La grande mistificazione sui pericoli e i mali d’oggi

(Marcello Veneziani) – C’è una domanda fondamentale da fare a chi indica il Male Supremo e Assoluto che minaccia il mondo sotto il nome di Fascismo, Razzismo, Sovranismo, Omotransfobia: di quali mali patisce realmente la nostra società, sia la società italiana che quella occidentale e globale? Partiamo dalla realtà nella sua visione d’insieme, guardiamo le cose come sono, al di là dei pregiudizi. Proviamo a elencare disordinatamente i problemi che ci affliggono, senza distinzioni di parte o preferenze ideologiche: il sovraffollamento del pianeta, la denatalità italiana e occidentale, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra, la scarsità di risorse; i rischi ricorrenti di contagio e pandemia, la perenne piaga della fame e della miseria nel mondo povero, la depressione e la solitudine nel mondo benestante; la paura e la difficile convivenza globale; poi il debito pubblico colossale, la speculazione, la disoccupazione e lo sfruttamento di uomini e minori, popoli e risorse; e ancora, la corruzione del potere, il consumismo sfrenato, il nesso tra brutture e degrado; la criminalità e la violenza, gli aborti, i maltrattamenti di vecchi, donne e bambini… L’elenco è lungo e potrebbe essere lunghissimo, avrò sicuramente dimenticato qualche altra voce molto importante o particolare.

Ora accantonate per un momento la realtà ed entrate nel magico mondo dei media, dei poteri, delle ideologie dominanti. I mali dell’umanità cambiano radicalmente, diventano ben altri: sono il razzismo e il nazifascismo, l’omotransfobia e i suoi derivati, il nazionalismo e il sovranismo… Accendete il cervello, mettetevi una mano sulla coscienza e chiedetevi: c’è qualcuno di quei malesseri, concreti o impalpabili, sociali ed economici prima elencati che si può far risalire, anche storicamente o indirettamente, al fascismo e alle fobie che vengono ogni giorno additati come i pericoli più gravi e urgenti? Nessuno, mi pare.

Il discorso vale nell’ambito nazionale, come in quello europeo, occidentale e planetario. I veri mali e pericoli di oggi nascono da situazioni reali, da contraddizioni inevitabili del mondo d’oggi, dai modelli di stato e di sviluppo che hanno prevalso, oppure risalgono alle responsabilità di classi dirigenti, governi e poteri dal ‘45 a oggi, che erano e sono agli antipodi dei mali ideologici additati come i pericoli per il futuro. Non derivano certo da quelle culture di opposizione.

La malasocietà in cui viviamo è governata, da quasi ottant’anni, da un ceto di potere, un establishment che si è sempre posto contro i nazirazzismi e le fobie sopra elencate, anzi si è legittimato proprio perché si opponeva a quei mali ideologici e storici, era per definizione antifascista. Di conseguenza, ritenere che i mali effettivi del nostro presente siano quelli ossessivamente indicati dai poteri, dai media, dal cinema, dagli intellettuali allineati, è pura mistificazione ideologica, è negare la realtà e i suoi veri disastri, è diversione per non farci vedere le cose come stanno realmente; è farci vivere in una bolla falsa e virtuale, dentro un’allucinazione collettiva. Additare quei mali presunti al posto dei mali reali, significa non affrontare i problemi più gravi che la realtà di ogni giorno, di oggi e di sempre, ci pone davanti, addosso, sotto, dentro e sopra di noi. Inseguire i fantasmi dei mali o i loro surrogati, dimenticando quelli reali.

Credo che la Madre di tutte le obiezioni che si possono fare alla Dominazione del nostro tempo e ai suoi canoni di legge e di lettura, sia proprio questa: singoli, famiglie, società, popoli e stati, patiscono mali che non derivano e non dipendono dalla vostra demonologia ed eziologia, non hanno riscontri nella storia passata o nel cosiddetto Male Assoluto; i mali che voi denunciate ogni giorno non c’entrano nulla con le cose di cui soffriamo realmente nella vita di oggi. E ci siamo fermati alle evidenze, ai mali più vistosi e concreti, perché se dovessimo poi fare un salto di piano, e occuparci delle motivazioni, dei valori e dei principi su cui si fonda una società, dagli ambiti più ristretti e privati a quelli più ampi e pubblici, allora il discorso si farebbe, più controverso ma anche più radicale nelle sue conseguenze: i mali del nostro tempo si accompagnano al collasso della civiltà e dei suoi punti di riferimento; siamo nel deserto spirituale e morale, deserto di senso e di destino, di principi e di ideali, prima che di valori. E il deserto produce mostri, allucinazioni, morte.

Gli assetti e i cardini che fondano le civiltà vengono criminalizzati e distrutti perché sono ritenuti portatori di razzismo e suprematismo, nazionalismo e xenofobia, nazismo, fascismo più svariate fobie. E invece sono l’eredità della nostra civiltà sul piano culturale, civico e religioso, quel che si definiscono tradizioni. Che è poi quanto di meno egoistico, particulare, brutale e negativo ci possa essere, perché non riguardano solo un popolo, una nazione, un mondo, e dunque il loro primato esclusivo uber alles, ma investono l’umanità intera, tutti i popoli, tutte le società e le religioni, la condizione umana. E che inducono un individuo a sentirsi parte di una comunità. Poi, certo, si possono usare anche in modo aggressivo e discriminatorio; ma l’abuso di un principio non inficia il suo significato e il suo valore originario e universale. Perché se nel nome dell’amore si commettono stupri, omicidi e violenze, non per questo si condanna l’amore; ma chi ne abusa, lo distorce, lo brutalizza. E lo stesso vale per l’amor patrio, l’amor divino o l’amore paterno e materno, filiale e fraterno.

Insomma siamo entrati nella guerra civile mondiale tra la realtà e la sua mistificazione. Noi siamo e saremo il più possibile, finché è possibile, dalla parte della realtà.

La Verità 

3 replies

  1. Marcellino ti faccio un esempio::il fascismo di Bolsonaro e la deforestazione dell’Amzzonia ti dicono nulla nel rapporto tra fascismo e devastazione del pianeta.Ma a te interessano e ti bastano Dio patria e famiglia.

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  2. Sono incerta se considerarlo minus habens, furbo o in malafede.
    Ma perché scegliere, dopotutto?
    Facciamo TRIAMBI.

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