«Stiamo stravincendo in Iran», «vicini a nuovi attacchi»: così i mercati «ballano» dietro il verbo di Trump. La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz: tra annunci di tregue e minacce, mesi di oscillazioni (e guadagni) dei mercati

epa12948637 US President Donald Trump gestures during a law enforcement leaders dinner, celebrating the start of National Police Week, in the Rose Garden of the White House in Washington, DC, USA, 11 May 2026.  EPA/AARON SCHWARTZ / POOL

(di Viviana Mazza – corriere.it) – «Stiamo negoziando con l’Iran», ha ripetuto Trump ieri nello Studio Ovale. «Abbiamo controllo totale dello Stretto di Hormuz». Il presidente americano ha poi ribadito che, in un modo o nell’altro, impedirà che il regime abbia un’arma nucleare e che, se Teheran non accetterà l’accordo che vogliono gli Stati Unti (compresi il trasferimento fuori dall’Iran dell’uranio arricchito e la fine dell’imposizione di pedaggi con la riapertura di Hormuz), «faremo qualcosa di drastico».

Il New York Times ha analizzato ieri tutte le volte in cui Donald Trump ha detto che la guerra in Iran è vicina alla fine o ha minacciato un imminente attacco, e ha poi messo in rapporto le sue parole con la realtà del momento.
Il 13 marzo, il presidente ha scritto sul suo social Truth: «L’Iran è totalmente sconfitto e vuole un accordo». Il 17 marzo ha detto qualcosa di simile in una intervista con il Corriere della Sera, all’indomani del no europeo all’invio di navi per riaprire lo Stretto di Hormuz: «Andiamo alla grande nella guerra, stiamo stravincendo. Francamente nessuno ha mai visto una cosa del genere e non ci vorrà molto tempo». 

«Stiamo stravincendo», «vicini a nuovi attacchi». E i mercati «ballano» dietro il verbo di Trump

Il 23 marzo ha aggiunto che c’erano state «conversazioni molto produttive» con l’Iran. Quel giorno è stato anche una delle prime volte in cui un commento di Trump ha avuto un effetto sui mercati: il presidente ha ordinato al Pentagono di rimandare di 5 giorni gli attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane. Poiché sembrava che Trump stesse cercando una via d’uscita per chiudere la guerra, ciò ha incoraggiato i mercati. Quel giorno il prezzo del petrolio è sceso del 10% per la prima volta in due settimane. 

L’ultima volta che i mercati avevano reagito in modo drammatico alle parole di Trump era stato il 9 marzo, quando il presidente aveva detto a Cbs News che la guerra in Iran era «molto completa». Lo stesso giorno Trump ha detto ai giornalisti di vedere «una reale possibilità di fare un accordo», anche se la leadership di Teheran ha negato e poi aggiunto: «Le fake news vengono usate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e uscire dal pantano in cui Stati Uniti e Israele sono intrappolati». Il 26 marzo Trump ha scritto che gli iraniani «ci stanno supplicando di fare un accordo», ma il 30 marzo è tornato a minacciare di colpire le infrastrutture energetiche se lo Stretto non fosse stato riaperto. Allora i mercati sono crollati al punto più basso dell’anno, ma il giorno dopo Trump ha promesso che gli Usa se ne sarebbero andati «molto presto», spingendo al rialzo le Borse.

In un discorso alla nazione l’1 aprile, Trump ha detto che gli obiettivi militari sarebbero stati raggiunti «molto presto» e che i negoziati erano in corso. Il rialzo dei mercati ha retto nei giorni successivi. Per tutto aprile ha alternato minacce e ottimismo (4 aprile: «Il tempo sta finendo: 48 ore prima che l’inferno si abbatta su di loro»; 6 aprile: «Hanno fatto una proposta significativa»; il 7 aprile: «Un’intera civiltà morirà stanotte»), ma poi quella sera Trump ha annunciato uno dei più grossi sviluppi: un cessate il fuoco di due settimane mediato dal Pakistan, accolto bene dai mercati anche se non con un rialzo pari a quello di inizio aprile e con una maggiore volatilità. 

Poi l’Iran non ha riaperto lo Stretto, dicendo che i combattimenti in Libano violavano il cessate il fuoco; Trump ha risposto che il regime non stava rispettando l’accordo. Dopo il fallimento del primo round negoziale in Pakistan l’11 aprile, Trump ha annunciato il blocco Usa di Hormuz. A fine aprile, ha esteso a tempo indeterminato la tregua. I colloqui in Pakistan sono stati cancellati. Il 28 aprile i prezzi del petrolio hanno raggiunto il massimo in quattro anni. A maggio hanno continuato ad alternarsi annunci di progressi e minacce.