
Israele rapisce gli equipaggi della Flotilla e nessuno fiata. Immagino cosa sarebbe successo se ad abbordare le navi in acque internazionali fosse stata la Russia. Palmira Salente
(di Paolo Di Mizio – lanotiziagiornale.it) – Gentile lettrice, la doppia morale dell’Occidente è la causa principale del disprezzo per Europa e Stati Uniti che dilaga in tutto il mondo. Quanto all’ultimo atto di pirateria israeliana, le foto e i video mostrano che gli equipaggi (tra cui 29 italiani) sono ammanettati e fatti inginocchiare con la fronte a terra. Chi non si piega, è costretto con la forza. Arriva il ministro Ben-Gvir e deride i sequestrati, sventolando la bandiera d’Israele. Le immagini irrompono sui massmedia. A quel punto Meloni dice che il comportamento israeliano è inaccettabile e chiede le scuse di Tel Aviv. Ma va? Per più di due anni Meloni ha appoggiato in tutto e per tutto Israele quando rapiva e torturava i palestinesi a migliaia, per non parlare delle uccisioni mirate di bambini e dell’ecatombe genocidaria. Il mese scorso Italia e Germania hanno bloccato una blandissima risoluzione di condanna di Israele da parte dell’Ue, perché non sia mai, lo Stato ebraico non si tocca. E adesso Meloni finge di indignarsi? È un’ipocrisia raccapricciante. I motivi di Meloni sono più che evidenti. Dopo la batosta al referendum ha capito che il mito della sua invincibilità è perduto e la popolarità del suo governo sta colando a picco. Ergo, cerca di recuperare consensi, dato che manca meno di un anno alle prossime elezioni. Ancor più delle menzogne e delle promesse non mantenute, è il disonore la cifra di questo governo e come tale sarà annoverata dalla Storia.
Delitto senza castigo
(Di Marco Travaglio) – Perché i governi d’Europa e d’Italia denunciassero (a parole) lo sterminio israeliano a Gaza, si dovettero superare i 50mila palestinesi morti ammazzati. Fino a 49.999 tutto bene, poi non più, anche perché a quel punto si poteva dare la colpa a Trump, mentre il primo anno e più di mattanza era in carico a Biden & Harris, quindi tutta roba buona e democratica. Ora, perché i governi d’Europa e d’Italia denunciassero (a chiacchiere) gli orrori del governo israeliano in Israele, abbiamo dovuto aspettare la seconda retata in acque internazionali contro la Flotilla in sette mesi, con un surplus di botte, sevizie, torture, molestie sessuali e macabre gogne ministeriali sugli attivisti presi in ostaggio (nulla in confronto a quello che subiscono i detenuti palestinesi). S’è svegliato persino Mattarella (“trattamento incivile e infimo”), mentre Meloni chiedeva “scuse”, Crosetto parlava di “vergogna” e Tajani usciva dal consueto vocabolario di due parole (“inaccettabile” e “intollerabile”) per cantarle ancor più chiare a quei villanzoni: “Superata la linea rossa”. Tiè, così imparano. Ancora non pervenute le tre grazie europee Von der Leyen, Kallas e Metsola, indaffarate sul ventunesimo pacchetto di sanzioni alla Russia per una guerra che non riguarda l’Ue, mentre buona parte degli attivisti della Flotilla sono cittadini Ue.
Ora però dovremmo prendere in parola il nostro governo che scopre miracolosamente la “linea rossa” e chiedere lumi: dov’è situata di preciso? Quali condotte consente e proibisce? E, quando un governo (peggio se nostro alleato) la supera, come lo si punisce, a parte dirgli che l’ha superata? No, perché mentre questi tartufi cercano l’aggettivo più aspro e la faccia di circostanza più truce, la nostra cybersicurezza rimane appaltata a Tel Aviv; il governo non impone sanzioni a Israele, non blocca gli acquisti e le vendite di armi (anzi ieri in Ue ha bocciato la richiesta dei 5Stelle per un embargo immediato); non disdetta le intese commerciali nazionali; si oppone alla sospensione dell’accordo di collaborazione Ue-Israele e financo a sanzioni individuali contro i ministri complici dei coloni in Cisgiordania; rifiuta il riconoscimento, peraltro simbolico, dello Stato palestinese; e continua a non autorizzare la rogatoria chiesta dalla Procura di Roma per individuare e processare i militari israeliani che sequestrarono gli attivisti dell’altra Flotilla. Le uniche iniziative (si fa per dire) sono l’ennesima convocazione dell’ambasciatore e la richiesta all’Ue di sanzionare Ben-Gvir per la truce sceneggiata dell’altroieri. Come se fosse la prima e come se si potesse isolare il sadico fascistone dal resto del governo Netanyahu di cui è l’architrave da anni nella impunità più totale. Troppo tardi, troppo poco, troppo comodo.
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Insomma, contro lo stato canaglia Israele e del suo governo assasino il solito brodino annacquato di frasi di circostanza. Bibi starà senz’altro miagolando di lacrime nel buio della sua cameretta al pensiero delle parole di Tajani, della mummia sicula e di Maria Antonietta.
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Non frega nulla quasi a nessuno dei politici …Recitano tutti la parte, per l’occasione, poi finisce sempre tutto tarallucci e vino…
L’importante, di fronte all’ennesima evidenza, è far credere di avere l’intenzione di fare qualcosa di buono, solo perchè l’opinione pubblica non pensi di bocciare tutti definitivamente e non si presenti più alle urne alle prossime elezioni.
Che poi, come accennava giustamente ieri sera Scanzi dalla Gruber, un 4% per Vannacci ( secondo i sondaggi ), fa capire a che livello di disperazione, ma anche di ignoranza è arrivata la gente comune…I consensi verso Vannacci sono certamente un cattivo sintomo; in un periodo di guerre sempre più frequenti ed estese oltretutto.
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Non tutti, però. I 5s sono seri e concreti. Lo dimostra l’emendamento presentato ieri al Pe e respinto dalla destra. https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/05/20/bocciato-emendamento-m5s-al-pe-su-stop-armi-israele-solo-pd-e-avs-votano-si_2d1e6b71-c2ee-41b2-9138-0f5c6ec19d43.html
Vannacci erode consensi alla Lega e a FdI. Sono elettori delusi dal governo. Il 4% sarebbe un buon risultato, ma un’alleanza con il cdx potrebbe fargli perdere voti.
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Se hai bisogno di un emetico ecco qui:
https://youtube.com/shorts/DeVoejehPb4?si=4fr_DOAqOUTyhL7u
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Lo stato Sionazista di Israele deve essere CANCELLATO. È un cancro per l’umanità, ci porterà tutti alla distruzione
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Invece la sua CANCELLAZIONE sarebbe rapida e indolore, vero?
Patetico, come tutti gli intolleranti.
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X Bug
Non esageriamo, non possiamo diventare i nuovi massacratori di popoli. Piuttosto, l’UE si dovrebbe attivare per disarmare Israele, mandare i coloni da dove sono venuti (possibilmente a calci in kubo) e adoperarsi affinché nella zona tutti possano vivere senza l’incubo ebreo.
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Per la cronaca, il Governo si è rifiutato di pagare per il rimpatrio degli attivisti italiani coinvolti nella missione della Flottilla:
Meloni si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità.
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Le sanzioni: coi nemici si invocano, con gli amici sono le “autosanzioni”.
Ai lettori del Fatto Quotidiano piace così…
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Per l’Italia, ma per tutta la UE odierna, il Nemico è la Russia, l’amico ( che qualche volta sbaglia…) è Israele.
I “lettori del Fatto” sono una comunità modestissima dell’Italia, figuriamoci della UE. Quindi la classificazione nemici/amici che da loro viene fatta è ininfluente.
Spiegami se è scorretto parlare di “autosanzioni”, quando fai 21 pacchetti ( di cui nei dettagli non so nulla, e tu certamente sì) contro la Russia e dati macroeconomici alla mano è il sanzionante che va in crisi più che il sanzionato.
E non sembra sia soltanto il macroscopico problema dell’acquisto del Gas e di fonti energetiche e di materie prime, oggi per l’UE, soprattutto Germania ed Italia, molto più care.
Ma forse hai altri elementi.
Ti chiedo infine se sanzionare Israele ( so che dipende da che sanzioni deliberi) comporterebbe lo stesso danno.
P.s. Al netto di tutti gli strumentali rapporti costi/benefici, la mia posizione è la stessa di sempre. Opposta alla tua e di…Calenda. La Russia non è il mio nemico, né rappresenta una minaccia per la UE. L’Ucraina neonazista, terrorista e corrotta è una minaccia per la UE ( nel caso la si voglia far entrare). La Russia nel conflitto ha le sue ragioni, l’Occidente nel conflitto ispirato, organizzato e gestito ha solo torti.
Israele, questo Israele di sionisti messianici e suprematisti, è uno Stato Criminale. Non è questione di sanzioni da commutare. Vanno interrotti tutti i rapporti politici, commerciali e culturali.
Questo Israele è il Male. Condiviso da quasi l’80% della sua popolazione. Mi spiace per quel 20% che paga, senza colpe, l’immagine del Mostro coltivato e realizzato dal Sionismo più orrendo mai visto.
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pablero ha bisogno di citare Calenda per dare forza alla sua visione del mondo da terza elementare. Nel mondo degli adulti le “posizioni” sono un po’ più complesse delle sue e di… Vannacci.
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In realtà, se togli il nome di Calenda, il discorso sta in piedi lo stesso, anche se discutibile, ma tu oltre certi limiti non riesci o non vuoi andare. Le elementari le conosci bene, ma ci sono le medie, inferiori e superiori, e addirittura l’università.
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“Visione del mondo da terza elementare!”
Citazione azzeccata, complimenti.
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Si, sai quando si traccia col gesso una linea verticale sulla lavagna e si dice: “sulla sinistra, bambini, scrivete i buoni, sulla destra i cattivi”. La terza elementare è un anno di svolta per la formazione.
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Bisogna perdonarlo Loguasto. Lui è ancora nella seconda classe. Alimentare, però! Chiamasi svezzamento. Mi sa che stia subendo il fascino irresistibile di Calenda. Scommettiamo che gli darà il voto?? Lo do 10 a 1. Sempre che sia sincero, e coraggioso, nel rispondere quando glielo chiederemo.
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Ammazza che importanza che date a Calenda… Ma capisco: tra compagnucci funziona cosi. Adesso corri fuori a mangiare la merendina
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“Sono convinto che se l’Unione Europea avesse imposto a Israele il 50% delle sanzioni che ha imposto alla Russia dopo che ha invaso l’Ucraina, migliaia di vite Palestinesi sarebbero state salvate.”
Ilan Pappé (Intellettuale Studioso e Storico Israeliano)
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Come è facile diventare complottista quando sono sotto gli occhi di tutti una serie di comportamenti ingiustificabili ed altrettanto incomprensibili da parte dei governi europei e ovviamente in primis s della triplice della commissione EU. Chissà se Travaglio si è mai chiesto del perché di questi comportamenti . Insomma se tratti la Russia in un modo e Israele nel modo opposto per giunta rimettendoci in malo modo qualche motivo inconfessabile ci sarà pure ,no ? Credo che visto che non manca certo di acume ed intelligenza sicuramente sarà giunto alla conclusione a cui sono giunti in tanti ma non può dirlo perché deve mantenere un comportamento di condanna verso l’invasione di Putin altrimenti l’accusa di essere dalla sua parte sarebbe lecita .
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Sì sono pienamente d’accordo, si noti che anche in questo editoriale condanna il Governo ma giammai Israele come Stato in sé. Come se ci fosse un’opposizione contraria all’abbordaggio e alle violenze di chi va a salvare i Palestinesi. Oltretutto lui che chiama Israele una “Democrazia”, non arrossisce nemmeno quando paragona la Russia alle altre “Autocrazie”. Voglio dire, la Russia confronto a Israele sembra l’Eden della rappresentazione democratica. E non sono ironico. In Russia c’è una lingua ufficiale ma c’è ne sono anche una cinquantina che hanno dignità, *autorevolezza* e quindi fondi a livello regionale. La Russia ha ben QUATTRO religioni riconosciute come “Tradizionali” e ne riconosce ufficiosamente almeno un’altra decina!
Ma siccome MT vuole piacere alla gente che piace allora la Russia è e rimarrà sempre un’ Autocrazia e Israele è e rimarrà sempre una democrazia, persino se impalano in Palestinesi in piazza.
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Mi chiedo se tutto questo servirà in qualche modo a cambiare le cose. Servirà, l’anno prossimo, ad avere un governo indipendente? Servirà per risvegliare le coscienze addormentate della popolazione italiota persa tra grandi e piccoli fratelli nelle famose isole? Ragazzi, non cambierà nulla, qui il sole splende, nessuno ci attaccherà mai, non c’è (più) nulla da rubare (se ci fosse l’avremmo già rubato), il prossimo governo ridurrà le accise di 10cent e saremo tutti felici.
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GIANNI CALI’
Poco fa, a Tagadà, è andata in scena una delle pagine più imbarazzanti da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’inviato Luca Sappino prova a fargli una domanda semplice: “Lei ha chiesto all’Europa di sanzionare Ben-Gvir. Poi ha anche detto che questo è il primo passo e forse ce ne saranno altri. Vuole dirci quali possono essere gli altri passi? Perché altrimenti sembra che il problema sia l’esibizione del ministro Ben-Gvir e non quella che è una pratica già successa anche in altre occasioni con gli attivisti della Flotilla e con i palestinesi”.
Tajani, che evidentemente sperava in una domanda sul meteo o sul pranzo della domenica, si arrampica sugli specchi: “Già abbiamo dato le sanzioni ai coloni”.
Sappino lo corregge: “Solo ai coloni violenti, come dice sempre lei”.
E Tajani, ferito nell’orgoglio, spara la prima perla: “Certo, i coloni violenti. Il problema è la violenza, mica è una colpa essere colono”. Del resto, che sarà mai appropriarsi della terra altrui.
Sappino, imperterrito, va al punto: “Ma le sanzioni al governo israeliano verranno fatte?”.
E qui Tajani, non sapendo come uscirne, estrae dal cilindro la mossa dell’attacco al giornalista. “Stiamo facendo un’intervista o un dibattito politico? Se sei un opinionista, facciamo il dibattito politico, se invece mi fai una domanda ti rispondo”.
Ma Sappino non demorde: “Si possono fare delle domande anche sui coloni, volendo, ma le volevo chiedere delle sanzioni al governo israeliano. Pensa che sia arrivato anche il momento di sanzionare l’intero governo israeliano, come chiedono le opposizioni?”.
Tajani, che ormai è in apnea: “Le opposizioni possono chiedere quello che vogliono. Intanto c’è un responsabile per quello che è successo ieri ed è il ministro della Sicurezza Nazionale”.
Sappino affonda: “Dobbiamo immaginare che Netanyahu non ne sapesse niente di quello che è accaduto?”.
Tajani, che a questo punto sta sudando freddo: “Se mi fai rispondere, rispondo. Se il ministro degli Esteri e il primo ministro hanno condannato quello che ha fatto Ben Gvir, evidentemente non erano d’accordo con quello che ha fatto. Sulle vicende di ieri c’è un responsabile, cioè il ministro della Sicurezza Nazionale, è lui. E quindi abbiamo chiesto di sanzionare lui per quello che è accaduto ieri”.
E poi arriva l’affondo finale di Sappino: “Pensate di sospendere gli accordi commerciali con Israele?”.
Tajani non risponde. E se ne va.
Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana, davanti a una domanda semplice sugli accordi commerciali con uno Stato accusato di genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia, sceglie la via diplomatica più raffinata del repertorio internazionale: la fuga.
Riposate sereni, italiani. La diplomazia è in ottime mani
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Alfredo Facchini
NESSUNA ASSOLUZIONE PER MELONI
E no, non pensate di cavarvela scaricando tutto addosso al sociopatico Ben-Gvir. Fino a un minuto prima di quell’oscena messinscena vi andava benissimo così.
Adesso che l’orrore inflitto da Ben-Gvir alle donne e agli uomini della Flotilla – sequestrati, umiliati, torturati da Israele – fa il giro del mondo, anche Meloni e Tajani si decidono a condannare. Troppo poco. Anzi zero. Quello che il ministro di Netanyahu ha inflitto agli ostaggi della Flotilla è solo una scheggia di ciò che ogni giorno Israele infligge ai palestinesi, nel silenzio tombale dell’Occidente.
Ed è proprio grazie al coraggio della Flotilla se oggi il mondo non riesce più a voltarsi dall’altra parte. Hanno spezzato il muro dell’indifferenza, hanno mostrato quello che governi e media cercano da mesi di normalizzare.
Le complicità con Israele, con i suoi massacri e con i suoi crimini, vengono da lontano. Sono politiche, economiche, militari. Sono fatte di accordi, commerci, cooperazione, coperture diplomatiche.
Ora servono fatti. Tonnellate di sanzioni. Almeno 21 come contro la Russia. La rottura di ogni alleanza, di ogni affare, di ogni relazione con lo Stato terrorista di Ben-Gvir e Netanyahu.
Meloni e compagnia non pensino di cavarsela con qualche buffetto sulla guancia di un ambasciatore. Non ci sono sconti. Potete spostare il barile un metro più in là, ma il fetore delle vostre complicità continuerà ad appiccicarvisi addosso.
Guardatevi dentro, se ne siete ancora capaci. È inutile girarci attorno: siete colpevoli. E lo sapete anche voi
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“Mi hanno chiesto di spogliarmi… mi hanno legata e sono stata stuprata quattro volte .. mi tenevano nuda per ore e mi hanno fotografata”.
STEFANO AGNOLETTO
ED ECCO LA NORMALITA’ DEI LAGER ISRAELIANI (NEI MIEI COMMENTI TROVATE LE FONTI….)
Avete visto come gli israeliani trattano i prigionieri quando catturano dei volontari internazionali in acque internazionali? I ministri ci fanno addirittura dei video promozionali….
Pensate cosa fanno ogni giorno, senza alcuna visibilita’, nelle carceri, o meglio nei lager isrealiani alle migliaia di ostaggi palestinesi rinchiusi, compresi tantissimi bambini….abusi, stupri, sistematici, violenze, amputazioni di arti, assassinio e sparizione di prigionieri….. questa e’ la normalita’ per i detenuti e le detenute palestinesi nei lager israeliani.
Volete alcuni esempi da fonti diverse? Buona lettura di alcune fonti nei miei commenti al post dove troverete i link al seguente materiale:
– “La coindizione inumana dei bambini prigionieri nelle carceri israleinae” (Save the Children)
– ““Incatenati 24 ore al giorno, a molti detenuti palestinesi siamo costretti ad amputare gli arti”: la testimonianza di un medico israeliano”.
– “Ventisette gazawi morti nelle carceri israeliane: se questa è democrazia”… una notizia tra le tante
– Varie fonti sugli stupri sistematici subiti dai detenuti e detenute palestinesi nelle carceri israeliane
– varie Testimonianze di abusi e torture
potrei continuare all’infinito, potrei purtroppo segnalarvi altre centinaia di fonti….
Ah, come era quella storia dell’unica democrazia del Medio Oriente?
Il problema e’ anche che questi criminali sono nostri alleati e ancora oggi non solo ci facciamo affari ma gli procuriamo anche armi….
E non osate usare l’arma dell’antisemitismo contro di me…io so bene cosa e’ stato il crimine insuperato della Shoa….
L’antisemitismo fa schifo e nulla c’entra con la causa palestinese. Io so bene che i crimnali di oggi non sono gli ebrei, ma uno stato e un esercito criminale che non rappresenta gli ebrei nel mondo. Che infanga la memoria delle vittime dell’Olocausto usandole per giustificare i suoi crimini. Decine di migliaia di fratelli esorelle di fede ebraica si stanno mobilitando nel mondo contro questi criminali.Tra questi i meravigliosi appartenenti di Jewish Voice for Peace,,e in Italia di Mai Indifferenti Voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio Ebraico Antirazzista e tanti e tante altre..
Io ho imparato fin da piccolo che Mai piu’ significa mai piu’ per tutti e tutte.
P.S. POST SCRIPTUM NECESSARIO SULLE FONTI: Poiche’ questo post e’ stato piu’ volte condiviso e chi non lo legge direttamente sulla mia pagina non legge i miei commenti e quindi non vede i tanti link alle fonti che purtroppo tetsimoniano i terribili fatti che avvengono nei lager israeliani, aggiungo qua almeno un riferimento a una fonte, quella relativa alla foto della scritta che compare nel mio post.
La fonte della testimonianza che ho messo nella foto? Riporta una tra le tante testimonianze raccolte dal Centro Palestinese per i Diritti Umani. noto in inglese come Palestinian Centre for Human Rights o PCHR. ll PCHR gode dello status consultivo speciale presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). È inoltre affiliato a diverse importanti reti internazionali, tra cui la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) e la Commissione Internazionale dei Giuristi.
In particolare questa testimonianza drammatica e’ stata rilasciata al PCHR da una donna le cui iniziali sono N.A. di 42 anni, arrestata nel novembre 2024 nel nord di Gaza. La sua testimonainza e’ la n. 1 nel report pubblicato nel novembre 2025 dal PCHR su “rape and sexual torture” contro i detenuti palestinesi.
Nei miei commenti potete trovare i link a varie altre fonti pubblicate da organizzazioni internazionali.
E’ mia abitudine sempre controllare le informazioni e valutare le fonti prima di condividere
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MICHELE ZUDDAS
Ci voleva Ben Gvir. Ci voleva la scenografia perfetta, gli attivisti occidentali fermati, le immagini mediaticamente spendibili, le facce europee umiliate davanti alle telecamere, per scoprire improvvisamente ciò che a Gaza accade da mesi sotto gli occhi del mondo. Solo allora i governi occidentali hanno ritrovato la voce. Per le decine di migliaia di palestinesi morti? Per i bambini estratti a pezzi dalle macerie? Per gli ospedali rasi al suolo? Per la fame usata come arma politica? Non una parola, mai indignazione. Solo per gli attivisti occidentali trattati brutalmente. È questa la misura morale dell’Occidente contemporaneo, il dolore è reale solo quando ha un passaporto riconosciuto, una pelle rassicurante, una lingua televisivamente comprensibile.
La politica italiana poi riesce sempre nell’impresa di essere perfino peggiore della caricatura che offre di sé. Un ceto dirigente composto da professionisti dell’indignazione selettiva, da atlantisti inginocchiati che confondono la fedeltà geopolitica con la servitù psicologica. Per mesi hanno ripetuto come automi parole sterilizzate, “diritto alla difesa”, “contesto complesso”, “equilibrio”, mentre a Gaza si accumulavano cadaveri di bambini come se fossero statistiche contabili, hanno trasformato il linguaggio in una lavanderia morale dove il sangue diventa “danno collaterale” e la fame collettiva diventa “pressione strategica”.
Questo è il lato più osceno della politica italiana, la codardia travestita da diplomazia, perché questi governi non sono forti, sono terrorizzati. Terrorizzati dall’idea di uscire di un millimetro dal recinto ideologico imposto da Washington e Tel Aviv. Terrorizzati dall’accusa di antisemitismo usata ormai come manganello mediatico contro chiunque osi denunciare crimini evidenti. Terrorizzati persino dal proprio elettorato, che spesso ha ormai compreso molto più dei suoi rappresentanti.
L’Italia sembra una colonia mentale che recita la parte della potenza morale mentre rinuncia perfino alla dignità minima di chiamare le cose con il loro nome perché se migliaia di civili vengono uccisi sistematicamente, se si impedisce l’accesso a cibo, acqua, medicine, elettricità, se si colpiscono ospedali, scuole, campi profughi e convogli umanitari, non siamo più nel territorio ambiguo della “guerra difficile”. Siamo davanti alla demolizione deliberata di un popolo, ma la politica italiana continua a balbettare formule notarili.
E allora improvvisamente arrivano le lacrime istituzionali per la Flotilla. Improvvisamente scoprono Ben Gvir, come se fosse comparso ieri dal nulla e non fosse invece il prodotto perfettamente coerente di una radicalizzazione politica tollerata, finanziata e protetta per anni dall’Occidente. Adesso fingono stupore. Fingono indignazione. Fingono persino fermezza. Ma suona tutto grottesco, quasi pornografico nella sua ipocrisia.
Il problema non è Ben Gvir. Ben Gvir è soltanto la versione sincera di ciò che molti governi occidentali pensano ma non hanno il coraggio di dire apertamente. Lui almeno non recita. Non finge umanitarismo. Non nasconde il suprematismo dietro il lessico democratico, dice brutalmente ciò che altri preferiscono affidare ai bombardamenti e agli embarghi.
La verità è che la politica italiana contemporanea non ha più alcuna statura morale autonoma. Vive di riflesso, di autorizzazioni esterne, di posture comunicative costruite dai consulenti. Ministri che parlano come comunicati NATO, opposizioni che si limitano a simulare dissenso senza mai oltrepassare la linea consentita, giornalisti embedded trasformati in uffici stampa geopolitici. Un teatro miserabile popolato da uomini piccoli che gestiscono tragedie immense con il coraggio burocratico di un impiegato del catasto.
E nel frattempo Gaza muore.
È morta sotto le bombe, sotto la fame, sotto il silenzio complice di un’Europa che ama definirsi “culla dei diritti” mentre osserva bambini amputati con la stessa freddezza con cui si guarda un grafico economico. La stessa Europa che organizza convegni sulla memoria storica e poi assiste senza reagire alla disumanizzazione quotidiana di un intero popolo.
Forse il problema più grande non è nemmeno l’ipocrisia. L’ipocrisia almeno presuppone la consapevolezza del male. Qui siamo oltre. Qui siamo nella normalizzazione dell’orrore. Nella costruzione di un mondo in cui i governi occidentali riescono a indignarsi più per l’umiliazione diplomatica di alcuni attivisti che per le fosse comuni di bambini palestinesi.
E allora sì, questi governi appaiono ridicoli. Ma non nel senso leggero del termine. Ridicoli come può esserlo una civiltà che continua a definirsi democratica mentre perde pezzo dopo pezzo la propria anima davanti alle telecamere del mondo.
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Siamo tutti israeliani, che ci piaccia o no. Agli occhi del mondo siamo visti come complici, istigatori, mandanti di questo schifo. Non esistono sfumature.
Un mondo molto più vasto del nostro misero orticello occidentale.
Mi vergogno per i nostri governanti, europei e italiani.
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ALESSANDRRO ROBECCHI
FLOTILLA. ISRAELE IMPUNITO: UN PROBLEMA CHE RIGUARDA TUTTI, SOPRATTUTTO SCHLEIN
Un ricercato dalla Corte Penale Internazionale, Benjamin Netanyahu, si è molto complimentato con il suo esercito per il rapimento di cittadini di numerose nazioni (29 italiani) in acque internazionali, catturati a bordo di barche battenti bandiere di vari Paesi, in pratica un’invasione multipla di territori sovrani, molto simile a una dichiarazione di guerra. Se la rivendicazione di una simile azione terroristica fosse venuta da un qualsiasi gruppo armato del mondo, avremmo giustamente reazioni durissime da parte di ogni nazione coinvolta, mentre il rapimento da parte dell’esercito israeliano sembra ormai, anche dai titoli della stampa italiana, una routine consolidata, quasi ovvia, tollerata e in qualche caso approvata. In sostanza esiste un Paese, Israele, che gode della più sfacciata impunità, con cui tutti fanno affari, vendono e comprano armi, strumenti di intelligence e spionaggio, di cui sostengono le ormai insostenibili ragioni, a cui è perdonato un genocidio, l’invasione di altri Stati, l’apartheid, la tortura, l’infanticidio. Senza una minima sanzione, senza un minimo provvedimento di censura.
Il ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, ha balbettato da par suo le solite stupidaggini, come la timidissima richiesta a Israele di “rispettare il diritto internazionale”, quello stesso diritto internazionale che – parole sue, lo disse in tivù senza vergogna – “conta fino a un certo punto”. La famosa Europa, zitta anche lei, incapace di mettere anche solo un piccolo argine al terrorismo internazionale praticato da Tel Aviv. Anzi, numerosi parlamentari europei (e anche italiani) sono iscritti ad associazioni, istituti e lobby israeliane che appoggiano apertamente le posizioni colonialiste e suprematiste, vanno e vengono da Tel Aviv in amichevolissime missioni in cui stringono mani ai sostenitori del genocidio di Gaza, perorano senza tregua la causa di Israele, non dicono una parola sull’invasione del Libano, sull’annessione violenta della Cisgiordania, oltre che naturalmente sull’aggressione all’Iran.
Proprio durante l’arrembaggio delle forze speciali israeliane a barche pacifiche in acque internazionali, il Consiglio comunale di Milano, ha votato per confermare il gemellaggio con Tel Aviv. In un primo momento, il Consiglio aveva votato per sospenderlo, ma il sindaco Sala aveva deciso da solo. Poi, nuova votazione, questa volta con esito negativo: a favore di mantenere il gemellaggio con la più grande città dello Stato genocida hanno votato la destra, rinforzata da renzisti, calenderos ed eletti nella lista civica di Sala, e tre del Pd. In meno di un mese la lobby ha lavorato benissimo.
Si pone dunque, lontanissimo dai confini di Israele, un enorme problema politico: quello di forze (destra, sinistra, estremisti di centro) infiltrate da interessi di uno Stato straniero, complici di fatto di innumerevoli azioni illegali, sia in termini di diritto internazionale, quello che a Tajani piace un po’ sì e un po’ no, sia in termini di crimini di guerra. Siccome tra un anno si vota, pare inevitabile risolvere questo problema: può una “sinistra” che aspira a governare, contenere (e magari candidare) fiancheggiatori di uno Stato genocida che pratica l’apartheid? Schlein sa che per decine, forse centinaia di migliaia di suoi potenziali elettori la presenza di anche soltanto un sostenitore di Israele all’interno del suo partito sarebbe motivo sufficiente per votare qualcun altro o per non votare? O ci dirà che “sennò vince la destra”?
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A mio modestissimo parere, l’ Israele attuale, è frutto di un parto che risale ancora alla fine della seconda guerra mondiale e che ha radici ancora più profonde ed espanse in tutto il mondo. Tutti negli anni, ci hanno fatto affari e continuano a farne e non hanno intenzione di interrompere questo ciclo. Chi pure volesse farlo, non sa come interromperli, non sa come smarcarsi da impegni presi, contratti firmati e via dicendo.
E’ evidente l’imbarazzo di ogni governo, che non sa come defilarsi, amesso che ne abbia una sincera e seria intenzione…
Questo è l’unico fatto evidente.
Ben vengano quindi le azioni delle varie flottilla, idonee a sensibilizzare i vari Stati, affinchè nasca la volontà di chiudere una volta per sempre le relazioni con un Paese governato da criminali legalizzati, il cui comunque Primo Ministro, risulta come altri della sua ciurma, ricercato dalla corte Penale Internazionale, ma prosegue principalmente col consenso e la benedizione degli Stati Uniti, a fare i suoi porci comodi.
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FRANCESCA FORNARIO
Che altro deve succedere? Non bastano i bambini morsi dai topi nelle tende? Non basta una legge che consente di condannare a morte per impiccagione i bambini di 12 anni che scagliano una pietra contro il tank che sta distruggendo la loro casa? Non bastano 36 ospedali su 36 bombardati, e le chiese e le scuole e i campi da calcio e i caffè sulla spiaggia e il 90% degli edifici civili? Non bastano sei stati sovrani bombardati in meno di un anno e centinaia di morti ammazzati durante il cessate il fuoco, nonostante il cessate il fuco, e due milioni di sfollati e poi un altro milione e duecentomila sfollati in Libano e 1800 morti ammazzati tra medici e sanitari, ammazzati per impedire loro di curare i feriti? Non bastano gli affamati disarmati morti ammazzati a centinaia ai punti di distribuzione del cibo, anche i bambini, sparati alle spalle per gioco da soldati che tengono i punti per quante ginocchia, quante teste colpite in pieno? Non bastano i valichi chiusi al cibo in entrata, ai feriti in uscita, le barche cariche di aiuti abbordate in acque internazionali e gli attivisti rapiti e gli aiuti sequestrati? Non basano gli stupri sistematici dei detenuti, detenuti a migliaia senza processo, anche i bambini, centinaia di bambini detenuti nelle carceri con gli adulti proprio in questi momento? In quale altro paese al mondo succede? Non bastano i giornalisti morti ammazzati a centinaia anche loro mentre indossavano il giubbotto con scritto press e la stampa internazionale che continua a non potere entrare e chilometri dopo chilometri di terre rubate e greggi sgozzate e ulivi tagliati e famiglie bruciate vive nel sonno e mai nessun colpevole che altro deve succedere? Che altro deve succedere?
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PAOLO CONSIGLIO
“Siamo l’unico popolo nella storia costretto ad essere testimone del proprio genocidio e poi a controllare ciò che diciamo per non ferire i sentimenti di chi lo sta compiendo”: la frase di Susan Abulhawa che smaschera il silenzio occidentale su Gaza
“I palestinesi devono perfino misurare il proprio dolore”. Le parole della scrittrice palestinese Susan Abulhawa condensano la frattura morale di questo tempo: un popolo massacrato sotto gli occhi del mondo e costretto persino a giustificare la propria sofferenza.
Ci sono frasi che non chiedono interpretazioni. Arrivano dritte, nude, impossibili da addomesticare. Susan Abulhawa ne ha pronunciata una che pesa come una condanna morale contro il nostro tempo: “Siamo l’unico popolo nella storia costretto ad essere testimone del proprio genocidio e poi a controllare ciò che diciamo per non ferire i sentimenti di chi lo sta compiendo”.
Dentro queste parole c’è tutta la tragedia palestinese. Non soltanto la morte. Non soltanto le macerie. Non soltanto i bambini sepolti sotto il cemento di Gaza. C’è qualcosa di ancora più profondo: l’obbligo continuo imposto ai palestinesi di rendere il proprio dolore accettabile agli occhi dell’Occidente.
È questo il paradosso feroce che attraversa da mesi il dibattito internazionale. Migliaia di civili palestinesi uccisi, ospedali distrutti, interi quartieri cancellati, giornalisti e operatori umanitari massacrati. Eppure, ogni volta che qualcuno usa parole troppo dure contro il governo Netanyahu, il centro della discussione sembra spostarsi immediatamente dalla tragedia palestinese al fastidio di chi viene accusato.
Come se il problema non fossero più i corpi mutilati di Gaza, ma il tono di chi li racconta.
Ed è qui che la frase di Susan Abulhawa colpisce nel punto esatto in cui l’ipocrisia occidentale prova ancora a nascondersi. Perché ai palestinesi viene chiesto continuamente equilibrio mentre vivono sotto le bombe. Moderazione mentre scavano tra le macerie per recuperare i propri figli. Prudenza linguistica mentre il loro territorio viene devastato davanti alle telecamere del mondo intero.
Nessun altro popolo massacrato nella storia contemporanea è stato costretto a giustificare in tempo reale perfino il proprio diritto alla rabbia.
Intanto il governo Netanyahu continua a presentare ogni critica come estremismo, antisemitismo o propaganda anti-israeliana. Una strategia che negli anni ha finito per paralizzare una parte enorme del dibattito pubblico occidentale. Molti governi europei parlano di “preoccupazione”, di “equilibrio”, di “diritto alla difesa”, ma evitano accuratamente parole che potrebbero trasformarsi in conseguenze politiche reali.
E così il risultato è sotto gli occhi di tutti: Gaza continua a morire mentre il mondo discute soprattutto del linguaggio con cui raccontarla.
Susan Abulhawa, invece, rompe quel filtro. Non addolcisce nulla. Non cerca formule diplomatiche. Nomina direttamente la frattura morale di un sistema internazionale che sembra pretendere dalle vittime una compostezza quasi rituale, mentre chi detiene il potere militare continua ad agire nell’impunità.
È anche per questo che le sue parole stanno circolando ovunque. Perché non parlano soltanto della Palestina. Parlano della crisi morale dell’Occidente. Del modo in cui certe vite vengano considerate degne di protezione assoluta e altre continuamente subordinate, relativizzate, spiegate, ridimensionate.
E forse è proprio questo che oggi spaventa di più il governo israeliano e i suoi alleati politici: il fatto che milioni di persone nel mondo abbiano ormai smesso di guardare Gaza attraverso i filtri della propaganda.
Perché quando un popolo arriva a dire di dover perfino “controllare ciò che dice” mentre assiste alla propria distruzione, significa che il problema non è più soltanto militare o geopolitico. Diventa umano. Universale. Insostenibile.
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Quell’odio che isola Israele dal mondo. L’antisemitismo sollecitato dove non c’è
Il video che ritrae Ben-Gvir tra gli attivisti della Flotilla è una bomba gettata in un contesto incandescente
Proteste a Tel Aviv contro il primo ministro Benjamin Netanyahu
(ANNA FOA – lastampa.it) – Il ministro israeliano Ben-Gvir ha visitato nel porto israeliano di Ashdod gli attivisti della Flotilla rapiti dall’IDF in acque internazionali, legati e costretti a stare inginocchiati col volto a terra in una posizione quanto mai umiliante. Il ministro, non nuovo a simili azioni nei confronti di detenuti ammanettati, li ha violentemente irrisi. Lo vediamo in un video che non è un falso creato dall’Ai, ma un video autentico, divulgato sul sito ufficiale di Otzmà Yehudit, il partito di Ben-Gvir. Una donna che ha cercato di resistere all’ordine di inginocchiarsi e che ha gridato «Palestina libera» è stata buttata a terra con violenza dai soldati, mentre Ben-Gvir commentava: «Ben fatto, Tovà».
Il video fa male al cuore, e lo dico questa volta anche parlando, oltre che da essere umano, da ebrea. Ma non solo. È una bomba gettata in un contesto incandescente. Sollecita l’antisemitismo, lo crea dove non c’è. Isola, se ancora ce ne fosse bisogno, Israele dal resto del mondo, lo designa definitivamente come uno Stato canaglia, illustra pubblicamente come in Israele si trattano i prigionieri. È il Male rivendicato con orgoglio.
Di fronte a fatti del genere, gli ebrei della diaspora non possono che rivoltarsi, gridare che queste pratiche, volute sì da un ministro estremista ma messe in atto senza proteste dai soldati di quello che ama definirsi «l’esercito più morale del mondo», sono aberranti. Se non lo fanno, non possono che esserne complici. Ma se non lo fanno, lasceranno anche che ovunque il mondo ebraico sia assimilato a questo orrore. Lasceranno che tutta la diaspora sia trascinata nell’abisso.
Intendiamoci. Queste pratiche non sono nuove. Solo che oggi hanno colpito persone che venivano da tanti Paesi del mondo, disarmate, e che Israele non aveva il minimo diritto, non che di arrestare, nemmeno di fermare. Purtroppo, finché sono state attuate nelle carceri, su palestinesi per la maggior parte incarcerati senza accuse e senza colpe, su bambini, su anziani, e finché nelle carceri gli abusi, anche quelli sessuali, sono diventati la norma, sono state negate, messe in discussione, celate. Oggi, sono sbandierate con orgoglio da un ministro.
Ma non solo lui. In coda ad un post sui social di Gad Lerner, commenti indescrivibili di sostegno a Ben-Gvir in ebraico. La propaganda si è messa rapidamente in movimento. Tacciono finora i commenti dei nostri sostenitori del governo israeliano, ebrei o meno. Su Pagine Ebraiche di oggi, un breve riferimento che narra i fatti e che definisce eufemisticamente l’irrisione di Ben-Gvir come una «presa in giro», nessun commento. Ma cosa deve succedere perché gli ebrei italiani si ribellino a chi sta distruggendo con i palestinesi anche Israele, quando l’azione di Ben-Gvir è stata condannata perfino dal ministro degli Esteri di Israele, Sa’ar.
Credo che dobbiamo sperare che le reazioni dei Paesi che hanno dei loro cittadini fra i rapiti spingano a prendere finalmente una posizione chiara sulla politica del governo israeliano.
Non è più tempo di aspettare. Bisogna boicottare l’economia di Israele, non solo i prodotti che provengono dai territori occupati. Impedire la vendita di armi. Che i Paesi che ancora non lo hanno fatto, l’Italia in primis, riconoscano lo Stato di Palestina. Che il mondo intero, come l’anno scorso, scenda in piazza a protestare. Che i governi chiedano l’immediata liberazione dei loro cittadini illegalmente detenuti. Meloni e Tajani hanno, devo ammetterlo, pronunciato parole molto dure. Ma serve che queste parole diventino atti concreti.
Sappiamo che non tutti gli israeliani approvano Ben-Gvir. Che in tanti protestano, manifestano, si schierano a difesa dei palestinesi, cercano di proteggerli. Ma nel 66 d.C., non tutti gli abitanti del regno di Giuda approvavano gli estremisti quali gli zeloti e i sicari. Molti fautori della pace e della moderazione furono uccisi dagli estremisti, come nel 1995 è stato assassinato Rabin. Ma gli zeloti hanno prima spinto alla guerra contro Roma e poi alla distruzione del Regno di Giuda.
Riusciranno gli zeloti di oggi, distruggendo l’etica, il diritto, l’umanità, a coinvolgere il mondo nel loro suicidio, a renderci tutti responsabili delle loro colpe, dei genocidi che commettono? Per questo dobbiamo tutti, ebrei o non ebrei che siamo, alzare alta la voce. A questo punto, è un dovere.
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L’IGNOBILE TRIO: LA FINTA CRISTIANA, L’AGITATORE DI ROSARI, IL TONTO PILATO
L’inaccettabile ipocrisia del governo
È solo grazie alla Flotilla se da italiani possiamo sottrarci alla vergogna alla quale continua ad esporci il nostro governo
(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – “Inaccettabile”. È tutta qui la reazione dell’Italia di Meloni & C. Una parola appena contro la vergogna reiterata del sequestro di liberi cittadini con un atto di pirateria in acque internazionali ad opera del governo di Israele guidato dal ricercato Netanyahu su cui pende un mandato d’arresto della Corte penale dell’Aja.
Una parola strappata dall’indecente video nel quale il ministro Ben Givr dà sfoggio di tutto il suo estremismo umiliando gli attivisti della Flotilla, ammanettati e ammassati uno sull’altro dopo l’abbordaggio illegale dell’Idf ai danni delle imbarcazioni pacifiche e disarmate di una missione umanitaria. Una parola che non cancella tre anni di inerzia e di copertura politica – per non dire di complicità – del nostro governo di fronte al genocidio di Gaza e alle ripetute violazioni del diritto internazionale, dal Libano all’Iran, commesse Tel Aviv.
Una parola (e zero sanzioni) pronunciata a turno da Meloni in giù, mentre al Parlamento europeo il centrodestra votava contro l’emendamento M5S alla Raccomandazione relativa all’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con cui si chiedeva l’embargo di armi per vietare la vendita, il trasferimento e il transito di armi, munizioni, attrezzature militari e prodotti a duplice uso verso Israele.
Ed è solo grazie alla Flotilla, all’umiliazione subita per mano israeliana anche dai nostri connazionali, se da italiani possiamo sottrarci alla vergogna alla quale continua ad esporci il nostro governo. Smascherando l’ipocrisia – quella sì inaccettabile – che si cela dietro una parola vuota.
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(V.V.: Li hanno umiliati e pestati e gli è andata bene che non li hanno anche violentati sottoi le risate divertite del Ministro Ben-Gvir. Ma i tre smargiassi del potere malefico: la finta cristiana, il maranza delle sagre e lo scemo del villaggio, non hanno fatto una piega, imitati dal peggiore del peggio del popolo italiano. Sono arrivati a calpestare le parole del Cristo, la condanna del Papa e l’indignazione di Mattarella. Ma quanti soldi hanno intascato per conservare come nulla fosse una vera faccia di tolla?)
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Leggo oggi sul Fatto Quotidiano,pagina 4,a firma di Stefania Maurizi, le torture perpetrate dalla polizia israeliana ai prigionieri palestinesi. Cose raccapriccianti fra cui la dichiarazione di un detenuto che racconta della sodomizzazione subita da un cane appositamente allenato dagli aguzzini ebrei.Nemmeno i più feroci nazisti erano arrivati a tanto.
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Avevo tentato di sdoganare l’anti ebraismo-malsano onde liberarlo dalla morsa del politicamente corretto, ma non ho ricevuto alcuna risposta, tanto meno di contestazione. Vale il noto detto che “chi tace acconsente”. Vedremo se veramente, come indicano i sondaggi, alle elezioni israelite di settembre Netanyahu riceverà un plebiscito. A quel punto non ci saranno più remore: l’ebraismo del popolo eletto sarà da condannare senza se e senza ma. Gli unici ebrei da salvare saranno solo gli ebrei atei che sarà bene denominarli israeliani, i soli che meritano rispetto. Mentre tutti gli altri dovranno essere condannati da una scomunica urbi et orbi del papa. La qualificazione di antisemitismo dovrà essere abolita per il semplice motivo che semiti sono gli stessi palestinesi.
Vedo apparire, più sopra, un bel paio di corna di nuova fattura cromatica probabilmente per continuare a bofonchiare, stupidamente come sempre. Sarà mica un ebreo anche costui??
PS. C’è poco da fare, l’equivalenza ebraismo-sionismo è decretato dai fatti oltre che dalle parole di un certo analista che di nome fa Gad e di cognome Lerner.
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e.c. decretata
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A brigante brigante e mezzo diceva saggiamente Qualcuno tempo fa.
I nostri governanti pigolano e squittiscono contro lo Stato canaglia israeliano. Non più Patria e famiglia, bensì poltrone e ricchezze!
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La linea è rossa sempre fino a un certo punto. (Antonio Tajani, Pensieri)
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La linea rossa esiste solo nel cervello i chi pone un certo limite alle cose…. ma esiste solo un pensiero nel loro cervello b acato: la guerra e i massacri…sempre con profitto …altrimenti non si fanno.
Grandi ladri….di vite umane e di futuro.
ùA proposito avete sentito il lamento degli ebrei?
Nooo? Hanno perso la lingua,la parola eeee…il buon senso!
Bibi è il loro orgoglio? Se no perchè non parlano ,perchè non denunciano?
Se tacciono sono d’accordo!
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Elisa Zave
1 g ·
HAI CAPITO STRONZA? “Mio marito e mio figlio inginocchiati con gli altri della Flotilla: sono fiera di loro, a essere umiliati sono l’Italia e il governo”: parla Belkis Paganelli che nel video di Ben Gvir ha riconosciuto due attivisti livornesi.
Il racconto della moglie e madre di Claudio e Federico Paganelli sequestrati da Israele: “All’inizio ho provato spavento, poi ho sentito orgoglio per quei volontari che rischiano per testimoniare le idee in cui credono. Manifestanti nullafacenti? Mio marito è imprenditore, ha una ditta. Mio figlio sta per laurearsi in Scienze politiche” “Mio marito e mio figlio inginocchiati con gli altri della Flotilla: sono fiera di loro, a essere umiliati sono l’Italia e il governo”: “Sono fiera di loro. Li ho visti lì in ginocchio, mio marito e mio figlio, ma ho provato orgoglio per loro. Per la nostra famiglia. A essere umiliata è l’Italia. E’ questo governo ridicolo che ci fa ridere dietro da mezzo mondo”.
Parla Belkis Paganelli, dalla sua casa di Collesalvetti, in provincia di Livorno, ha appena visto il video postato dal ministro israeliano Itamar Ben Gvir.
Signora Belkis, come milioni di italiani, anche lei si è appena trovata davanti quel video terribile…
Sì. E appena l’ho visto, d’istinto, ho cercato mio figlio e mio marito, come tanti famigliari di volontari della Flotilla che non sanno più niente dei loro cari.
Il Fatto Quotidiano
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Un vecchio detto recita: occhio non vede e cuore non duole. Quelli della flotilla e tutti coloro a cui piange il cuore per quello che ha fatto quel ministro israeliano appartengono alla categoria dell’ “occhio non vede e cuore non duole”
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