Conclusi i lavori al Circolo Nazionale dell’Unione: dal superamento del gap infrastrutturale alla salvaguardia del capitale umano, le proposte dei territori per un piano strategico nazionale

Si sono conclusi oggi a Napoli, presso il Circolo Nazionale dell’Unione, i lavori di ‘FAR CRESCERE IL SUD NELLA TEMPESTA GLOBALE’. L’iniziativa, promossa dall’Osservatorio Economico e Sociale ‘Riparte l’Italia’ con il patrocinio del Comune di Napoli, ha offerto un tavolo di confronto formale tra istituzioni, imprese e società civile focalizzato sulle risposte strategiche del Mezzogiorno all’attuale congiuntura internazionale, segnata da shock energetici, tensioni commerciali e mutamenti macroeconomici e geopolitici. 

Ad aprire il dibattito è stato Roberto Fico, Presidente della Regione Campania, il quale ha evidenziato la centralità della pianificazione: “Stiamo lavorando su un Sud che oggi rappresenta un punto strategico per la crescita dell’intero Paese. Siamo noi che decidiamo cosa fare, come farlo e dove dirigere gli investimenti. Siamo chiamati a grandi sfide: la prima è l’innalzamento della qualità della pubblica amministrazione e la crescita dei servizi, un asset funzionale per far crescere la regione e contribuire a trattenere i cittadini sul territorio. Altra sfida importante è quella legata alle piccole e medie imprese, su come e dove investire. Anche il tema energia è fondamentale, così come la difesa dei beni comuni quali acqua, scuola e sanità, su cui poi si poggia tutto il resto”.

Il Sindaco di Napoli e Presidente ANCI, Gaetano Manfredi, ha posto l’accento sulla centralità strategica del Mezzogiorno nel nuovo scenario mediterraneo ed europeo: “Oggi ci troviamo in una congiuntura molto particolare. Abbiamo un Paese che cresce poco, quindi la grande sfida è la crescita del Paese, e abbiamo un Mezzogiorno che negli ultimi quattro anni è cresciuto più della media nazionale. Questo ci fa capire che in realtà la vera scommessa per la crescita dell’Italia è al Sud, soprattutto perché è cambiato lo scenario geopolitico. Il Mediterraneo è la vera area di sviluppo che non riguarda solo l’Italia, ma riguarda anche l’Europa. Partendo quindi da questi dati positivi bisogna organizzare una politica europea che sia più rivolta al Sud e che sia in grado quindi di cogliere questa opportunità per tutti. La vera sfida oggi è un’autonomia energetica europea, quindi la sfida delle rinnovabili diventa una sfida determinante. La posizione strategica del Mezzogiorno è centrale anche nei rapporti con l’Africa e con i grandi programmi di sviluppo in quel continent. Anche sui temi dell’approvvigionamento energetico, tutti i flussi più importanti del gas arrivano nel Sud, quindi il Mezzogiorno è la vera piattaforma non solo della logistica ma anche dell’approvvigionamento energetico di tutta l’Europa”.

Il Presidente dell’Osservatorio Riparte l’Italia, Luigi Balestra, si è espresso in merito alle priorità strutturali a lungo termine: “Napoli è un luogo straordinario, pieno di effervescenza e può essere una locomotiva per un progetto di ripartenza. Siamo fermamente convinti che questo paese abbia bisogno di nuova energia vitale dal punto di vista di un cambio di mentalità culturale. C’è una questione etica, ci sono i giovani, un problema di formazione, di progettualità per sviluppare il futuro tenuto conto che siamo nel pieno di una crisi geopolitica che mette a repentaglio i valori fondanti della società civile e democratica. Napoli secondo me è il giusto luogo dove poter dialogare, perché il tema è dialogo, contribuzione di idee affinché poi i decisori pubblici possano attingere e pensare non al giorno dopo, ma a una progettualità che va sviluppata nel corso degli anni. I dati che riguardano il Sud alle volte sono disarmanti perché riguardano ad esempio la denatalità, i giovani che si diplomano che nell’arco di 20 anni sono 200mila unità in meno, quindi che si iscrivono all’università. C’è un problema di capitale umano che è tremendamente attuale. C’è un problema di sicurezza che va declinato sotto molteplici profili, ad esempio la sicurezza energetica delle nostre città, la sicurezza del nostro Paese. Ci sono tante tematiche sulle quali l’Osservatorio vuole invitare a riflettere”.

L’indirizzo dell’esecutivo nazionale è stato illustrato da Luigi Sbarra, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Politiche per il Sud, il quale ha rimarcato il metodo e gli obiettivi strategici: “L’obiettivo del governo è consolidare e migliorare il dialogo tra le dimensioni istituzionali: Governo nazionale, Regioni, Province, Città metropolitane, amministrazioni locali, favorire un confronto con le parti sociali, con il sistema delle imprese, le organizzazioni sindacali, le associazioni, i movimenti, il sistema bancario e finanziario, il sistema accademico e universitario. La vera azione che serve soprattutto al Mezzogiorno è fare rete, fare alleanze, fare comunità e remare insieme, nella stessa direzione. L’esperienza dei quattro anni che abbiamo alle spalle dimostra che quando al Mezzogiorno arrivano politiche pubbliche efficaci, reali, concrete, quando al sud si presenta una visione unitaria, il Mezzogiorno è pronto a ripartire, ad essere traino per l’intera economia nazionale”.

Sempre sul versante delle strategie dell’esecutivo nazionale, un contributo strutturale ai lavori è giunto dal Ministro dello Sport, Andrea Abodi, il quale, tramite un videomessaggio, ha tracciato il valore sociale degli investimenti sul territorio: “Abbiamo ampi margini di miglioramento evidentemente tenendo conto di una storia che ha determinato al Sud ancora degli squilibri, sui quali stiamo intervenendo. Il lavoro del Governo insieme al Parlamento è orientato a questa voglia di sfruttare e far emergere le potenzialità. Ne sono buon testimone per quanto riguarda lo sport, ma anche per quanto riguarda i giovani. Il Governo da tre anni e mezzo a questa parte ha posto il Sud come uno dei pilastri della sua azione. Vogliamo fare emergere le potenzialità, come abbiamo fatto in collaborazione con le amministrazioni del territorio a Napoli, in particolare, nella Campania. L’America’s Cup è semplicemente l’elemento più clamoroso di questa collaborazione che genera e genererà attenzione, investimenti, turismo, anche destagionalizzato. Ma in tutte le regioni del Sud stiamo facendo in modo che lo sport, attraverso da un lato grandi avvenimenti e dall’altro lo sviluppo delle infrastrutture, quindi la pratica quotidiana e anche gli investimenti sulle infrastrutture scolastiche, possa rappresentare un elemento di sollievo sociale, possa rappresentare una difesa immunitaria da rafforzare e questo credo che sia la migliore garanzia di quanto vogliamo fare dello sport un elemento di riscatto”.

Sul valore delle sinergie istituzionali e delle reti territoriali ha insistito Alessandra Todde, Presidente della Regione Sardegna: “La sinergia messa in campo con l’America’s Cup non è semplicemente sport. Si sta sviluppando nei modelli economici, nei trasporti, negli scambi di competenze, nelle università. Abbiamo problemi comuni come trattenere i giovani, abbiamo scoperto insieme che farli iscrivere nelle nostre università, facendo massa critica, fa in modo che vadano via più difficilmente. Stiamo mettendo in campo anche con altri governatori come Occhiuto e Decaro una politica che ci faccia cambiare postura: siamo governatori che vogliono far capire che il Sud ha leve di competitività per poter crescere anche più di altre Regioni”.

Il quadro delle relazioni geopolitiche globali e la sicurezza dei transiti commerciali sono stati infine analizzati da Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico, focalizzatosi sulle tensioni nello Stretto di Hormuz: “Oggi a Hormuz siamo ancora in una situazione di conflitto, ma il giorno dopo che riaprirà non tornerà mai alla Hormuz di prima. Leggiamo già notizie di come l’Iran stia pensando di far pagare non i pedaggi, che sono illegali per la libertà di navigazione, ma i servizi. Questa roba la possiamo evitare se come Paesi europei ricominciamo a credere fermamente nel diritto internazionale”.

A rafforzare la prospettiva del sistema delle città è intervenuto il Sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, invocando una convergenza unitaria tra amministrazioni e territori per determinare lo sviluppo complessivo: “Occorre uno sforzo collettivo dalle Regioni, in questo caso del Sud, e delle città del Sud: così possiamo e vogliamo determinare la crescita e lo sviluppo del Paese, dando il nostro contributo. Le Regioni del Sud e le città del Sud hanno tanto da dare e tanto da esprimere: lo si vede nei flussi turistici, negli investimenti nell’ambito della tecnologia e dell’innovazione tecnologica e nelle questioni riguardanti le politiche del mare, dalla cantieristica alla portualità. Siamo nelle condizioni di poter crescere e, insieme, determinare uno sviluppo complessivo del Paese in termini di infrastrutture, che servono oggettivamente al Sud e di qualità dei servizi pubblici da erogare alle nostre cittadine e ai nostri cittadini per creare quelle condizioni per cui si possa investire al Sud e si possa crescere tutti insieme”.

Programmazione della spesa al centro dell’intervento di Renato Loiero, Consigliere economico e di bilancio del Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale ha richiamato la storica dottrina meridionalista di Pasquale Saraceno ed illustrato l’articolazione tecnica del bilancio dello Stato: “Lo strumento per leggere la spesa pubblica non per ministeri, ma per finalità e destinazione, esiste già ed è il bilancio per missioni e programmi, una rilettura che consente di comprendere chiaramente dove lo Stato spende i soldi. Esiste una missione specifica, denominata sviluppo ed equilibrio territoriale, che ha proprio la funzione di quantificare e leggere gli stanziamenti del bilancio dello Stato per le aree depresse e per il riequilibrio del territorio nazionale. Su questo asse, la quota PNRR per il Sud deve mantenere un minimo del 40% su gli 85 miliardi complessivi”. Loiero ha poi analizzato l’evoluzione decennale delle risorse destinate a tale missione strategica: “Nel 2019 registravamo uno stanziamento di 6,3 miliardi di euro, salito a 6,7 miliardi nel 2021, fino a riscontrare un picco di 21 miliardi nel 2022 causato dall’avvio della programmazione 2021-2027 e dalle dotazioni connesse al Fondo nazionale complementare, confermando un salto di stanziamenti consolidato anche nel triennio successivo”.

L’analisi degli scenari di sicurezza e il ruolo della Difesa nel contesto del Mediterraneo allargato sono stati tracciati dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, il quale ha evidenziato l’esposizione geopolitica nazionale all’interno di un quadro di crisi globale: “Oggi nel mondo ci sono circa 60 focolai di crisi e l’Italia si trova particolarmente esposta poiché proiettata nel Mediterraneo, al centro di un arco di instabilità che unisce il fianco est ai confini con la Russia, il Medio Oriente e il Nord Africa. Questa complessa congiuntura, in cui più crisi si alimentano e si moltiplicano a vicenda, impone una profonda ristrutturazione della nostra Forza Armata. Negli ultimi trent’anni post-Guerra Fredda l’Esercito si è addestrato quasi esclusivamente per operazioni di supporto alla pace, alimentando una sorta di illusione collettiva. Oggi la sfida più difficile è attuare un profondo cambiamento antropologico e culturale, facendo comprendere ai nostri soldati di tutti i gradi la necessità di riaddestrarsi e prepararsi a scenari di tipo totalmente diverso, che speriamo non accadano mai”. Il Generale ha poi tracciato i mutamenti dottrinali emersi dal conflitto in Ucraina, descrivendolo come un banco di prova radicale in cui convivono tre diverse forme di guerra: “Accanto alla dimensione convenzionale classica che credevamo dimenticata, fatta di artiglieria, trincee, campi minati e filo spinato, assistiamo a una guerra tecnologica, cibernetica e a una terza via ancora più insidiosa, che è la guerra cognitiva o delle menti. Se sul piano cibernetico le nostre infrastrutture nazionali affrontano offensive quotidiane e il Paese si difende, sul terreno della manipolazione psicologica e delle opinioni pubbliche siamo ancora vulnerabili. Le operazioni psicologiche, oggi moltiplicate dai social media e dall’intelligenza artificiale, impongono una riflessione profonda: la mia priorità assoluta è avvalermi di specialisti per proteggere i militari dai bias indotti dal flusso incontrollato di informazioni sui dispositivi digitali, dove lo scorrimento rapido tende a far immagazzinare acriticamente i messaggi propinati”.

La prospettiva delle aree interne e delle risorse ambientali è stata delineata da Laura Mongiello, Assessore all’Ambiente e alla Transizione Energetica della Regione Basilicata: “Nelle aree interne la crescita è complessa, soprattutto perché abbiamo un gap infrastrutturale importante in Basilicata, però è possibile puntando a una strategia che metta insieme tutte le aree interne del Mezzogiorno, quindi l’auspicio sarebbe quello di una proposta nostra, del Sud, al Governo. In Basilicata noi abbiamo un patrimonio naturalistico molto importante, quindi per esempio mettere in rete tutte le infrastrutture che si basano sulla natura per generare economia, ma anche per quanto riguarda l’infrastrutturazione idrica e l’energia. Noi siamo una terra vocata al sole, al vento, quindi produciamo più energia di quella di cui abbiamo bisogno da rinnovabili e poi siamo ricchi di acqua. Sarebbe auspicabile una governance legata proprio alla solidarietà e alla cooperazione tra Regioni”.

I nodi legati alla sicurezza geopolitica ed economica globale sono stati approfonditi dall’analista e scrittrice Greta Cristini, intervenuta nella sessione pomeridiana dedicata agli scenari energetici e industriali. L’analista ha evidenziato l’urgenza di invertire la tendenza alla de-responsabilizzazione strategica: “La strategia di medio-lungo termine va iniziata ora, non è possibile semplicemente dire che siamo già in ritardo. Abbiamo bisogno di una stabilità dei governi che mitighi il rischio e che non smentisca le riforme a ogni tornata elettorale. Questo principio si applica sia alla rimodulazione del mix energetico, a partire dalle rinnovabili, sia al dibattito sul nucleare di nuova generazione. L’Europa ha già mancato i treni industriali dei semiconduttori e dei microchip, restando alla mercé della competizione tra Stati Uniti e Cina, e rischia ora di perdere anche quello dell’intelligenza artificiale per l’assenza di campioni industriali continentali”. Cristini ha chiarito il nesso inscindibile tra economia reale e sicurezza: “I concetti di shoring, reshoring e friendshoring sono pilastri strutturali della sicurezza nazionale, come confermato dalla strategia statunitense di fine 2025 volta a ricostruire una base manifatturiera penalizzata da decenni di definanziarizzazione. Storicamente, gli Stati Uniti edificarono la propria egemonia sulla capacità fisica di riconvertire fulmineamente l’industria pesante civile, come l’acciaio o l’automotive, in apparati di difesa; una base che oggi manca all’Occidente, mentre la Repubblica Popolare Cinese controlla oltre il 60% della cantieristica mercantile globale. Reindustrializzazione e riarmo corrono di pari passo su un piano prettamente geografico e reale, fattori indispensabili per governare la competizione globale ed evitare che il confronto commerciale e tecnologico degeneri in conflittualità bellica”.  —

Piero Bonito Oliva

Giornalista professionista/Addetto Stampa/Social Media Strategist