Un ruolo privo di efficacia e significato ma con costi elevati per la collettività

Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della circoscrizione Vomero, dopo aver evidenziato, ancora una volta, le gravi carenze nel funzionamento delle municipalità, rimarcando, tra l’altro, la scarsa presenza nei quartieri di presidenti, assessori e consiglieri rispetto ai problemi reali dei territori amministrati, rilancia la proposta che vede la cancellazione delle attuali municipalità sostituite dai comuni metropolitani.
” Il decentramento amministrativo a Napoli è fallito – afferma Capodanno – L’ultima testimonianza del palese quanto datato fallimento, arriva in queste ore dalle dimissioni dalla carica rassegnate da una consigliera della municipalità 10, che comprende i quartieri di Bagnoli e Fuorigrotta, la quale in un suo post pubblicato su Facebook dichiara tra l’altro: “Non intendo occupare un posto, né percepire compensi o gettoni di presenza, se non posso incidere davvero e se non posso restituire ai cittadini risposte concrete e risultati tangibili”. L’ennesima attestazione di un decentramento che, in oltre 40 anni, nel capoluogo partenopeo non è mai decollato “.
“ Peraltro – sottolinea Capodanno – è inaccettabile che a fronte della riduzione dei consiglieri comunali passati da 60 a 40, si continui a mantenere l’attuale assetto che prevede la divisione del territorio del capoluogo partenopeo in dieci municipalità con un esercito di ben 300 consiglieri municipali, 10 presidenti, 10 vicepresidenti e 30 assessori: tre per ogni municipalità – sottolinea Capodanno -. Un costo eccessivo, che ricade integralmente sul bilancio del Comune di Napoli e dunque sui cittadini, considerando anche che, agli emolumenti erogati a tutte queste persone, bisogna aggiungere pure i rimborsi ai datori di lavori, e i costi per le strutture e il personale necessario. Uno spreco sicuramente da eliminare, con danaro da utilizzare per attività ben più necessarie, a partire da quelle del terzo settore “.
” Al riguardo – puntualizza Capodanno -, in base agli ultimi dati disponibili, la spesa complessiva annua per le indennità e i gettoni di presenza dei presidenti, degli assessori e dei consiglieri municipali è di circa 7,5 milioni di euro, dunque con un costo medio di quasi 750mila euro all’anno per ciascuna delle 10 municipalità. Un onere così mediamente distribuito per ogni municipalità: circa 64mila euro per il presidente, circa 174mila euro per gli assessori e circa 453mila euro per i gettoni dei consiglieri oltre all’IRAP per circa 59mila euro. Peraltro notoriamente a Napoli, già, da quando, nel 1980, furono istituite le ex circoscrizioni, poi accorpate e diventate municipalità, con elezioni dirette, questi organismi del decentramento amministrativo hanno avuto scarso seguito presso i cittadini, anche perché privi di reali poteri operativi. Utilizzati, alla bisogna, più come meri organismi consultivi ma sovente ignorati nelle decisioni assunte a livello centrale “.
“ Più che ridurre il numero di consiglieri e di assessori per ciascuna delle dieci municipalità – propone Capodanno – più costruttivo e operativo, nell’ambito dell’area metropolitana, risulterebbe la suddivisione del territorio dell’attuale Comune di Napoli in Comuni metropolitani, con elezione diretta e con poteri derivanti dalle vigenti disposizioni di legge. I nuovi Comuni avrebbero una popolazione media variabile tra i 150mila ed i 200mila abitanti e nascerebbero dall’accorpamento degli attuali quartieri. Per ognuno dei Comuni metropolitani andrebbero eletti un massimo di 10 consiglieri e un sindaco, coadiuvato da una giunta di due soli assessori “.
“ In questo modo – conclude Capodanno – non solo si otterrebbe un notevole risparmio economico, anche perché le spese per i nuovi Comuni ricadrebbero a totale carico dello Stato – aggiunge Capodanno – ma finalmente si insedierebbero organismi elettivi in grado di dare risposte concrete, operative e immediate alle istanze delle popolazioni amministrate, cosa che, come testimoniato anche dalla consigliera dimissionaria, allo stato non avviene, indipendentemente dal numero di assessori e consiglieri “.