Massimo Fini: “Chi affama i bambini afgani”

(Massimo Fini – massimofini.it) – Dall’Afghanistan ci giungono notizie devastanti sulle condizioni dei bambini in quel Paese e filmati ancor più raccapriccianti dove si vedono questi piccoli ridotti alla fame e denutriti. Secondo il World Food Program, Organizzazione Onu: “Circa 3,2 milioni di bambini sotto i cinque anni d’età soffrono già di malnutrizione acuta e un milione potrebbe presto perdere la vita”.

Si sottace pudicamente che se l’Afghanistan è ridotto com’è ridotto, non solo per la condizione dei bambini, è perché viene da vent’anni di occupazione occidentale e durante gli ultimi cinque, i Talebani hanno dovuto combattere anche l’Isis che, dopo la sconfitta dello Stato islamico Araka e Mosul, è penetrato anche in Afghanistan.

Nonostante le fonti di informazione siano più che attendibili: Medici Senza Frontiere ad Herat, che peraltro nei vent’anni di occupazione è stata forse la città più protetta perché noi italiani avevamo fatto patti di non aggressione con i Talebani e perché era sotto la protezione del “padrone di casa”, Ismail Kahn, uno dei più potenti signori della guerra; l’inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi, in Afghanistan dal 2001 che firma un articolo dal titolo inequivocabile: “Kabul, la fame che uccide i bambini”. C’è qualcosa che non mi suona in questo allarme: si vuole dimostrare che i Talebani, che peraltro sono al governo da soli tre mesi, non sono in grado di governare l’Afghanistan.

Ma il discorso non mi torna per un altro motivo. Durante i sei anni del primo Emirato islamico d’Afghanistan, quello fondato dal Mullah Omar, i media occidentali non perdevano occasione, foss’anche di dettaglio, per infamare i Talebani descritti unanimemente come “brutti, sporchi e cattivi” se i bambini afgani fossero stati nelle condizioni in cui vengono descritti ora se ne sarebbe fatto uno scandalo, mentre su questo aspetto non ci si è mai soffermati. Perché? Per la semplice ragione che bimbi denutriti e alla fame nell’Afghanistan del Mullah Omar non ce n’erano. Come mi ha confermato Gino Strada, in Afghanistan dal 1999, che aveva un Ospedale anche pediatrico a Kabul e un altro a Lashkar-gah. Eppure anche quell’Afghanistan veniva da due anni di guerra civile (1994-1996) fra i “signori della guerra”, conflitto cui porrà fine il Mullah Omar conquistando il potere nel 1996, ricacciando i “signori della guerra” oltreconfine e dando i soli sei anni di ordine e di pace a quel Paese. Anche l’Afghanistan talebano si trovava quindi  in una situazione da dopoguerra ma bambini alla fame non ce n’erano o se c’erano entravano nelle proporzioni fisiologiche. I Talebani di allora sono stati quindi perfettamente in grado di tenere sotto controllo la situazione alimentare non solo per i bambini ma per l’intera popolazione.  Anche se Omar nel 2000 aveva preso l’inaudita decisione di stroncare la coltivazione del papavero da cui si ricava l’oppio, su cui si sosteneva la maggioranza dei contadini afgani, peraltro ricavandone un miserabile 1% sull’intero traffico.

I problemi dei bambini afgani erano semmai di tutt’altro tipo. Soprattutto all’inizio della guerra gli americani hanno utilizzato proiettili all’uranio impoverito che causano leucemie, tumori, deformazioni genetiche, tipo Hiroshima. Che questi proiettili siano micidiali lo dimostra una comparazione con quanto è accaduto ai soldati italiani che hanno combattuto nella ex Jugoslavia, 7600 si sono ammalati di cancro e 400 sono morti. Ma mentre i nostri soldati erano avvertiti del pericolo, un bambino afgano che razzola sul terreno e, come tutti i bambini, raccoglie tutto ciò che gli capita a tiro, questo non lo sa. Raccontava nel marzo del 2003 un vecchio contadino, Jooma Khan, che viveva in un villaggio della provincia di Laghman, nell’Afghanistan nord-orientale: “Quando vidi mio nipote deforme mi resi conto che le mie speranze per il futuro erano scomparse. Ciò è differente dalla disperazione provata per le barbarie russe, anche se a quel tempo persi mio figlio più grande, Shafiqullah. Questa volta invece sento che noi siamo parte dell’invisibile genocidio che l’America ci ha buttato addosso, una morte silenziosa da cui non poter fuggire”. Del resto fin dall’inizio il ministro della Difesa americano Donald Ramsfield aveva preavvertito che la guerra ai Talebani, considerati “terroristi”, anche se in seguito verrà appurato, senza ombra di dubbio, che non c’entravano nulla con l’attacco alle Torri Gemelle, sarebbe stata “particolarmente sporca” e aveva fatto capire che la NATO avrebbe usato anche “gas tossici e armi chimiche” per stanare i terroristi.

L’unico provvedimento del Mullah Omar nei confronti dei ragazzi fu quello di proibir loro di giocare con gli aquiloni. Cosa che provocò una certa sorpresa perché giocare con gli aquiloni è un’antica tradizione afgana ed era abbastanza sorprendente che proprio il Mullah, notoriamente attaccatissimo alle tradizioni del suo Paese, proibisse quell’innocente gioco infantile. Omar spiegò la sua decisione così: “I ragazzi per lanciare gli aquiloni si arrampicano sui tetti delle case e spesso cadono, abbiamo già troppi storpi in questo Paese per aggiungerne altri per un semplice gioco” (da qui il lacrimoso libro “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini che ha fatto piangere di commozione e di indignazione molti occidentali).

Se i Talebani furono capaci di tener sotto controllo la condizione alimentare, di adulti e bambini, nel periodo 1996-2001, perché non ne sono capaci ora? Le risposte sono due: o la condizione dei bimbi afgani è effettivamente quella descritta dal World Food Program oppure si fa appositamente dell’allarmismo per dimostrare che i Talebani attuali, molto meno rigidi di quelli dei tempi di Omar, non sono in grado di guidare il Paese e quindi, in un modo o nell’altro, bisogna rimettere le mani sull’Afghanistan e per questo si usano anche, con lacrime ipocrite, i bambini.

Il fatto è che gli americani e i loro alleati non hanno mai digerito la vergognosa sconfitta subìta in Afghanistan ( l’indecoroso fuggi fuggi da Camp Arena ad Herat è una delle vicende più umilianti in cui siano state coinvolte le nostre Forze Armate). Scriveva ancora Cremonesi sul Corriere ( 29/11/2021): “La comunità internazionale non ha ancora trovato il modo di inviare aiuti senza legittimare i talebani e rafforzare indirettamente il loro regime”.

I Talebani si sono legittimati da soli vincendo la guerra. E’ la prima volta, crediamo, che sono i perdenti a voler porre condizioni ai vincitori. È come se, dopo la seconda guerra mondiale, i tedeschi avessero preteso di porre condizioni agli Alleati.

La sola cosa che devono fare gli americani e gli europei, invece di piangere lacrime di coccodrillo sui bimbi afgani, è restituire quei 9 miliardi di dollari che tengono illegittimamente sequestrati nelle loro banche e che appartengono alla banca centrale afgana. Si restituiscano quei fondi illegittimamente rapinati e si vedrà che l’attuale governo talebano riuscirà, lasciandogli un po’ di tempo, a risollevare le condizioni del proprio Paese, bimbi compresi.

9 replies

  1. La stampa nostrana è fortemente atlantista. Tradotto significa che alcuni corpi umani sono innalzati a gettone, in funzione geopolitica. Di conseguenza altri corpi umani vengono calpestati, per lo stesso motivo. È la nuova eugenetica mediatica. Ricorda quel tizio che si auto censurò riguardo i bambini morti in Grecia a causa del cappio europeo, e lo ammise con naturalezza, in pieno stile Aktion T4.

    Piace a 1 persona

  2. L’ “io noi!” è più che legittimo.
    Una delle più efficaci armi della politica occidentale , che funziona soprattutto nei confronti di noi Italiani, i cattolici per eccellenza, è l’ induzione del senso di colpa. Dal Peccato Originale è tutta una colpa che dobbiamo sacontare. Peccato che a “peccare” non sia stato ciascuno di noi.
    “Noi” colpevoli di ogni cosa. O meglio: colpevoli di tutto ciò che ci mostrano a secondo delle loro convenienze. Ciascuno di noi non è colpevole di alcunchè, o meglio, esclusivamente delle azioni che ha compiuto e che compie liberamente e deliberatamente. Se uccido qualcuno è colpa mia ( ma anche qui il giudizio varia a seconda del peso “politico” dell’ ucciso e dell’ uccisore : se si tratta di un suprematista bianco o nero la propaganda cambia: “noi” siamo colpevoli della rabbia del “povero nero”, quindi…) se mi costringono ad invadere la Russia con le scarpe sfondate , no. Eppure la Russia – o l’ Etipia, o l’ Albania… o l’ intero Mediterraneo… romano…- l’ abbiamo invasa “noi”. (Invasa…si fa per dire…).
    Tocchiamo con mano ogni giorno quanto ciascuno di noi, la nostra libertà, conti poco nei riguardi delle decisioni politiche. Tutte. Che vengono prese da pochi oligarchi additatici dalla propaganda mediatica – pronta a portarli dall’ altare alla polvere e viceversa – che siamo convinti di eleggere come nostri rappresentanti. Per chi ancora ci credesse, la parabola dei 5stelle è stata chiara ed un monito per il futuro: se non ti “normalizzi” non campi.

    L’ Occidente ( chiamiamolo così) è tale perchè , attraverso traversie continue e rivoluzioni sanguinosissime, si è sviluppato ideologicamente, scientificamente e tecnologicamente in un certo modo in questi ultimi secoli. Altre civiltà lo hanno preceduto ed altre lo seguiranno. Tutte le civiltà si sono sviluppate assoggettando i popoli limitrofi ed arricchendosi grazie a guerre per la conquista e lo sfruttamento di risorse altrui. Tutte le civiltà hanno avuto oligarchi che hanno deciso e sudditi che hanno subìto ed eseguito. Per lo più attraverso la coercizione, fisica o mentale. Nessuna parte del Pianeta, nel corso della storia, si è sottratta e si sottrarrà a questo ordine di cose: ricerca di risorse decisa da oligarchi ed “eseguirta” da sottoposti : il famoso “noi”. Chi ha la forza la usa. Sempre.
    Quindi è importantissimo che ci sentiamo coinvolti in prima persona: “noi” siamo andati in Africa ( dove tutti erano buoni, mansueti e pronti ad amarci, ovviamente…), “noi” abbiamo dichiarato guerra all’ Austria, “noi” affamiamo i bambini afghani… Noi, noi, noi…

    L’ operazione, come ho già detto, riesce benissimo in noi cattolici, che non abbiamo neppure bisogno di essere costretti per sentirci in colpa. Con gli islamici, ad esempio, riesce meno.
    Abituati alla colpa da prima della nascita – il nostro primo atto pubblico è subitre il Battesimo che ci libera dalla colpa originale – piove sul bagnato. Il “noi” funziona. Ovviamente viene ben localizzato da lassù a seconda delle convenienze: siamo “colpevoli” della fame del bimbo Ugandese ma non della costrizione dei nostri genitori o parenti in un moderno lagher gestito cattolicamente. Siamo colpevoli dei campi di concentramento – dei quali i nostri nonni, preoccupatissimi di salvare la famiglia dalla distruzione della guerra, non conoscevano neppure l’ esitenza – sorti quando non eravamo neppure nati.
    Ma “noi” dobbiamo chiedere scusa, continuare a batterci il petto, essere buoni. Selettivamente buoni, ovviamente: non mancherà mai chi, lassù, ci indicherà di volta in volta l’ oggetto della nostra “colpa”. A seconda delle convenienze geopolitiche, quindi economiche e ideologiche del momento, ovviamente…

    Cominciare a ribellarci quando i media iniziano a usare la prima persona plurale sarebbe la rivoluzione più grande.

    "Mi piace"

    • Mamma mia,

      Carolì, ma non te sembra de impegnatte troppo con questi post?

      Meriterebbero un articolo su di un blog, ma come semplice commento sono veramente sprecati.

      Poi fai te, eh, mica è proibito.

      "Mi piace"

  3. A proposito di uranio impoverito e della dichiarazione dell’anziano afgano citata sopra, vorrei ricordare che i bambini “razzolavano” sul terreno anche dopo l’aggressione dei russi e capitava spesso che raccogliessero i famosi “pappagalli verdi” che esplodevano e li mutilavano orrendamente. Ne parla lo stesso Gino Strada, citato anche qui.
    La visione dell’autore è quantomeno strabica, forse addirittura disonesta. Cita le fonti giuste, ma solo quel tanto che gli serve per condannare americani ed europei.

    "Mi piace"

  4. La verità fa sempre male… molto male se noi siamo degli assassini che non hanno nemmeno il coraggio di guardarli morire!!
    Facciamo schifo… europei americani arabi russi e cinesi… questo dovrebbe essere il punto di partenza!
    Poi per sbiancare la coscienza diamo la colpa all unico che non si gira dall’ altra parte
    ( massimo fini)

    "Mi piace"

  5. Gentile@Alessandro, vorrei che mi spiegasse cosa , concretamente, abbiamo fatto io e lei nel corso della nostra vita ai bambini afghani e cosa, sempre concretamente, possiamo fare hic et nunc, per cessare la fame e le guerre.
    Fatto questo, senza però stare a parare nel solito: tutti colpevoli nessun colpevole, che tanto fa comodo a nuovi ed antichi oligarchi, accetterò l’uso del “noi” cioè io e lei…

    Magari potremmo fare concretamente qualcosa in più per i nostri bambini poveri, quelli che vivono vicino a casa nostra e frequentano la scuola dei nostri figli. Ma quelli non li vediamo, oppure ci stanno pure un poco sulle scatole, o ci deve pensare il governo.
    Nessuno ce li mostra, nessuno li filma e li fotografa, non possiamo immaginarli buoni e gentili perché li conosciamo. “Figliolo, non giocare mica con quello, è così sporco e maleducato”.
    Il grande amore per gli stranieri, si alimenta soprattutto col fatto che non li conosciamo:
    esercitiamo la nostra bontà virtuale altrove, per i lontani ed esotici, per quelli che mai incontreremo… Ci fanno tanta pena…

    "Mi piace"

    • Gentile@Carolina
      Il sentimento di colpa non è mai sbagliato
      Se si commettono errori, questo sentimento ci può aiutare a non commetterne più
      Se la stragrande maggioranza degli italiani ha aderito al fascismo sentirsi in colpa per aver invaso la russia o colonizzato l’africa è il minimo e dovrebbe essere un sentimento condiviso da tutti noi italiani( per non parlare del sentimento di vergogna che dovremmo provate per le leggi razziali)
      Se poi aderisci senza condizioni alla campagna militare americana che dall’11 settebre ha segnato il nuovo millennio su basi errate ( vedi la guerra al terrorismo islamico che ha inopinatamente causato l’invasione dell’afganistan o la leggenda delle armi di sterminio di massa che ha causato quella irachena) non dovremo sentirci in colpa per aver votato per i partiti ed i parlamentari che hanno votato l’invio di truppe italiane?
      Forse sentirci sarebbe il minimo…..

      "Mi piace"

  6. Non avendo invaso la Russia, né colonizzato l’Africa, né approvato le leggi razziali, né votato partiti guerrafondai, mi sento esentata dal senso di colpa eterodiretto dalla politica e dai media.
    Mi sento piuttosto in colpa per non avere fatto abbastanza per anziani soli che ho conosciuto, bambini soli che ho incontrato, amici in difficoltà.
    Per loro sì che avrei potuto fare qualcosa.
    E mi sento in colpa quando vedo ritornare antichi fantasmi nel giubilo generale esattamente come un tempo; schiavismo travestito da accoglienza, degrado e sfruttamento giustificati con la bontà.
    Cercano di farci sentire in colpa per un passato che non ci appartiene per distrarci dal presente, da un qui ed ora che vogliono gestire a modo loro.

    "Mi piace"