i loro lanzichenecchi sul territorio gia’ li hanno, le auonomie regionali gia’ in mani salde sono in relazione ai potentati produttivi ed a qualunque trattativa di qualunque tipo. Senza il M5S chi si preoccupa di Mario Draghi, perfetto per far da bersaglio a qualunque bla bla di discontento?
    Per me, elezioni una cippa!

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  3. Secondo me Bechis ci ha preso. Se non si vota a settembre, si vota tra un annetto. Escludendo, cioè, che si possa votare anche subito dopo che questi cialtroni avranno scelto un PdR, ma questa, appunto, la vedo duretta.

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