(di Michele Serra – repubblica.it) – Piaccia o non piaccia il calcio, i Mondiali sono una maniera sempre imprevista e coinvolgente di conoscere la composizione dell’umanità, diciamo la sua ripartizione post-tribale in popoli e nazioni (non sempre post-tribali, a giudicare dall’aggressività di alcune tra le più note, Usa e Russia su tutte).

Checché se ne dica ne sappiamo così poco, di come è fatto il mondo, che per esempio l’ingresso in campo delle Nazionali di Capo Verde e Curaçao, e permettetemi di metterci, per personale impreparazione, anche l’Uzbekistan, ci spinge ad aguzzare la vista, curiosi dei colori delle maglie, delle facce e dei nomi dei giocatori, delle differenze e delle ricorrenze negli atteggiamenti di gioco, nel modo di esultare o di abbattersi dopo il gol subìto. Chi sono, come vivono, che cosa pensano il cannoniere uzbeko, il quinto di fascia capoverdiano, il portiere di Curaçao? Come rimanere indifferenti a questa irruzione copiosa, coloratissima, di sconosciuti nel nostro campo visivo?

Non siamo così provinciali da considerare l’assenza dell’Italia una ragione per disinteressarcene, di questi Mondiali. Ma siamo così provinciali da considerare esotica la presenza di paesi dei quali sappiamo molto poco o quasi niente (Curaçao, per me, fino a poche settimane fa era solo un liquore).

Per altro, di mestiere non facciamo il geografo, neppure il titolare di un’agenzia di viaggi. Piuttosto che vergognarsi di questa lacunosa conoscenza dell’umanità, è preferibile metterla a profitto, e godersela. Questi mondiali affollati come mai prima sono una specie di atlante geografico che ci si spalanca davanti. Le partite delle eliminatorie, apparentemente le meno rilevanti, sono invece un viaggio entusiasmante nel meno noto.

Ovvio che si fa il tifo per i piccoli, per i destinati alla sconfitta. Altrettanto ovvio che anche nel macro ci si orienta come nel micro, tenendo le parti del predestinato soccombente. Se per esempio, e restando ai paesi ospitanti, Messico o Canada dovessero incontrare gli Usa e metterli sotto: sarebbe festa grande. Per gioco, bene inteso, ma il gioco è una cosa seria.