
(Salvatore Toscano – lindipendente.online) – Manca un anno alla fine della legislatura e il governo accelera sulla riforma del sistema elettorale. Nei mesi scorsi era circolato un primo testo base, sostituito da un nuovo disegno di legge, sempre a firma di Galeazzo Bignami, deputato di Fratelli d’Italia. Ieri, alla Camera, la conferenza dei capigruppo ha calendarizzato la proposta, che arriverà in Aula il 26 giugno per la discussione generale. Le opposizioni hanno parlato di “inaccettabile forzatura”, lamentando la mancata visione del testo prima e durante il confronto nella conferenza dei capigruppo. Il disegno di legge, come ammesso dallo stesso Bignami, è stato depositato soltanto successivamente in commissione Affari costituzionali alla Camera. A differenza della proposta di febbraio, viene soppressa l’ipotesi del ballottaggio tra i due partiti o coalizioni con più voti. Il premio di maggioranza rimane, ma la soglia per accedervi sale al 42% dei consensi. L’obiettivo dichiarato resta lo stesso: blindare la governabilità.
La nuova legge elettorale presentata il 26 febbraio scorso da Bignami non ha superato i malumori interni alla maggioranza, che nei giorni scorsi si è riunita per elaborare degli aggiustamenti. Le iniziali aperture alle opposizioni, su un tema che interessa l’intero arco partitico, sono state rinviate a un momento successivo, preferendo calendarizzare la nuova proposta senza averne presentato il testo. È quanto successo ieri durante la conferenza dei capigruppo alla Camera, dove la maggioranza ha approvato l’iter del Bignami bis, che sarà discusso in Aula il prossimo 26 giugno. Il voto sarà preceduto da audizioni e lavoro in commissione, che dovrà discutere sugli emendamenti e licenziare il testo base. «Siamo aperti a ogni emendamento», ha detto Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia.
Al momento il testo depositato in commissione Affari costituzionali non risulta ancora disponibile, ma le novità rispetto al precedente disegno di legge sono già trapelate, a partire dalla nuova soglia per ottenere il premio di maggioranza, che passa dal 40% al 42% dei voti. Il partito o la coalizione che vincerà le elezioni, superando tale soglia in entrambi i rami del Parlamento, si aggiudicherà un bonus di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Ad ogni modo, la formazione vincitrice non potrà avere più di 220 deputati (precedentemente il tetto era stato fissato a 230) su 400. Allo stesso modo, il massimo dei seggi in Senato sarà pari a 113 su 200, uno in meno rispetto ai 114 previsti dalla prima proposta di legge. Ciò vuol dire che basterà ottenere alle elezioni il 42% dei voti per ritrovarsi in Parlamento, in virtù del premio di maggioranza, col 56% dei seggi.
Il disegno di legge di febbraio prevedeva anche l’inedita ipotesi del ballottaggio, in caso di mancato raggiungimento della soglia del premio di maggioranza da parte delle due formazioni più votate. Con il nuovo testo, l’ipotesi è stata soppressa. Confermate invece l’abolizione dei collegi uninominali, da cui viene eletto soltanto un parlamentare, e l’indicazione del candidato presidente del Consiglio all’interno delle liste, che restano bloccate. Fratelli d’Italia non è infatti riuscito a far cambiare idea agli alleati e a superare lo status quo; gli elettori non potranno esprimere una preferenza per i parlamentari e dovranno attenersi ancora alle scelte dei partiti. Di fronte alla proposta di legge presentata a febbraio, decine di costituzionalisti erano insorti, sia per la volontà del governo di «modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto» sia per il contenuto della riforma, «con meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica». Elementi in parte modificati nel Bignami bis ma mantenuti nella sostanza.
Le opposizioni annunciano una battaglia in Parlamento, aggregandosi alla critica dei costituzionalisti su metodo e contenuto, a partire dal mancato confronto preliminare sul testo, nonostante le promesse. Viene chiesto più tempo per studiare la nuova proposta di legge, che secondo l’attuale tabella di marcia dovrebbe avvenire tra meno di un mese. Dal Partito Democratico si punta il dito contro «una maggioranza ossessionata dal tema di cambiare le regole del gioco per paura di perdere le elezioni», come dichiarato dalla deputata Chiara Braga. Secondo le diverse stime emerse negli ultimi mesi, con il nuovo sistema elettorale il centrodestra dovrebbe ottenere decine di seggi in più, sfruttando l’abolizione dei collegi uninominali — che resteranno esclusivamente per il Trentino-Alto Adige, la Valle d’Aosta e la circoscrizione Estero.
Tra suggestioni, proposte di legge e vere e proprie riforme, la questione elettorale fende gli interessi dell’intero arco partitico. Negli ultimi 30 anni, l’Italia ha cambiato quattro volte la legge elettorale, e si avvia verso la quinta modifica, con l’obiettivo di rendere più stabile il sistema politico. La ricerca della “governabilità” ha incontrato lungo la sua strada diversi interventi della Consulta, che a più riprese ha tacciato di incostituzionalità premi di maggioranza e liste bloccate ritenute eccessive e non coerenti con il principio di proporzionalità che permea l’ordinamento italiano. Più che dalla legge elettorale, la governabilità dipende dalla tenuta partitica e dalla omogeneità delle coalizioni. In presenza di un programma e interessi condivisi, che rispecchiano la maggioranza dei votanti, la vita degli esecutivi è resa più semplice. Lo dimostra l’attuale esperienza del governo Meloni, il più longevo della storia repubblicana dopo il Berlusconi II.
L’equilibrio tra rappresentanza e governabilità è uno dei pilastri delle democrazie liberali. Ci sono Paesi, come il Belgio, rimasti di recente per più di un anno senza governo. Non si è gridato allo scandalo perché era una situazione possibile e coerente con il sistema politico, dove evidentemente gli interessi popolari non coincidevano con gli equilibri partitici e ne richiedevano un riassetto, senza stravolgere le regole del gioco.
E certo bisogna sistemare la legge elettorale …un vestito su misura della Gioggia,poi viene il cambio delle normative sulla magistratuta visto l’esito del referendum,poi l’appecoramento totale agli usa sul piano economicvo e militare ed infine il premierato…. sospeso al momento perchè molto dipenderà dalla legge elettorale.
PS: dimenticavo : l’incetta delle poltrone per il suo “sottogoverno”!
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