Nella partita a scacchi per il Colle c’è chi prepara la mossa del Cavaliere

Così l’ex Rottamatore spera anche di dribblare le inchieste. Guai in vista per Letta & C. dopo il forfait di Mattarella per il bis


(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Pare che nel Pd siano in preda al panico. Dopo che Sergio Mattarella ha fatto capire di non avere nessuna intenzione di accettare un secondo mandato, Enrico Letta e compagni si sono resi conto di essere nei guai. Fino a pochi giorni fa il segretario e i suoi consiglieri ritenevano che il presidente della Repubblica fosse il loro jolly, convinti che, dopo una serie di votazioni a vuoto, alla fine fosse inevitabile salire al Colle per chiedere a Mattarella il bis. Ma prima che a sinistra si mettessero in testa strane idee, il presidente ha voluto parlar chiaro, senza attendere neppure il messaggio di fine anno. Egli, infatti, considera il secondo mandato incostituzionale e dunque ha già pronte le valigie. A questo punto, il Nipotissimo e i suoi compagni si sono resi conto di avere due mesi per trovare una soluzione che eviti, per la prima volta dopo trent’anni, che il Quirinale non cada nelle mani di un uomo di sinistra. L’ultimo a non pendere da quella parte è stato Francesco Cossiga, ma poi tutti gli altri (a cominciare da Oscar Luigi Scalfaro, il quale pur essendo di destra per convenienza passò con il nemico) hanno sempre avuto simpatie che viravano al rosso.

I tempi sono stretti. Mattarella è stato nominato il 31 gennaio 2015 e per quella data nel 2022 urge trovare un sostituto, in quanto, nel caso non ci fosse, toccherebbe a Maria Elisabetta Casellati prendere il posto pro tempore del presidente, una reggenza che però di regola si tende a evitare. Questo significa che non si può perdere tempo in grandi manovre, ma occorre trovare un nome al più presto. La prassi prevede che prima di Natale si fissi la data del voto per l’elezione del nuovo presidente, che a occhio e croce dovrebbe essere fra il 15 e il 22 di gennaio. Ma finora l’asso nella manica del Pd non c’è. Certo, nonostante sui giornali si spendano molti nomi, la vera partita si giocherà dopo Capodanno, e al momento lo sfoglio della margherita non lascia tranquilli né Letta né i suoi compagni. Dentro il partito farebbero carte false in tanti. Luciano Violante, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Rosy Bindi, Dario Franceschini, Walter Veltroni e Paolo Gentiloni. Quasi tutti si considerano potenzialmente in corsa, ma nessuno a quanto pare ha i numeri per farcela. Tra i moderati di sinistra, ci sono Francesco Rutelli, Giuliano Amato e, un po’ più a destra, Pier Ferdinando Casini, ma anche in questo caso le chance appaiono scarse. Il primo è ormai un esterno che non troverebbe molti consensi, il secondo ricorda agli italiani il prelievo sui conti correnti in una notte di 30 anni fa e il terzo ha il peccato originale di essere stato proposto da Matteo Renzi almeno un anno fa, con il risultato che la sua
candidatura appare bruciata.

Quanto ai cosiddetti tecnici, restano Marta Cartabia e Paola Severino, entrambe gradite al Colle, nel senso di Mattarella, ma tutte e due poco gradite al Parlamento. Già, perché per eleggere il nuovo presidente non bastano i voti del Pd, ma serve una maggioranza di almeno 505 tra onorevoli e grandi elettori e il partito di Letta, unito a Leu e ai grillini, arriva a 450. Ci vorrebbero i voti di Renzi, che sono 47, ma forse neppure quelli basterebbero, perché l’attuale ministro della Giustizia difficilmente potrà contare sull’appoggio dei grillini, a cui ha smontato la legge sulla prescrizione. Per quanto riguarda invece l’ex Guardasigilli, a non votare potrebbero essere altri, perché non pochi (e il primo è Silvio Berlusconi) si ricordano gli effetti della legge che porta il suo nome.

Dunque? A Letta resta un solo petalo della margherita, ossia Mario Draghi. Ma mentre tutti a parole lo considerano il miglior candidato per il Quirinale, nei fatti nessuno lo vuole, in quanto temono che una volta lasciato Palazzo Chigi la legislatura si chiuda prematuramente per qualche incidente di percorso, che nessuno, certo non il sostituto dell’ex governatore della Bce, cioè il ministro dell’Economia Daniele Franco, potrebbe evitare.

E allora? Il Pd ha poche carte da giocare e la partita si sposta nel centrodestra che ha più o meno gli stessi voti del centrosinistra, anzi forse qualcuno in più. Certo, per arrivare a 505, quelli che servirebbero alla quarta votazione, ne mancano ancora un po’, ma con l’aiuto del micropartito di Renzi, che può contare su 47 parlamentari, si potrebbe fare. Il problema è chi metterebbe d’accordo Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia e pure Italia viva. Qualcuno fa il nome di Gianni Letta, ma è difficile che Salvini e Meloni lo appoggino. Poi ci sarebbe il presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, che dalla sua che ha un atout formidabile: se eletta, libererebbe lo scranno di Palazzo Madama. Tuttavia, nonostante piaccia perché sarebbe bello avere un presidente in gonnella, alcuni la ritengono debole. Dalle pagine del Corriere si è affacciato Marcello Pera, ex seconda carica dello Stato e oggi un po’ defilato, ma anche un po’ snobbato. Infine, resta lui, Silvio Berlusconi, il quale, nonostante in molti gli consiglino il contrario, e fra questi – si dice anche l’eminenza azzurrina (così Dagospia chiama il Letta più noto), è intenzionato a correre. Meloni e Salvini a meno di un voltafaccia gli avrebbero garantito l’appoggio e per farcela resterebbe da convincere Renzi. Ma siamo sicuri che l’ex Rottamatore sia da convincere? Forse il più convinto dell’operazione potrebbe essere lui, che avendo una passione per le mosse del cavallo, adesso avrebbe l’occasione di concludere l’opera con la mossa del Cavaliere. Un gioco di prestigio che lo vedrebbe nominato di diritto nuovo capo dell’area centrista, raccogliendo ciò che resta di Forza Italia e la garanzia magari di un salvacondotto per i guai giudiziari.

Fantasie? Può essere, ma il primo a crederci è proprio Berlusconi, il quale non vuole fare il candidato di bandiera. Certo, forse il Cavaliere, che è un furbo di tre cotte, si sta prendendo gioco di tutti e sotto sotto punta solo a fare il kingmaker e a mandare sul Colle Giuliano Amato o Mario Draghi, in cambio della promessa di un posto da senatore a vita. Tuttavia, ciò che sembra impossibile, con lui spesso è stato possibile. Prova ne sia che, pur avendolo dato per spacciato un’infinità di volte, alla fine ci tocca sempre dire: rieccolo.

4 replies

  1. Renzi che vota il delinquente seriale a PDR, per prendergli il partito e per un salvacondotto per i suoi guai giudiziari, la dice lunga sulla concezione dello stato di certi giornalisti, di certi sedicenti politici di certa destra.
    Si meritano a vicenda.

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