Per Meloni non basterà la spericolata inversione ad U che ha tentato ieri in Parlamento per cancellare il disastro delle sue scelte

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Siamo alla mossa della disperazione. Quella di chi continua a spingere sulla necessità di “mantenere alta la pressione su Mosca” con le sanzioni all’aggressore Putin proprio nel giorno in cui persino i guerrafondai Macron, Merz e Starmer inviano i rispettivi ambasciatori a Mosca.

Dal Cremlino si alza una scontata fumata nera, ma il dato che pesa è l’assenza dell’Italia. Il meraviglioso Paese di Giorgia Meloni che, invece, spera con le sanzioni circoscritte ai coloni violenti – come se, tra chi occupa territori non suoi, ce ne fossero di diverso tipo – e al ministro Ben Gvir di far dimenticare la copertura politica che continua ad offrire al resto del governo criminale di Netanyahu, ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aja al pari di Putin. è il due pesi e due misure elevato a linea di politica estera. “Unire la società civile israeliana con misure restrittive sarebbe non soltanto sbagliato, sarebbe controproducente”, ripete Meloni. Perché i governi e le popolazioni sono entità distinte. Giusto e condivisibile, se la distinzione non valesse solo per Israele.

Non valeva per gli artisti russi, parte della società civile mica della burocrazia del Cremlino, per i quali il governo ha lavorato per interdire perfino i padiglioni della Biennale di Venezia. Sullo sfondo c’è la crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran. Nell’analisi di Meloni manca un passaggio fondamentale sulle cause. Il conflitto scatenato dal suo (ex?) beniamino Trump a quattro mani con il degno compare di Tel Aviv. Un disastro totale che non basterà una spericolata inversione ad U a cancellare.