
(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – “È un immigrato di seconda generazione”, ha sentenziato Matteo Salvini portandosi avanti col lavoro nel caso Salim El Koudri che, sabato pomeriggio, ha travolto e ferito otto persone a Modena c’entrasse qualcosa con il terrorismo islamico. Non sembra sia così anche se il leader leghista ha tenuto il punto per dare fiato e consistenza a quella Remigrazione, espulsione di fatto dei cittadini stranieri (ma par di capire anche di quelli con cittadinanza italiana) colpevoli di reati. Stretta condivisa a Milano con i “patrioti” convenuti da tutta Europa. È, in sostanza, un razzismo di seconda generazione che il capo del “Carroccio” è costretto a “condividere”, con l’estremismo del generale Roberto Vannacci. in continua crescita con “Futuro nazionale”. Del razzismo di prima generazione, del resto, Salvini fu l’assoluto protagonista dopo l’attentato di Macerata del 3 febbraio 2018 quando Luca Traini, nel contesto di una campagna elettorale incardinata sugli assi di immigrazione e sicurezza, sparò addosso a un gruppo di cittadini di origine africana, ferendone gravemente sei. Traini si avvolse nel tricolore, asserendo di voler vendicare l’uccisione di Pamela Mastropietro da parte di un migrante nigeriano. Seguì un tweet di Salvini, che attribuiva la responsabilità dell’attentato di Macerata alla paura dell’immigrazione clandestina. Punto di partenza di una campagna a tappeto con apice il comizio di Pescara del 9 agosto 2019 quando l’allora ministro degli Interni scoprì le carte con la richiesta dei “pieni poteri”. Da quel momento la parabola salviniana, dopo aver superato il 34 per cento, è discesa in picchiata fino al modesto 7 per cento degli ultimi sondaggi. Mentre, e non è un caso, cresce il consenso del razzismo di seconda generazione incardinato nella Remigrazione vannacciana, da applicare anche solo a chi entra illegalmente o mostra culture considerate incompatibili con quella italiana ed europea. Ecco perché sull’immigrazione, o meglio contro, si svolge una partita decisiva all’interno della destra radicale, impegnata nelle sue varie articolazioni a seminare intolleranza e rabbia. Un terreno che non sarà facile per Giorgia Meloni sminare, in vista delle prossime elezioni politiche. Poiché il razzismo, quello di ieri e di oggi, porta voti che potrebbero essere determinanti nella sfida con il centrosinistra. Razzisti che negano di esserlo, come quel tale che dice a un immigrato: io non sono razzista, sei tu che sei nero.