Caso Morisi, la scelta della vittima, poi la caccia: come si muoveva la “Bestia”

(Fabrizio Roncone – corriere.it) – La Bestia non è mai stata innocente.

Ed era ovunque.

Feroce, lucida, rapida. Pronta a colpire. A fare male. Dentro il web. E nelle piazze.

Immagini di repertorio. Vecchi appunti sulla Moleskine.

Matteo Salvini, sopra il palco, si pilucca fiocchi di Nutella dalla barba e fomenta i militanti radunati in piazza del Popolo. Luca Morisi, di fianco alle scalette, con un cenno della mano al tecnico dell’audio fa partire l’inno leghista, «Nessun dorma», e poi quasi sparisce nel mischione dei cameramen e dei cronisti, magretto com’è, con il cravattino nero e la frangetta da chierichetto, pallido, così anonimo da essere spinto nella bolgia, spostati, fammi passare, fammi vedere.

Ma lui aveva già visto te. Gli occhi accesi come laser.

Morisi, dal vivo, in azione, non era il sofisticato «digital philosopher» della Lega (definizione con cui veniva omaggiato dalla corte salviniana): era invece uno spietato domatore di consensi.

La sua arma: il cellulare.

Scusi: perché mi sta filmando?

«È vietato?».

Non voglio essere filmato.

«Che male c’è?».

Le ho detto che non voglio essere filmato.

«Va bene, va bene… ecco, smetto» (poi di nuovo sul palco: nello sguardo improvvisamente liquido, però, una promessa di minaccia).

Si finiva così nella sua banca dati. Con altre migliaia di facce, di frasi, di situazioni che, manipolate a colpi di grandiosa brutalità, all’occorrenza servivano a produrre su Twitter, Facebook e Instagram, agguati e tormentoni, sberleffi ossessivi, gogne di stampo medievale. Il nemico scelto con cura: e poi provocato e inseguito, scatenando una tonnara social di accuse e risposte, insulti e minacce.

Lo scorso 16 settembre, Maria Gabriella Branca, presidente dell’Anpi di Quiliano e candidata al consiglio comunale di Savona per Sinistra italiana, dice che le sembra «inaccettabile la presenza di Salvini in piazza Pertini» (del resto, Salvini ha coltivato a lungo una forte amicizia con i camerati di Casapound che, al teatro Brancaccio di Roma, organizzarono addirittura una vera adunata in suo onore). Dopo poche ore, sulle pagine web della Lega parte il pestaggio: «Mi hanno detto di tutto — racconta la signora Branca —. Zecca rossa, putt… comunista…».

Metodo, strategia, niente lasciato al caso. E un trucco. Fagocitare, quando possibile, la fama altrui. Prendersela con Mario Balotelli — «Caro Mario, lo Ius soli non è la mia priorità, né degli italiani», Salvini su Twitter — e attirare così i piranha della tastiera contro il calciatore. Succede anche a Lapo Elkann: «Una volta, per attaccarmi, Salvini scrisse che facevo “dichiarazioni stupefacenti”…». Viene travolto. Con Morisi che sguazza felice nel fango. Quanti contatti abbiamo fatto?

La Bestia. Bestiale davvero. Come quella volta che non esita a pubblicare la foto di alcune studentesse milanesi minorenni, poi sepolte da commenti volgari e sessisti. Il chierichetto, sempre gongolante: «Lavoriamo duro, in un bunker, cerchiamo solo di amplificare l’attività del capo. Mi sembra funzioni, no?».

Salvini in trionfo nei sondaggi.

Luca, che faccio oggi? Oggi ti fai fotografare mentre imbracci un mitra. (Pasqua di tre anni fa). Luca, dove vado? Ti ho organizzato un passaggio alla radio, ti colleghi con la Zanzara e vai giù duro contro Ilaria Cucchi, che ha attaccato uno dei carabinieri coinvolti nell’omicidio del fratello Stefano. «Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello — queste le tragiche parole di Salvini — ma mi fa schifo. Si dovrebbe vergognare». Luca, e domani? Morisi apre il cofano della macchina: domani ti travesti.

Ecco allora le foto con migliaia di like e di commenti estasiati al Salvini pompiere, al Salvini poliziotto, al Salvini crocerossino (però quando a Benevento — lui che è milanista — si infila la maglia giallorossa della locale squadra di calcio, gli ultrà decidono che è troppo, e lo inseguono minacciosi).

Poi torna sui social. Attacca Oliviero Toscani, Emmanuel Macron, Tito Boeri e Matteo Renzi, sfotte Fabio Fazio, ironizza su Papa Francesco. Il giorno dopo, però, arriva al Senato e bacia il rosario. Sacro e profano. Morisi gli comunica che i selfie a torso nudo da Milano Marittima sono stati visti da 1,6 milioni di persone. Ma mucchi di like anche alle fake news: tipo quella che a Vicenza, alcuni richiedenti asilo erano arrabbiati «perché volevano vedere Sky».

Per anni, così. Sicuri, implacabili, calpestando etica e morale. Poi, a ripensarci: pure qualche idea un po’ rischiosa.

Pazzesche — se riviste adesso — le immagini del Capitano che, al Pilastro, a Bologna, dopo un comizio va a citofonare a un tunisino: «Scusi, lei spaccia?». Un brivido a rileggere il tweet del giorno in cui Salvini va alla Camera a presentare una proposta di legge contro la droga: «Non esiste modica quantità. Ti becco a spacciare? Vai in carcere» (Dio Santo, Morisi: ma non poteva dirgli di andarci più cauto?).

2 replies

  1. Salvini isolato ora spara su Draghi, ma Giorgetti organizza la “sua” Lega

    “Corrente Mykonos”. Un leghista della prima ora: “Morisi mise in lista 20 gay”. Matteo attacca Draghi. Il ministro e Zaia attendono il maxiflop di lunedì per emarginarlo

    (di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Più è solo e più si agita, Matteo Salvini. Deve alzare i toni per non perire sotto i colpi degli avversari interni – Giancarlo Giorgetti e i governatori – che ogni giorno gli fanno il controcanto. Anche sul caso di Luca Morisi. E quindi ieri il leader della Lega, a quattro giorni dal voto, ha attaccato direttamente il presidente del Consiglio Mario Draghi per la prima volta da quando il Carroccio sostiene il governo: “Tutta Europa sta vaccinando e riapre, vorrei capire da Speranza e Draghi perché noi no”. Da Palazzo Chigi nessuna risposta. E mentre il premier in conferenza stampa spiegava la prossima riforma del catasto, lui ci andava giù durissimo: “È una fregatura, non la voteremo mai”. Poi, dopo che la ministra Luciana Lamorgese si era resa disponibile a incontrarlo, Salvini è tornato all’attacco sui migranti: “Non se ne può più di migliaia di sbarchi: siamo arrivati a quota 45 mila, qualche consiglio sono in grado di darglielo”. Ieri poi è arrivato anche uno sgarbo addirittura in Consiglio dei ministri: i ministri leghisti non hanno votato (in dissenso) il decreto che prorogava la raccolta delle firme per il referendum sulla legalizzazione della cannabis nonostante a luglio fosse stato proprio il Carroccio a votare un emendamento identico che però riguardava i referendum sulla giustizia.
    Il leaderdella Lega si agita perché ha capito che è isolato anche tra i suoi. Negli ultimi giorni ha dato l’ordine di difendere Morisi ma, dopo qualche post delle prime ore, nessuno oggi sembra più disposto a fare da scudo all’ideatore della “Bestia”. Ieri non si trovava una dichiarazione dei leghisti in difesa di Morisi. C’è molto imbarazzo anche tra i salviniani. Anche perché l’inchiesta prosegue e, si vocifera nel Carroccio, non si sa dove potrà arrivare. Ieri a Torino nemmeno il candidato del centrodestra Paolo Damilano, che domenica si era fatto vedere con Giorgetti, si è presentato al comizio di Salvini a Barriera Milano. Ma nella Lega intanto si prepara il redde rationem di lunedì quando una sconfitta pesante alle Amministrative potrebbe mettere in difficoltà Salvini di fronte a Giorgetti e ai governatori del Nord. Lui spera che i candidati del centrodestra arrivino tutti al ballottaggio e, in questo caso, rivendicherà il risultato rimandando tutto al 18 ottobre. Dall’altra parte, una batosta nelle principali città e il sorpasso di Fratelli d’Italia potrebbero provocare la vendetta dei suoi avversari interni che prima di tutto lo attaccheranno sulla “linea ondivaga” e sulla “confusione” della Lega di questi mesi. Non fermandosi alle parole: dopo Durigon e Morisi, l’obiettivo è quello di far fuori anche Andrea Paganella, capo segreteria di Salvini al Viminale, socio di Morisi e oggi forse l’unico che si confronta con Salvini sulla linea da tenere. Giorgetti e i nordisti attribuiscono a lui molti degli svarioni del segretario di questi mesi.
    Poi proveranno a commissariare il leader prima di arrivare a chiedere il congresso. Il modo è già stabilito: Giorgetti, Zaia&C. chiederanno una segreteria ristretta rispetto ai 35 di oggi che tenga conto delle diverse anime del partito – ci dovrà essere un ministro, un governatore e un sindaco – e che sia coinvolta nelle decisioni fondamentali. Non come la segreteria attuale, troppo ampia per decidere qualcosa e soprattutto mai convocata negli ultimi mesi da Salvini, che ha sempre amministrato il partito come se fosse solo cosa sua. “Questo va bene finché siamo tutti d’accordo – spiega un parlamentare leghista – ma quando ci sono sensibilità diverse bisogna discutere: basti vedere cos’è successo sul green pass”. Si parla di una segreteria a 6 con dentro, tra gli altri, Giorgetti, Massimiliano Fedriga e il sindaco di Treviso Mario Conte.
    A questo si aggiungono le manovre di Giorgetti accusato dai fedelissimi di Salvini di puntare a fare il premier nel caso in cui Draghi dovesse salire al Quirinale. Ieri i salviniani minacciavano: “Se Giancarlo pensa di andare a Palazzo Chigi non avrà i nostri voti”. Restano agli atti le manovre del ministro dello Sviluppo Economico: dopo le elezioni inizierà un tour nelle principali cancellerie europee e non solo. Partirà dagli Stati Uniti: il 23 ottobre sarà a un evento della National Italian American Foundation con cantanti, attori e imprenditori tra cui l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono. Poi nelle settimane successive andrà in Francia, Germania, Emirati Arabi per incontri istituzionali. Ma anche per accreditarsi nelle cancellerie internazionali.

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  2. A sentire chi lo ostacola, mi viene da tifare per Salvini. Voglio dire, Giorgetti, Fedriga e Zaia potrebbero facilmente farcelo rimpiangere, e di brutto, per quanto schifo facesse lui e le sue sparate.

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