Basta col Covid

(Marcello Veneziani) – Accorata supplica urbi et orbi, ai militanti tutti della vaccinocrazia e ai loro avversari, disertori e latitanti: finiamola con quest’infinita coda alla vaccinara. Lo dico a prescindere dalle singole convinzioni e dalle scelte in tema di vaccino. Abbiamo avuto la pandemia, abbiamo avuto la ricaduta, non se n’è ancora andata, temiamo che torni virulenta. Sono diciotto mesi, dico diciotto, che ne parliamo in maniera esagerata e ossessiva, che viviamo all’ombra del contagio e dei suoi rimedi. Perfino durante una guerra, eccetto i momenti più tragici, non si vive così sotto psicosi come facciamo noi con questo maledetto covid. In guerra si convive con le bombe, con le notizie dal fronte, con gli attacchi aerei e i combattimenti. Ma si fa anche altro, la vita continua. Il covid, invece, è diventato cronico ma resta il fatto del giorno, di ogni santo giorno.

Sappiamo che il virus fa male, ha mietuto migliaia di vittime tra milioni di abitanti, ha generato pubbliche profilassi e drastici cambiamenti di vita e si rigenera con le varianti; ma diamine, non riusciamo proprio a considerarlo un male con cui convivere, come facciamo con l’infarto, il cancro, l’ictus, l’alzheimer e le altre malattie? Badate che non sto dicendo di prenderlo sottogamba, di “abbassare la guardia”, rassegnarsi o chiudere un occhio davanti ai dati e alle notizie; e non sto nemmeno assumendo una posizione ostile, minimalista o neutrale sui vaccini e sulle misure che si minacciano di continuo per ossequiare la Bestia e tenerla sì a distanza ma incombente con la sua ombra gigantesca su di noi. Non possiamo ridurre l’umanità a una fila permanente da e per gli ospedali, da e per le farmacie e gli hub, con tutta l’informazione e perfino l’intrattenimento che da un anno e mezzo ci perseguitano con questa piaga, amplificandola e drammatizzandola. Diciamo che se il danno reale equivale a dieci, il danno che ci siamo procurati ingigantendolo equivale a cento, anzi a mille.

Non ci rendiamo conto di quante altre cose ci sono in cielo e in terra, nelle nostre vite e nei nostri corpi, nelle nostre anime e nelle nostre menti, che vengono sacrificate, accantonate per far posto al Moloch sanitario e alle sue paure. Ogni volta che l’umanità ha un solo tema al centro della vita, una sola ossessione e un solo culto a cui è vietato sottrarsi, s’incarognisce, s’invigliacchisce, si avvilisce. Ripiega su se stessa, si attorciglia intorno ai propri incubi come alle proprie visceri, vive in una bolla di narcisismo sanitario, ultimo grido del narcisismo; grido di dolore e d’angoscia per l’ego in pericolo.

E dai, su, non possiamo vivere così per così lungo tempo. E non possiamo, grazie allo show h24 dei virologi-star e delle truppe televisive di complemento, accettare senza colpo ferire questa colonizzazione dell’immaginario e del lessico quotidiano. Alla lunga, la colonizzazione delle menti si fa coglionizzazione delle genti, istupidite da un solo tema e ridotte al bio-meccanismo paura/salute, minaccia/sicurezza. Sembra uno di quei test che si fanno in laboratorio alle cavie, ai topi o altri animali, per misurare i riflessi condizionati, le reazioni agli stimoli, agli aghi e alle sirene. Per l’esperimento sull’umanità si usano pure i colori: il giallo, arancione e rosso nelle zone proibite, il verde del pass, il bianco della salvezza o del camice.

Ammesso pure che tutta la campagna sanitaria sia necessaria e inevitabile, e che tutte le procedure conseguenti lo siano altrettanto, mi chiedo: ma perché dopo diciotto mesi, dico diciotto, non possiamo smantellare o almeno ridimensionare l’indotto, i sistemi aggregati e derivati, l’ammaestramento permanente, la mobilitazione etico-liturgica, ideologico-sanitaria, l’enfasi mediatico-culturale, la narrazione globale incessante?

La monotonia uccide più di ogni altra cosa, la riduzione dell’uomo a una sola dimensione, lo diceva Herbert Marcuse, è la peggiore alienazione e schiavitù. Di una persona non si dicono più le qualità e i difetti, la professione e le passioni, le amicizie e gli amori; ma si giudica solo se è vaccinato o no, se sostiene o boicotta le inoculazioni, se ha il green pass o lo ha comprato al mercato nero, se è credente, ateo o agnostico del vaccino. O in subordine, se ammette o no la dose ai ragazzi e ai bambini, ritenendo per opposte ragioni che sia un Erode se vuole vaccinare anche i minori o se vuole sottrarli al battesimo sierologico. Pure la filosofia ormai si pronuncia e si divide solo in merito alla questione sanitaria e sposta su quel terreno la libertà e la democrazia, la ragione e l’etica, la fede o la scepsi. Da tempo tento invano di scrivere d’altro e se talvolta torno sul Tema, come oggi, mi assumo la quota di colpa.

Parliamo d’altro, per favore, facciamo altro, magari mentre osserviamo le regole sanitarie, vaccino incluso. Ma risparmiamoci di dividerci e intrattenerci sempre e solo sul “bucato” personale e universale. Tu dai il braccio per il vaccino e si prendono tutto il corpo, testa inclusa. Siamo in overdose da letteratura, psicologia e sociologia da contagio. Vorremmo tanto che negli organi d’informazione la pagina sanitaria tornasse ad essere una dentro il giornale e non il giornale intero dentro la sanità, allestito come un ospedale da campo. Ci sono giornali-ambulanza, le loro pagine sono corsie, si vendono non in copie ma in flaconi…

E poi, visto che da così tanto tempo ne parliamo senza venirne a capo e intravedere uno sbocco, non sarebbe il caso del silenzio stampa, o perlomeno la sordina, come si fa durante le trattative coi rapitori per i sequestri di persona? Così magari gli addetti ai lavori hanno meno distrazioni e lavorano meglio, indisturbati; la gente si cura senza tante chiacchiere, moine e manie; il virus stesso non si monta la testa, stando sempre in vetrina da protagonista. E il mondo riprende a vivere, a pensare, a pregare, a sognare, a gioire, a patire e a morire d’altro. Fatti non fummo per viver come buchi…

La Verità 

10 replies

  1. Ma da quando la risoluzione ai problemi medici è demandata ai giornalisti? Chi ha chiesto al querelo scrivente sopra di risolvere qualcosa in merito al Covid-19? Di che si lamenta? Ci sta campando, con questo argomento, da mesi, parlasse delle olimpiadi se crede. E poi vorrei proprio sapere se chi ha il cancro ci convive allegramente.
    Pure quella del virus che si monta la testa…
    Almeno lui c’è l’ha, mentre Venziani parrebbe che l’abbia persa, nessuno che gli si professa amico che l’aiuta?

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  2. Korovievun’ora fa?
    Ok…quindi il green pass non serve a una mazza. Specie perchè i confini non li stiamo chiudendo.
    E visto che i 2 milioni e rotti di vecchi che non si vogliono vaccinare…sono anche quelli meno colpiti dal green pass…e sono anche quelli che finiscono in intensiva…e ci fanno cambiare il colore della regione.
    Visto che si prospetta il “no green pass, no stipendio”…io suggerisco ed esigo il “no green pass, no pensione”…altrimenti ci stiamo solo prendendo in giro.
    E tutte queste chiusure…le abbiamo fatte per salvare loro.

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  3. Ci racconti la sua esperienza di come si viveva in guerra, visto che fa paragoni. La spensieratezza sotto le bombe, con la pancia vuota per giorni.. dica dica..

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    • La Gran Bretagna finì il razionamento solo nel 1954.

      All’epoca il problema non era tenere a bada i ristoratori. Da noi finì già nel 1951, invece, grazie al piano Marshall.

      Quanto al coglione alla N sopra, vorrei far notare che i maggiori diffusori di virus sono e restano i ggggiovani.

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    • Difatt: “In guerra si convive con le bombe, con le notizie dal fronte, con gli attacchi aerei e i combattimenti. Ma si fa anche altro, la vita continua. Il covid, invece, è diventato cronico ma resta il fatto del giorno, di ogni santo giorno.”

      Parlare cosí é davvero da mentecatti, ma credo che si sia abituato usando la stessa logica con Berlusconi: perché tanto, oramai, pensa alle cose tue, eccetera.

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  4. Poi, uno di questi giornalisti se lo prende, finisce intubato e giù a romperci i c… di quanto è stato divertente.

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  5. Quello che mi “stupisce” è che i VIP se la cavano sempre, e in poco tempo. Si chiamino Berlusconi, Trump, Johnson, Briatore, …
    E sì che sono “fragili” per età…

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  6. Marcellino ma il pd?Nulla oggi contro il pd almeno in forma diretta?Anche se ,a dire la verita’, sotto traccia,si capisce che è tutta colpa della sinistra.Ma sulla congrega dei nipoti di Mubarak non ci dici mai nulla o intellettuale libero(libero?).

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